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Domanda allo psicoterapeuta:


Dottore, mercoledì ho un colloquio di lavoro per un impresa ferroviaria che opera in regione Lombardia. Prima colloquio di gruppo e poi colloquio individuale per la posizione di capotreno. Non so come vestirmi. Sono un tipo serio e laureato e avevo pensato per giacca e cravatta anche perché la divisa ferroviaria è giacca e cravatta. Sbaglio o sarò giudicato come un 30enne molto serio. Avevo pensato anche di andare elegante con un pantalone e una camicia ma non saprei proprio. Mi scuso se la domanda può sembrare stupida ma lavorare in un impresa ferroviaria è stato sempre il mio sogno oltre che una passione. Vorrei dare una buona impressione. Avrei infine un ultima domanda. Se mi chiedessero perché vorrei fare questo lavoro, sarei convincente se dicessi per la passione dei TRENINI?

Risposta del Dott.Zambello: Ma! Forse un po' troppo volutamente infantile per uno che dovrebbe fare il capotreno.
Ci vada vestito in maniera sobria, senza alcun vezzo ma naturale rilassato.
In altre parole: sia se stesso e lasci i "trenini" a casa.
Auguri


Aggiunto: Giugno 20, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno Dott. Zambello,
ho deciso di intraprendere una psicoterapia, perché sento di avere dei nodi irrisolti che mi condizionano in maniera invalidante il presente, a cui non riesco a far fronte "razionalmente".
Inizialmente, era mia intenzione iniziare una psicoterapia cognitivo-comportamentale; ma leggendo un po' di informazioni, ho paura che sia troppo "leggera" per il mio caso (per intenderci, non stiamo parlando di paura di volare o cose simili, ma di un disagio profondamente radicato e che va avanti da anni). Vorrei, quindi, iniziare una psicoterapia dinamica.
Le mie domande sono due:
1. La mia sensazione circa la cognitivo-comportamentale può dirsi corretta?
2. Una psicoterapia ad orientamento junghiano è una psicoterapia dinamica? Potrei trarne giovamento?

Grazie
Cordiali Saluti
Mary

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Mary,
Ho l'impressione che lei abbia fatto un buon lavoro nella ricerca dell'indirizzo terapeutico. Condivido le sue valutazioni sulla psicoterapia cognitivo-comportamentale.
La assicuro che la junghiana ha una base teorica dinamica. Mi permetta di dirle che è la psicodinamica.


Aggiunto: Giugno 4, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dott. Zambello

vorrei riportarle questo episodio abbastanza significativo, chiedendole se possa o meno trattarsi di sincronicità. Ciò che è successo è molto semplice, una notte sognai una persona e il giorno dopo la incontrai. Ora, entrando nel dettaglio, l'episodio mi pare significativo in quanto questa persona, una ragazza, io la conosco solo di vista, so che frequentava il mio stesso liceo e nient'altro. Io non so né che persone né che posti frequenta dato che dopo la fine del liceo (nel 2015) ne ho completamente ignorato l'esistenza, non vedendola neanche in giro. La cosa sorprendente è che già durante il sogno mi ero meravigliato di incontrarla e una volta sveglio dissi ironicamente a me stesso che probabilmente quel giorno l'avrei vista (e così fu). Quella stessa sera, un sabato, arrivo per parcheggiare nella piazza del mio paese e l'unico posto libero si trova di fianco ad un'auto in cui si trova proprio lei.
L'episodio ovviamente mi affascina e mi incuriosisce per cui le chiedo anche: c'è un modo per identificare sempre più spesso questi avvenimenti? C'è un ulteriore libro che io possa leggere in merito ( oltre a "Sincronicità" e "L'io e l'inconscio")? Si è trattato forse di un fenomeno archetipico?

Risposta del Dott.Zambello: Magari si legga anche il mio. Lì qualcosa racconto della sincronicità sia come questa si è manifestata nella mia vita, sia teoricamente, ho scritto. Ma si, credo che ciò che lei racconta possa essere un fenomeno sincronico. Che fare? Lo viva con gioia, come un dono ma, si astenga con tutte le sue forze a volergli dare un significato né a volerlo utilizzare. Sarebbe come voler utilizzare la forza del mare o l'infinito del cielo. Possiamo solo ammirarli con gratitudine.


Aggiunto: Giugno 4, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno Dott. Zambello,
Volevo chiederle un parere su una questione privata: dopo circa due anni di relazione sentimentale, qualsiasi mia storia, pare perdere di interesse per me. Non so come mai ma tutti i ragazzi con cui sono stata il mio massimo di tempo é questo, mese più mese meno. Adesso sta per arrivare il 2° anniversario e nonostante la storia stia procedendo bene, non riesco pienamente a vedere un futuro con il mio compagno. I discorsi su una possibile convivenza futura ci sono, e mmentre da un lato é ciò che vorrei, dall'altro ho pensieri di fuga. Non si tratta di non voler prendersi delle responsabilità ma di vero e proprio calo di interesse, misto a paura che possa andare sempre peggio... Cosa ne pensa? é sintomo di mancanza di amore o può essere invece il punto di svolta, il momento in cui devo 'impegnarmi' e superare questo mio 'limite'? Ho superato i 25 anni quindi dovrei augurarmi una storia seria, no? Non posso continuare con storielle da un paio d'anni e via in eterno... La ringrazio!

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Silvia,
lei mi deve scusare sia per il ritardo con cui le rispondo sia perché sarò generico.
Non la conosco.
L'amore è un sentimento estremamente complesso. Crediamo di conoscerlo e poi ci accorgiamo che ne descriviamo solo una piccola porzione, una piccola facciata di un caleidoscopio.
Non sarò certo io che ho la possibilità di descriverlo in toto. Posso solo dirle che il modo in cui lo viviamo, misura la nostra nostra maturità, la nostra capacità di essere noi stessi.
L'amore infatti richiede due movimenti dell'animo: amare l'altro come se stesso.
Ecco, molto spesso la nostra incapacità di amare l'altro nasce dall'incapacità di amare se stessi.
In psicologia si parla di un comportamento narcisistico, dove il narcisismo non ho quello secondario di un Io super-trofico ma quello di Narciso di Ovidio che non si riconosceva.


Aggiunto: Maggio 30, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Egregio dottore buonasera ....vorrei avere quantomeno un suo consiglio su come fare per combattere la mia maledetta ansia...che s’impossessa di me ogni qualvolta mio figlio (sanissimo) di 4 anni ha qualcosa...da un banale mal di pancia a un livido che ritrovo sulla pelle....comincio ad essere irrazionale e le penso davvero tutte...
Desidererei solo stare tranquilla...o almeno sapere come comportarmi quando mi pervade qst grandissima paura...la ringrazio anticipatamente
(Vorrei solo precisare che sono da sempre così, ma un ricovero improvviso di mio figlio per una malattia poi scopertasi autoimmune mi ha come dire “dato il colpo di grazia”)

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
è sempre difficile, difficilissimo, trovare un comportamento "equilibrato" quando abbiamo a che fare con i nostri bambini. Più piccoli sono, più diventiamo irrazionali, tendiamo a recuperare quel magma di emozioni che hanno a che fare con i nostri bisogni e fantasie più antichi.
Per questo bisogna lavorare su se stessi, capire che quelle emozioni, paure che proiettiamo sul nostro bambino sono nostre. Sono "nuclei", paure che non abbiamo sciolto dentro di noi.
Che fare? E' difficile, abbiamo una solo piccolissima arma contro mastodontiche emozioni ma che può aiutarci e piano, piano farci capire: la volontà.
E' la parte nostra adulta che di "prende cura" del bambino che c'è dentro di noi e lo contiene, lo limita, lo aiuta.
Quando sapremo dare questo, saremo in grado di aiutare in maniera equilibrata gli alti, compreso i nostri bambini.


Aggiunto: Maggio 27, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno Dottore, a breve sarò padre di una bambina... essendo in disaccordo con mia moglie, sul nome da scegliere, abbiamo in fine deciso di affidarci alla sorte, così scritti i nomi che rispettivamente volevamo, su due pezzettini di carta, li abbiamo messi in un sacchetto ed abbiamo chiesto all'altro nostro figlio di 3 anni di pescare un biglietto ... è uscito il nome scelto da mia moglie, Tuttavia a leggere il biglietto sono stato io e così in un primo momento, le Ho comunicato che il nome venuto fuori era Invece quello scelto da me... Purtroppo però dopo qualche istante, la mia coscienza non mi ha permesso di persistere nella menzogna e le ho confessato la verità... Mi chiamo Franco e sono un autista di Import Export e quindi passo tante ore alla guida vedendone davvero di tutti i colori... Dunque, durante il mio turno di lavoro mi capita spesso di assumere atteggiamenti che una "normale" coscienza non tollererebbe, ovvero pongo in essere azioni che mettono a rischio l'incolumità del prossimo, come ad esempio, stringere le biciclette ed i motorini che superano a destra, piuttosto che spaventare i pedoni che attraversano col rosso e altre cose simili ... perché quindi la mia coscienza mi permette di fare tutto questo ed invece non mi ha permesso La banalità di fregare mia moglie dando a mia figlia il nome che avrei voluto? Peraltro, confesso che riesco anche a tradire mia moglie, con altre donne, senza particolari moti dell'anima.. eppure sulla questione nome sono andato in tilt!
Perché?? Grazie

Risposta del Dott.Zambello: Dicevano i latini: " nomina sunt consequentia rerum " , i nomi sono conseguenza delle cose. È evidente che può giocare, alterare tante cose ma non le cose di sua figlia , lei va rispettata per quello che è , come un bene sacro.
Le auguro che lei abbia imparato che la vita di tutti lo è, non la metta a repentaglio mai con stupidi giochi di prepotenza agiti sul suo camion per futili motivi che si possono trasformare in tragedia.
Pensi se un giorno qualcuno giocasse con la vita di sua figlia cosi come lei fa con quei malcapitati.


Aggiunto: Maggio 23, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile Renzo,
seguo da sempre il suo sito internet e volevo da lei un consiglio anche se so che lei ė uno psicoterapeuta psicanalista ma non un comportamentalista. Sono un'insegnante e perchė avevo bisogno di una gentilezza da parte del preside, il preside per premiare anche la mia professionalità me l ha concessa. Ora tra colleghi parlando si è venuta a sapere di questa cosa ed è successo un finimondo perchė questa gentilezza ha suscitato invidia e cosī facendo ho messo il preside in imbarazzo. Ho sbagliato io di troppa ingenuitå ma non era mia intenzione mettere un dirigente in difficoltå dopo che ė stato cosi gentile con me. Domani però c è la festa di fine anno con tutti i docenti e con lui. Non so se andare e come comportarmi. La prego di darmi un consiglio visto che lei è cosī gentile da rispondere a tutti. Grazie Andrea.

Risposta del Dott.Zambello: Ci vada e sia più "normale " possibile. Non faccia accenno a niente e tanto meno tenga alcun atteggiamento di scusa. Metterebbe in imbarazzo il preside. Non deve scusarsi di niente.
Sopporti un po' di invidia dei colleghi, è naturale. Ciò la aiuterà a diventare un po' più tollerante rispetto ai limiti degli altri.


Aggiunto: Maggio 22, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Dottore carissimo,
Dopo 6 anni di terapia inizio ad essere stanca tanto da sentire di volerla saltare qualche settimana. A volte non sento più nessuna urgenza di parlare, è come se non avessi più niente da dire.come se avessi detto tutto e ora mi sento solo tranquilla senza più forti emozioni quando vado in terapia. La mia domanda è se questo significa che inizia la fase conclusiva. Come si fa a capirlo quando arriva?

Risposta del Dott.Zambello: Ricordo cosa mi disse il mio analista dopo sette anni di terapia il giorno che gli proposi di finire la terapia:"Ha ragione, è arrivato il momento di fare sul serio ".
Era chiaro che era provocatorio Ma, non troppo. Da quel momento le cose cambiarono sul serio.
Cosa voglio dire? Che la terapia va chiarita dentro la terapia, tanto più la sua fine.


Aggiunto: Maggio 21, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


salve dottore,
il mio "problema" consiste nel fatto che non riesco a godermi la felicità. Mi spiego meglio con un esempio: desidero vedere una persona, so che questo mi renderà felice ma appena sono in quel momento penso già al dopo, a quando quel momento finirà; finisco così per rovinare le sensazioni istantanee. Quale potrebbe essere la causa? E l'eventuale rimedio?

Risposta del Dott.Zambello: Scrive Leopardi:
...Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia...

Lei lo sa a cosa si riferisce? Al sabato, alla gioia nell'attesa del giorno di festa.
Poi, noia e tristezza.

Perchè? Chiede lei.
Perché c'è, permane un meccanismo di onnipotenza idealizzante del bambino, incapace di vivere piaceri parziali. Il bambino vuole tutto o niente. Ma soprattutto, il bambino, non vive situazioni oggettuali cioè reali ma, idealizzate le quali inevitabilmente, perché sono idealizzate, deluderanno.


Aggiunto: Maggio 15, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Dieci anni fa mi sposo. I miei suoceri, dapprima molto gentili, hanno iniziato ad essere sempre più invadenti. Purtroppo viviamo di fianco, in un appartamento comprato da noi, niente di regalato.
Hanno fatto di tutto per farci lasciare (ma prima del mio arrivo fecero lo stesso con un fratello di lei, finché lui e la moglie decisero di scappare).
Nascono i bambini e i problemi peggiorano.
Invadenze, offese, invitano perfino il figlio a buttarmi fuori di casa perché secondo loro non mi sono integrata con la loro famiglia.
Riesco a farci lasciare, ma per poco, finché decidiamo di andarcene.
Purtroppo la casa è in vendita da ben tre anni senza successo ma ne frattempo io ho iniziato a soffrire di ansia e sono andata in cura da una terapista.
Le mie crisi d'ansia sono causate proprio dal loro atteggiamento. Mi hanno piu volte detto che dovrei morire, che i bambini li vogliono con loro.
Ho iniziato ad aver problemi nell'uscire di casa Perché me li ritrovavo sempre davanti, peggio di due stalker. Ogni volta pretendevano di fermarmi,prendere i bambini, portarli via, portarli in casa anche se per esempio stavamo andando ad una visita ed eravamo in ritardo.
Lo scopo era sempre quello di far vedere che loro comandavano.
Avevo l'ansia a entrare e uscire di casa e lo facevo solo per lo stretto necessiario.
Sembravo in prigione a casa mia.
Si arriva allo sconto, visto che con le buone non c'è stato verso.
Da due anni non ci parliamo più, non rivolgono più la parola nemmeno al figlio e io continuo il mio percorso psicologico perché tutto questo mi ha lasciato una forte ansia, tachicardia e agitazione.
Oggi rientravo coi bambini e per la prima volta incontro loro due insieme davanti a me.
Pensavo avessero la decenza di ignorarmi. Invece mi son venuti dietro e hanno fermato i bambini, facendo come hanno sempre fatto. Io non sono stata salutata né guardata in faccia. In compenso 15minuti a parlare coi bambini come se niente fosse.
Avrei voluto urlare, dire che dopo tutto quello che ci hanno fatto non mi devono mai più fermare...ma i bambini non centrano niente, il grande poi mi guardava preoccupato.
Sono stata zitta ma una volta in casa avrei pianto volentieri.
Per l'ennesiva volta hanno dimostrato che mi insultano quando vogliono e poi a loro piacimento mi fermano, guardano i bambini e mi ignorano.
Tutti i passi avanti che avevo fatto sono svaniti. Son stata ricatapultata indietro, mi è venuta subito una forte ansia.
Mi sono odiata per non aver detto niente, per avergli dato modo di pensare di essere ancora forti, per avergli dato il via per comportarsi cosi anche le prossime volte.
Sono pessima.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
la verità è che situazioni come questa che si è creato tra lei e i suoi ex suoceri sono molto difficili da gestire, per chiunque.
Anche da un punto di vista legale oltre a quello psicologico, sono realtà dove con estrema difficoltà si trova la soluzione.
Credo vi sia un'unica visuale che la potrebbe aiutare un po': i bambini.
Questi hanno comunque bisogno di avere un rapporto con i nonni. Lei non può sottrarli a questo loro bisogno. Forse è in questa ottica che può trovare la modalità meno dolorosa per gestire questa sua situazione.


Aggiunto: Maggio 3, 2018
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