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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile Dottore,
sono in terapia da quasi 2 anni per una malattia genetica da cui sono affetta dalla nascita. Come probabilmente ricorderà dai messaggi che le ho scritto in precedenza, ho intrapreso, su consiglio del terapeuta, un percorso di ricerca dell'origine della mia malattia, sperando poi di riuscire ad accettare di essere deforme, bassa e sterile, con tutte le rinunce che ciò comporta.
Purtroppo nessuno dei medici che ho contattato finora ha saputo dirmi le cause della mia sindrome. Dicono tutti in sostanza che è stato un caso imprevedibile e sfortunato. Non riesco assolutamente ad accettare che sia un caso, il caso non esiste. Voglio sapere perché sono nata sbagliata e di chi è la colpa. Un paio di settimane fa in uno dei momenti di forte crisi che ogni tanto mi prendono, ho deciso di chiamare il mio terapeuta. Volevo assolutamente che mi dicesse lui perché sono nata sbagliata, visto che i medici non hanno una risposta. Mi ha risposto che lui ormai da solo non mi può più aiutare, e vorrebbe che prendessi contatti con uno psichiatra che possa fare una valutazione e, se necessario, prescrivermi farmaci che mi aiutino a uscire da quelli che secondo il terapeuta sono ormai diventati pensieri quasi ossessivi. Io non ho assolutamente intenzione di prendere psicofarmaci perché non sono matta, e questo allo psicologo l'ho detto chiaramente. Voglio solo sapere perché sono nata sbagliata, perché è successo a me e a tutte le altre no, ma nessuno vole o è in grado di rispondermi.
Il terapeuta mi ha dato una specie di aut-aut, ha detto che si potrà continuare la terapia psicologica e la ricerca in merito alla mia sindrome solo dopo o contestualmente all'inizio di una terapia farmacologica, perché al momento sto provando un dolore che va oltre la soglia della mia tollerabilità, ho dei momenti in cui non sono lucida, e a parere suo fare terapia in queste condizioni non è possibile.
Ho paura che, se io continuerò a rifiutare di andare dallo psichiatra lui deciderà di interrompere le sedute e di non prendermi più in carico come paziente. Non voglio che ciò accada ma allo stesso tempo non voglio nemmeno sentir parlare di psichiatra né di psicofarmaci, non ho bisogno di quella robaccia per andare avanti. Se si prendono quei farmaci anche solo una volta poi non si smette più per tutta la vita, come le droghe.
Vorrei anche chiederle cosa lei pensa della teoria della reincarnazione. Pensa che sia possibile che io sia nata con questa patologia per gravi colpe (a me finora sconosciute) che ho commesso nelle mie vite precedenti, e che ora devo pagare? Pensa che eventualmente ci sia un modo per sapere quali sarebbero le mie colpe passate e di porvi rimedio diventando così normale? La ringrazio se vorrà dare seguito a queste mie riflessioni

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Sisifo,
sono d'accordo con la sua terapeuta che lei dovrebbe cercare quanto prima un aiuto farmacologico.
Lei rischia di "fallire" mentalmente.

Guardi solo nel corrente anno quante volte mi ha posto la stessa domanda:
Giugno 23, 2017
Giugno 23, 2017
Maggio 14, 2017
Maggio 7, 2017
Aprile 9, 2017
Aprile 9, 2017
Gennaio 15, 2017

Cerchi di volersi bene e si faccia aiutare.

Buona giornata.


Aggiunto: Novembre 15, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


buongiorno dottore,
sono una donna di 37 anni, fin da bambina ansiosa e spaventata dalle malattie. ricordo ore passate davanti allo specchio o in bagno fin dall'età di 7-8 anni per analizzare denti, occhio, naso, orecchie, misurazioni del battito cardiaco, consistenza di feci, colore dell'urina e chi più ne ha, più ne metta. Con gli anni universitari questa ipocondria si era alquanto ridotta, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per le tante altre distrazioni che quell'età comportava, e mi ero parecchio tranquillizzata. Pochi mesi fa ho subito un delicato intervento ginecologico, per una formazione sospetta per fortuna rivelatasi ancora non invasiva. da quel momento sono precipitata nuovamente nello sconforto, ho sintomi e dolori ovunque, non c'è giorno ed ora o minuto in cui non mi senta in apprensione per una malattia, pronta a sentire una sentenza di morte per ogni sintomo rappresentato al medico di famiglia o al chirurgo che mi ha operata. sono confusa, non so più distinguere ciò che è un fastidio organico e che necessita approfondimento e ciò che è frutto delle mie paure, che peraltro però prima o poi finiscono per accompagnarsi a sintomi tangibili (gonfiori, arrossamenti, dolori, pruriti)... sono davvero avvilita, le alternative sono, da una parte trascurare tutto sperando che nulla di cio' che sento sia pericoloso o grave, o dall'altra sottopormi ad una specie di "autopsia" da viva di tutti gli organi, cosa che peraltro non scongiura del tutto pericoli per la salute e che anzi mi esporrebbe a un sovratrattamento (il medico di famiglia mi ha ironicamente detto che "chi cerca, trova"...) Non so davvero cosa fare, vorrei tanto che la mia "centrale di controllo" si rimettesse in linea, capace di distinguere i "codici rossi" dagli altri, innocui sintomi... Capisco che la situazione è complicata, ma gradirei, dottore, un suo parere in merito. La mia vita sta diventando un inferno... :!cry:
la ringrazio per quanto potrà indicarmi, rinnovandole la mia stima.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Adelina,
credo lei abbia visto il mio video sull'ipocondria. Come dico lì, credo che il suo disagio sia veramente fastidioso e limitante.
Cosa fare? Si faccia dare una mano con una psicoterapia, meglio se dinamica.


Aggiunto: Novembre 15, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno Dottore,
Cosa ne pensa dei deficit di attenzione nei bambini di 6/7anni?
Ho un figlio che frequenta la seconda elementare e fin dal primo anno le maestre non fanno che ripeterci che a scuola è molto bravo (media del 9) ma con lui è faticoso lavorare. Si distrae, perde facilmente l'attenzione, gioca con gomme e matite durante i compiti.
Ormai sono angosciata dagli incontri con le maestre che non si soffermano mai a parlare del fatto che il bambino prende solo 9/10 (questo non viene nemmeno menzionato) ma ci parlano solo dell'aspetto attenzione.
A inizio anno è stata fatta un relazione sulla classe in cui si evidenziava questo problema generale. Scarso livello di attenzione, concentrazione, maturità.
Ieri ennesimo colloquio da cui esco demoralizzata. Il bambino viene continuamente sgridato a casa (stai fermo,non saltare, stai tranquillo,fai compiti,sbrigati) e a scuola (stai attento, smettila, muoviti,siediti) e comincio a pensare che stiamo un po' esagerando.
Il bambino compie 7 anni domani quindi a confronto dei compagni nati a gennaio diciamo che c'è davvero un anno di differenza.
Tra l'altro ieri parlando con la mamma di un suo compagno ho scoperto che le stesse identiche parole sono state riservate anche a suo figlio, consigliando per altro di rivolgersi allo sportello di ascolto alle famiglie che c'è nella scuola.
Stessa cosa per noi e altri 3bambini.
Considerando che in classe sono 20, di cui due seguiti da maestre di sostegno, uno indirizzato ad un neuropsichiatra e questi 5 verso lo sportello di ascolto fanno esattamente 8 bambini. Mi sembrano tanti.
Ho pensato anche a bambini adhd ma credo che questo si noterebbe anche in altri contesti. Invece fa sport normalmente, va al cinema e segue senza problemi, legge libri ecc ecc
Le chiedo aiuto Dottore per capire se secondo lei mi devo allarmare e correre ai ripare, se le maestre chiedono troppo, se secondo lei è normale.
Insomma una parola da chi sicuramente è distaccato e mi può mostrare anche la sua opinione. Grazie tantissime davvero.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
non conosco suo figlio ma da quello che lei dice, tendo a pensare che sia un bambino molto intelligente che si annoia.
L'unica cosa che mi sento di consigliarle è di fargli fare le cose che gli piacciono. Non importa se in un gioco o nello studio. L'importante è che "scarichi" le tante energie che ha.
Ma soprattutto, lo medicalizzi il meno possibile e mai, mai, farmaci di alcun tipo.


Aggiunto: Novembre 15, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno, Dottore. Le scrivo in merito a un problema di insonnia che mi affligge pervicacemente da due anni, nonostante il ricorso a diversi ipnotici e ansiolitici, che si sono dimostrati solo parzialmente efficaci. Poco dopo l’insorgenza dell’insonnia - ma non a causa di essa - ho iniziato una psicoanalisi che continua tuttora. Normalmente non ho problemi ad addormentarmi, ma mi risveglio ripetutamente e nell’insieme non dormo quasi mai più di 5/6 ore. Aggiungo che da diversi mesi non ricordo praticamente mai i sogni che faccio, benchè sia consapevole di sognare. Nell’ultima seduta la mia psicoterapeuta mi ha consigliato di cercare di risolvere farmacologicamente il problema, ma io sono scettica, dato che ho già provato quattro farmaci diversi (Minias, Halcyon, Sonirem e Xanax).
Vi è poi un particolare curioso, a margine di tutto ciò. Sono divorziata e vivo coi miei figli, ma un paio di giorni alla settimana li trascorro col mio compagno. Quando sono con lui mi addormento con estrema facilità fra le sue braccia, ma appena ci stacchiamo e sento che lui si è addormentato, all’istante mi sale l’ansia e mi ridesto.
Mi rendo conto che con questi pochi elementi è difficile dare un parere, ma mi piacerebbe avere una sua impressione, un suo commento o suggerimento.
Grazie per l’eventuale risposta.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
premesso che lei non è più una bambina , né una adolescente che per motivi fisiologici hanno bisogno di dormire molto, cinque sei ore a notte è già una quantità di sonno che può essere sufficiente.
E' chiaro che dipende da persona a persona ma, lei sembra alludere alla convinzione che alla fine si tratta di un bisogno affettivo frustrato.
Se così fosse non c'è farmaco che possa compensare quel bisogno. Bisognerà che lei lo affronti su un piano diverso e la psicoterapia mi sembra uno di questi.
Buona giornata.


Aggiunto: Novembre 12, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottore. Ho 26 anni e soffro di una patologia cronica borderline ormai da 7/8. Ho una terapeuta che crede che io ce la possa fare a crescere e a diventare adulto. Mi ha anche detto in confidenza che per arrivare alla serenità è stato anche per lei lungo e doloroso. Lei crede che da queste situazioni si possa uscire? Ora come ora mi sembra impossibile. Non riesco a godere di nulla. Cosa ne pensa lei? Mi sento stanco e scoraggiato, come se questo male mi avese tolto tutto fino a farmi diventare il fantasma di me stesso. E' davvero un incubo sembra.

Risposta del Dott.Zambello: Signor Marco,
non la conosco, pertanto non posso certo farle una prognosi.
Posso dirle con una buona certezza terapeutica che da situazioni che lei definisce "bordeline" è possibile uscire, star meglio.
Auguri.


Aggiunto: Novembre 8, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


IO DEVO SUBIRE UNA RINOSETTOPLASTICA A BREVE POICHE' IN LISTA DI ATTESA ORMAI DA TRE ANNI MA PURTROPPO DUE ANNI FA HO AVUTO UNA DEPRESSIONE CURATA CON 2 COMPRESSE DI SEREUPIN PER UN TOTALE DI 40 mg. FORTUNATAMENTE STO MEGLIO ED HO COMINCIATO A SCALARE DA MARZO DI QUEST ANNO ARRIVANDO AD OGGI AD ASSUMERE 12,5 mg. DI SEREUPIN. POSSO ESSERE OPERATA SENZA SUBIRE DANNI COLLATERALI O SECONDO LEI E' MEGLIO AFFRNTARE L INTERVENTO SENZA ULTERIORI FARMACI?
LA RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE, SONO UNA DONNA DI 53 ANNI SANA

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
Lei deve anzitutto accordarsi con i medici che la opereranno. In particolare con l'anestesista.
Personalmente penso lei dovrebbe continuare la terapia farmacologica fino a dopo l'intervento. Dopo due, tre mesi da questo, lei potrà valutare la possibilità di interrompere.
Auguri.


Aggiunto: Ottobre 30, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera Dottore volevo ringraziarla per il lavoro che lei ci fa e ci dà attraverso domande e risposte sempre attento alle risorse umane e alle esigenze della persona Grazie ancora

Risposta del Dott.Zambello: Grazie a lei di seguirmi.


Aggiunto: Ottobre 25, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottor Zambello,
Son un ragazzo di 37 anni, a 20 anni ho iniziato un percorso con uno psicologo fino ai 30, dopo di che i miei genitori, visto i risultati che non arrivavano, si sono rivolti al centro di salute mentale della città e lì la psichiatra ha detto che ho una psicosi tendente al negativo, mi ha prescritto una terapia farmacologica a base di olanzapina da 10mg da prendere una volta al giorno fino a qualche mese fa, in cui dall'olanzapina siamo passati all' Invega da 6mg, sempre una volta al giorno. Volevo chiederle se è normale prendere psicofarmaci per un periodo di tempo così lungo, non fanno male a lungo andare? Un giorno potrò smettere di prenderli? E' un supplizio! Inoltre con la psichiatra non ci sono colloqui come li avevo con lo psicologo e mi mancano. Con lui mi sentivo capito, era l'unica persona importante della mia vita, pensi, addirittura più importante dei miei genitori. L'ho sempre considerato come una sorta di maestro, glielo anche detto, e io il suo discepolo. Con la psichiatra tutto questo non c'è, sa solo dare farmaci, e per me è davvero una sofferenza. Anche con lo psicologo "soffrivo", per via del setting, ma in quel caso faceva parte di un percorso, aveva una logica, che accettavo, perché sapevo che lo psicologo si comportava così per il mio bene, e il suo, anche se sul momento non lo capivo e mi sentivo non accettato da lui, ma il rapporto era strutturato in quel modo, c'erano delle regole che io avevo imparato ad accettare. Che bei tempi! Adesso tutto questo è svanito, inghiotto una pastiglia e... Quando finirà tutto questo? La ringrazio per lo spazio dedicato, aspetto una sua risposta.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signore, la risposta ai sui disagi evidentemente non poteva essere solo psicoterapeutica. E' verosimile che in lei vi sia una base organica. E' chiaro che non può essere neanche solo farmacologica. Lei ha bisogno di un supporto psicologico e farmacologico. Chieda a suo padre, alla Dott.ssa, a chi può decidere di riprendere la psicoterapia, senza abbandonare la terapia farmacologica.


Aggiunto: Luglio 30, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Caro dr. Zambello

Le scrivo questa domanda, perché ho letto sul suo sito, che si occupa anche di eiaculazione precoce, un disturbo di cui soffro ma non seguo nessuna cura specifica, anche se, casualmente, ho scoperto che fumando mariuana e i suoi derivati, questo disturbo è scomparso. Pensi, adesso faccio l'amore anche per più di mezzora abbondante, con piena soddisfazione della mia compagna, ma ovviamente, come potrà intuire, non penso che la mariuana sia la soluzione, sia perché è illegale, e sia perché rimane pur sempre una droga, e fa male. Volevo sapere, se il mio disturbo, visto che l'ho risolto in questo modo, si possa escludere una causa organica mentre invece è da ricercare la causa a livello psicologico. Grazie per la sua attenzione. Arrivederci

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Domenico,
non ho alcuna esperienza sull' utilizzo della marijuana.
Tendo a pensare che sia semplicemente per lo stato un po' alterato di coscienza che questa provoca, distaccando il soggetto dai "cortocircuiti" mentali che sono nella stragrande maggioranza dei casi la vera causa della eiaculazione precoce.


Aggiunto: Luglio 24, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera dottore, rieccomi qua, si ricorda di me?Le avevo chiesto dei consigli su cosa fare con la mia fidanzata che volevo lasciare ma non avevo il coraggio, perché lei(la mia fidanzata) mi aveva minacciato che se l'avessi lasciata si sarebbe fatta venire un esaurimento, e quindi rimanevo legato a lei anche se non l'amavo. Beh, dopo l'ultima risposta che mi ha dato lei dottore, dove mi aveva consigliato di allontanarla perché io ero un "narcisista pericoloso", è scattato qualcosa, mi sono fatto forza, e le ho scritto un messaggio dicendo di non cercarmi più. All'inizio mi tempestava di messaggi via via diminuendo. So che sta bene, ma non si è rifidanzata. Per fortuna non convivevamo, quindi è stato relativamente facile chiudere il rapporto. Per quanto riguarda me, vorrei entrare in convento e farmi frate, ho chiuso con la vita, non sopporto di far soffrire le persone e di illuderle in questo modo. Cosa ne pensa?

Risposta del Dott.Zambello: La scelta religiosa, soprattutto all'interno di Ordini cattolici, richiede a monte un sufficiente equilibrio affettivo.
Pensare di utilizzare la struttura religiosa ai fini di compensare delle proprie difficoltà è una ingenuità che può costare cara.
Purtroppo le istituzioni religiose sono poco attente alla formazione della personalità, concentrate come sono sulle problematiche della morale e religiose.
Faccia prima una bella analisi per almeno 5-7 anni e poi, decide.


Aggiunto: Luglio 18, 2017
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