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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera Dott.Zambello.
37anni e figlia di genitori separati da 25anni. Ho un padre che, pur essendo uno stimato professionista, in casa era, nei miei ricordi di bambina, un pazzo.
Stava in casa settimane senza parlarci, quando stavano divorziando mi svegliava in piena notte per, a suo dire, parlare e dirmi quanto mia madre fosse una poco di buono.
Una volta separati mi trascinava in piena notte in giro x la città al pedinamento di mia madre.
Non gli sono mai andata bene. I miei studi non gli andavano bene. Ho scelto una facoltà universitaria solo per cercare di compiacerlo ma dopo due anni ho abbandonato gli studi per andare a lavorare e non dipendere piu da nessuno.
Non ho mai smesso di lavorare e ora ho un compagno e due bambine.
Ogni volta che ci viene a trovare per me è un incubo, mi critica in tutto a volte anche umiliandomi senza nemmeno rendersene conto.
Critica quello che guardo in tv, entra in casa e mi dice di spegnerla, critif

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Valentina,
mi sembra che lei abbia già concesso troppo alla follia di suo padre.
Lo chiuda fuori dalla sua porta. E, se questo per "mille motivi" non si può fare, lo chiuda fuori dalla sua mente, dal suo cuore. Non dedichi troppo tempo a pensarci, non lo merita. Pensi che ha davanti una vita da vivere. Lo dimentichi.


Aggiunto: Febbraio 23, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Egregio Dott.Zambello,
sono un ragazzo di 26. Le cose che dirle e chiederle sono molte. Parto dal presente, mi trovo in condizione di insoddisfazione quasi totale della mia vita: per una serie di motivi non stimo/sopporto e provo affetto per i miei familiari (madre, padre e fratello), penso di non essere in grado amare (non sono mai riuscito ad instaurare una vera relazione affettiva con una ragazza), sto finendo gli studi con quasi nessun entusiasmo e voglia di fare.
Ritengo di essere stato un persona sensibile (adesso sono più cinico e distaccato), tendente ad appoggiarsi ad altri (ora non più?)
Credo che alla base di tutto ci sia un certa dipendenza all' autoerotitismo (spesso attraverso la pornografia), pratica che ho iniziato a mettere in atto in maniera forse compulsiva già da molto piccolo (intorno ai 6-7 anni) e che ora pratico sopratutto quando mi sento giù anche se so che non mi aiuta.
Vorrei stare meglio e fare chiarezza su di me.
Le chiedo un consiglio su quale strada intraprendere.
Grazie

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signor Davide, la capacità, possibilità di amare gli altri è una strada lunga e per niente scontata. Nemmeno rispetto i familiari. Questa constatazione esclude gli atteggiamenti primari, quelli del bambino che vuole bene alla mamma e chi gli sta intorno. In realtà quell'amore è un amore funsionale. Il bambino confonde se stesso con la mamma, con gli altri. Molte volte, al di là della comprensione intellettiva, la difficoltà affettiva permane anche in età adulta.
Non è il caso suo.
Lei si è "separato" dai genitori e poi forse anche dagli amici adolescenziali ma, si sente freddo e demotivato. Affettivamente staccato da tutto e tutti.
Vede Davide la strada da seguire è una sola: amare se stesso. Se lei non si ama, e per armarsi ha bisogno di conoscersi, se non avviene ciò, non può amare nessuno.
Certo, nell'autoerotismo lei non si ama: spreca se stesso.
Come fare?
Questo dipende da lei, dai suoi interessi, capacità, possibilità.
Legga, vada a vedere dei bei film, studi filosofia. Si nutra di arte. Mediti, preghi.
E non ultimo, chieda aiuto a un psicoterapeuta dinamico.


Aggiunto: Febbraio 3, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottore,
le vorrei chiedere come si svolge e cosa succede nell’ultima seduta di terapia. Sono in terapia da 6 anni e questo appuntamento mi sconvolge. E se dovessi crollare in un pianto? E se dopo non dovessi farcela? Grazie

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Vincenza,
non c'è un modo prestabilito per salutarsi nell'ultima seduta.
Ogni terapeuta ha un suo modo e, ogni relazione si chiude con una modalità che è il risultato dei due.
Ma, c'è una realtà che deve essere chiara: la terapia finisce
Certo, è un lutto ma questo va vissuto nella sua realtà.
Solo con l'elaborazione del lutto, possiamo andare oltre e percorrere la nostra strada. Questo è il fine della terapia.


Aggiunto: Febbraio 2, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore, sono una donna di 48 anni. Soffro di disturbo bipolare da molti anni e vivo una situazione familiare particolarmente frustrante. Dopo un lungo percorso psicoanalitico, mi sono resa conto di essere completamente anaffettiva e centrata su me stessa...non sento amore o affetto per nessuno. La mia anima e' un deserto. E' vuota. Sento soltanto, sul piano vitale, i morsi della depressione profonda, del dolore d'esistere oppure della grande euforia, in quelli che io chiamo i periodi SI...per il resto, uso le persone per sentirmi indispensabile. Meravigliosa. Per farmi adorare. Le mie relazioni umane finiscono qui.
Da un po' di tempo in qua, sto coltivando la fantasia di scomparire per sempre...non esserci piu'. La morte, ovviamente, sarebbe la soluzione perfetta. Ma siccome non ho il coraggio di uccidermi, sto contattando delle agenzie online per la sparizione che non lasci tracce...la vita mi annoia. Profondamente. Non ha stimoli. Non ha piacere. Non ha niente, e' un piattume grigio e spento nel quale, sinceramente, sento di non avere piu' posto e piu' tempo...ha senso continuare cosi'?...e lei crede che mollare tutto e ricominciare una vita nuova, magari dall'altra parte del mondo, possa essere una soluzione da prendere in considerazione?...che possa, in qualche modo, portare una sferzata di vitalita' nel grigiore mortifero in cui vivo e nel quale (adesso lo so) sono sempre vissuta?...grazie della sua attenzione.
Angela

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Angela,
conosco il dolore che è espresso della anaffettività e conosco le tentazioni nichiliste. Penso di conoscere anche bene le tentazioni alla fuga. Queste, quando agite, moltiplicano il dolore. Ma, non ho una risposta né una promessa da farle.
Posso solo aiutarla a vedere che non è vero che in lei tutto si sia appiattito.
Se fosse così, perché mai mi scriverebbe?
Si aggrappi a questo residuo di "speranza" interna e lotti. Ce la può fare.


Aggiunto: Gennaio 30, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


egregio dottore sono una decina d anni che lotto contro un blocco della libido, ho fatto terapia di tutto ma niente, quello che non capisco e' il fatto che mi toglie anche emotivita perche'questo sto letteralmente spegnendomi risultato grave depressione non posso vivere cosi.....mi dica qualcosa lei dicono che queste forme sono resistenti a qualsiasi terapia....aiuto tanti saluti

Risposta del Dott.Zambello: Signor Tony,
Io non le posso dare niente. Come potrei?
Mi chiedo se lei non cerchi "nel posto sbagliato ".


Aggiunto: Gennaio 22, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Salve,
Sono in psicoterapia da ormai 3 anni e non vedo ad oggi molti benefici..avevo provato con una psicoterapeuta che non aveva minimamente capito il problema quindi mi ero spostata su questa da cui sono in cura e con cui mi trovo bene ma non sento grande giovamento anzi mi sento sempre più triste e arrabbiata... la mia psicoterapeuta dice che è normale perchè stiamo facendo “crollare” tutti i muri e le convinzioni/modi di fare e pensare errati che spesso erano proiezioni dei miei genitori..avrei piacere di sentire anche un suo parere.

Grazie

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Eva,
che le devo dire? Credo che lei non sia mai contenta, che si aspetti, come una bambina, che avvenga una "cosa" meravigliosa, risolutiva. Non puo' avvenire e non avverrà mai.
Su questo piano, forse, lei dovrà ancora lavorare su se stessa: .Abbandonare l'idea che c'è qualcosa di perfetto.
Buona serata.


Aggiunto: Gennaio 22, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottore,
vorrei un consiglio riguardo un ragazzo che mi sta a cuore. Il ragazzo ha 25 anni e fin dal liceo ha manifestato scarso impegno nello studio insieme ad un atteggiamento molto apatico verso le relazioni familiari e umane in genere. Dopo il liceo si è iscritto a ingegneria, ma non è riuscito ad affrontarla, in quanto, cosa a me poco chiara, non riesce a portare a termine alcun tipo di impegno nello studio. Personalmente ho provato a trattenermi con lui, a parlargli ed ho capito di trovarmi di fronte a una persona sensibile che tuttavia sembra come aver spento un tasto di attivazione interiore. Non appena ci sono minime difficoltà o impedimenti lui rientra nel suo guscio e si arrende. Ultimamente ha lasciato l' università e non è stato possibile nemmeno avviarlo verso un qualsiasi tipo di lavoro. Trascorre la maggior parte del tempo in casa, tra PC, TV ed ha pochi amici con i quali non sempre si sente. I genitori gli hanno proposto uno psicologo ma dopo le prime sedute lui si è rifiutato di continuarle. Il dottore, da quanto riferitomi, non ha insistito più di tanto ed ora il ragazzo si ritrova più solo di prima. Mi scusi ma è normale che uno psicologo titolato, con un notevole curriculum vitae, non entri in sintonia con il suo paziente e che dichiari di non essere riuscito a capire che cosa abbia? Le chiedo questo proprio in virtù di ciò che lei ha scritto nei suoi articoli, in cui riflette su quanto sia importante l' approccio junghiano e su quanto sia prezioso instaurare una sorta di dialogo con l' anima del paziente Sono rimasta perplessa dal fatto che uno psicologo abbia mollato così immediatamente una situazione di certo non semplice e vorrei comunque capire come poter aiutare questo ragazzo molto profondo, ma che rischia di sprofondare nella depressione più nera. Nel frattempo la ringrazio in anticipo per l' attenzione dedicatami.

Cordialmente
Valeria

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Valeria,
non so proprio come si potrebbe aiutare il suo amico, non lo conosco. Nel suo racconto però vi sono alcune inesattezze, oppure sono accadute situazioni che non corrette.
Uno Psicologo non può prendere in terapia un paziente. Lo può fare uno Psicoterapeuta. Credo comunque che la persona che ha incontrato il suo amico fosse unno Psicoterapeuta e lei si sia sbagliata. A "naso" penso che il suo amico avrebbe bisogno anche di una terapia farmacologica.
Ma, sono solo supposizioni, non lo conosco.


Aggiunto: Gennaio 21, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Mi chiamo Luca e da poco sto lavorando nella pubblica amministrazione. Supplenze saltuarie nelle scuole ma felice anche per queste briciole cosī come le definiscono mia mamma e mia sorella. Mi creda che anche delle briciole sono felice perchė fuori di casa sto respirando aria pulita. Eppure ogni sera chiamo a casa mamma e sorella per assicurarli che la giornata ė andata bene. E loro anche a telefono a sputarmi addosso le loro negatività e la mia precarietà lavorativa tant'ė che ho spento il telefono. Voi potete pensare che una mamma si preoccupi del futuro del proprio figlio ma non ė cosī perchė ė sempre stata una mamma che ha visto in me il marito mancante.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signor Luca,
spenga il telefono. Recuperi la sua vita. La viva. Lasci perdere, rinunci alla comprensione di sua madre. Non l'avrà mai la comprensione di sua madre ma, potrà cominciare ad essere se stesso.
Se saprà farlo, alla fine saprà anche perdonarla.


Aggiunto: Gennaio 18, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


salve sono marco e ho 20 anni.
le scrivo perché ho seri problemi legati alla mia sessualità, alle relazioni sociali e familiari, con me stesso.
non godo di positività e nemmeno di autostima, probabilmente perché vivo in una famiglia che vede tutto nero da quando persi mia madre, una decina di anni fa. da allora vivo insieme ai miei fratelli con mia nonna materna e mia zia. questo ha causato un allontanamento da mio padre nonostante ci veda tutti i giorni.
non ho molti amici e ho difficoltà ad istaurare nuove amicizie. me ne sto accorgendo ora che frequento l'università. non ho scopi, progetti per la vita e nemmeno passioni. penso proprio che le scelte che faccia sono tutte comandate dalla negatività e dalla pigrizia. questo mi rende mediocre in tutto.
ho rapporti omosessuali da tempo ormai ma sogno di avere una ragazza. di rado però ho attrazione per l'altro sesso.
tutte le buone intenzioni svaniscono sempre dopo aver costruito castelli immaginari dove tutto va bene.
so che per risolvere i miei problemi dovrei rivolgermi ad un professionista e non online ma di questo mio malessere non voglio che la mia famiglia lo venga a sapere e soprattutto non vivo in una florida situazione economica da potermi permettere di pagare un professionista di tasca mia. la ringrazio anticipatamente e spero di ricevere qualche consiglio. cordiali saluti

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signor Marco,
credo invece che lei debba fare tutto ciò che le è possibile per star bene.
Se pensa di non riuscire a pagarsi un terapeuta, veda se nella sua Università c'è uno sportello psicologico o anche un coaching.
Se non ci fosse niente, vada dal suo medico di base e gliene parli. Si faccia prescrivere una terapia antidepressiva.
Insomma, faccia qualcosa, non rinunci e vedrà che poi crescendo, le ritornerà come forza.


Aggiunto: Gennaio 18, 2018
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dott. Zambello,
le scrivo per metterla al corrente del fatto che finalmente dopo 10 mesi di ricerca so per certo che se sono affetta da una malattia genetica che mi ha resa deforme, quasi sorda e sterile la colpa è di uno dei miei genitori, senza nessuna possibilità di errore. Grazie alla costanza del mio terapeuta e a una endocrinologa di mia conoscenza sono riuscita a contattare un genetista esperto della mia patologia, l'unico dei tanti specialisti a cui mi sono rivolta che finalmente abbia voluto visionare un mio referto citogenetico. Cariotipo alla mano mi ha chiaramente risposto che l'origine è senza dubbio materna o paterna. Per dirla in parole semplici, uno dei miei genitori ha prodotto un gamete i cui cromosomi sessuali erano anomali e da cui poi sono nata io, un essere altrettanto anormale. Come vede,non sono pazza né tanto meno deliravo. Una causa per la mia malattia c'è ed è chiara, non è stato un caso. Così come c'è un colpevole certo. Per 25 anni nessuno dei tanti medici che mi ha avuta in cura si è mai premurato di dirmi quale fosse l'origine della mia malattia, il momento in cui è avvenuto l'errore genetico. Così mi ero fatta l'idea (scientificamente possibile ma nel mio caso errata) che l'anomalia potesse essere insorta dopo il mio concepimento, e ho pensato che la colpa di essere nata sbagliata fosse mia. Adesso che so la verità l'unica cosa che mi resta da fare sono ulteriori test genetici per stabilire definitivamente quale dei miei genitori sia il responsabile. E poi fargliela pagare.

Risposta del Dott.Zambello: Vedo che il delirio continua.
Auguri


Aggiunto: Gennaio 11, 2018
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Medico psicoterapeuta e psicoanalista

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