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Domanda allo psicoterapeuta:


Dottore lei è per me fonte di ispirazione da molto tempo volevo chiederle un parere personale, poco fa ho visto un filmato di un servizio del 2011 del programma Presa Diretta riguardante l'ospedale psichiatrico di Aversa e ne sono rimasto sconvolto. Lei pensa che tanta gente innocente venga internata ingiustamente?

Risposta del Dott.Zambello: Ma no, le cose sono ben diverse da quando c'erano gli Ospedali Psichiatrici.
Ora tutto è molto più attento ai diritti dei pazienti. Non si fanno più terapie dure quali la lobotomiae non si limitano più le libertà del paziente se non per brevi periodi. Purtroppo mancano o sono gravemente insufficienti i servizi sul territorio.


Aggiunto: Aprile 19, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


dottore una avrei una domanda. Si può essere invidiosi dell'onestà altrui, dei modi educati e gentili di una persona?

Aggiunto: Aprile 16, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Il desiderio di poter avere figli non ha nulla a che fare con l'essere o meno una donna, e non devo spiegarle il perché. Qualsiasi essere, umano o animale che sia, sente il desiderio di riprodursi, sia esso maschio o femmina.
Il mio desiderio di essere una donna, di poter avere una gravidanza, non fa di me una donna. Non è così che funziona, per essere una donna ci vogliono dei requisiti bioologici e genetici specifici che io non possiedo. Altrimenti i medici, compreso lei visto che è medico, non mi avrebbero classificata come intersessuale.
Mi piacerebbe poter andare a cavallo, ma ho dei limiti fisici in ragione i quali mi hanno sempre impedito di poter fare equitazione. Per questo motivo non posso certo dire che sono una fantina (ammesso e non concesso che esista il femminile del termine "fantino").
Mi piacerebbe poter praticare la boxe o ancora meglio le arti marziali miste, per poter finalmente ammazzare di botte quelle troie delle donne senza finire in galera. Però ho dei limiti fisici per i quali nessun medico mi farebbe mai un certificato di idoneità atto a praticare uno sport del genere. Per questo motivo non posso certo definirmi pugile, solo per il desiderio di andare ad ammazzare una su un ring.
Allo stesso modo, non posso essere definita donna, perché non possiedo i requisiti fisici minimi per esserlo. Con buona pace di tutti i pronomi.

Risposta del Dott.Zambello: Amen.


Aggiunto: Aprile 15, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore, gliela posso chiedere una cosa?
Perché lei continua a riferirsi a me chiamandomi "signora" e usando il femminile?
Io parlo di me al femminile perché è quello il sesso che mi è stato assegnato per convenzione, dato che è quello a cui le mie caratteristiche morfologiche più si avvicinano.Anzi, mi sono state imposte, tramite terapie ormonali. caratteristiche femminili (seno, Fianchi arrotondati, sviluppo della vagina) che normalmente non avrei.
Eppure, nonostante questo non sono una donna, e lei lo sa bene.
Non uso gli asterischi, come fa chi non vuole identificarsi, o essere identificato in nessuno dei due generi, perché trovo che complichino molto la comprensione e poi non possono essere pronuciati,ma se ci fosse, nella nostra lingua, un pronome neutro probabilmente è quello che userei.
Comunque il punto è: lei perché mi chiama "signora"?
Lo chiedo senza polemica, giuro.
O lei non ha capito ancora quale sia la mia patologia (il che sarebbe assolutamente comprensibile,non l'ho mai esplicitamente menzionata) quindi mi ritiene erroneamente una donna;
oppure ha capito benissimo che razza di schifo io sono ma, per qualche ragione che ignoro, non crede nella definizione di intersessualità ed è convinto che le persone non possano che essere o uomini o donne.
Quale delle due?
Altra cosa: come mai voi medici dite che una persona è ciò che sente di essere, alcuni di voi mi dicono che sono una donna lo stesso e bla bla bla... E poi invece fate degli studi, scrivete articoli dove sostenete che quelli affetti da tutta una serie di patologie, tra cui la mia, sono intersessuali?
Non è ammissibile. Non potete dire una cosa ai pazienti e poi invece, nei vostri articoli, sostenere l'esatto contrario. Capisce che è una cosa talmente destabilizzante che non se ne viene più fuori? Se la comunità scientifica ha deciso che Sisifo, in quanto persona affetta dalla patologia X,è intersessuale allora perché i medici non me lo hanno detto? Perché mi dicono il contrario. Io non mi fido dei medici e forse nemmeno di lei...lei cosa ne pensa in proposito?

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
lei complica le cose, più di quanto già lo siano. Intanto le assicuro che per quanto tardo io sia, ho capito di cosa lei soffre. Così come, le dicevo l'altra volta, ho capito che lei scrive molto bene.
Detto ciò, anche in questa situazione da lei creata, mi attengo alla realtà: ci sono due aggettivi per definire il sesso di una persona: maschio e femmina, e due pronomi per identificarli: lui è lei. Non ho altre possibilità. Non me le invento.
Ma c'è un motivo più forte che mi obbliga a chiamarla Signora ed è che lei si sente donna, vorrebbe essere madre.
Chi sono io per non riconoscere questo suo desiderio?
Poi la vita, la biologia, mette dei limiti, li accetto, come ho accettato i miei e come tutti i giorni vedo gente che fatica per accettare i loro. Così è la vita è io ho imparato accettandola ad amarla anche se so, riconosco il limite più grande: la morte.


Aggiunto: Aprile 15, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile Dottor Zambello deve essere sincero con me, ma soffrire per tanti anni di insonnia porta ad avere tumori?

Risposta del Dott.Zambello: Non credo, Andreotti ne ha sofferto per una vita ed è morto a 94 anni


Aggiunto: Aprile 13, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,
ma guardi che lo so benissimo che lei mi legge da anni. però bisogna mettere un punto su cosa voglia dire "scrivere" e "scrivere bene".
Sa meglio di me che scrivere una mail, un post su facebook, o anche scrivere a lei è una cosa.
Scrivere una storia, un racconto, o addirittura un romanzo e scriverlo bene, beh quello è tutto un altro mondo. C'è una bella differenza tra la narrativa e gli altri tipi di scrittura, e non c'è bisogno che gliela spieghi io. Per questo dicevo che lei non può sapere se scrivo bene o no. Anche se mi legge da anni.
Detto ciò, il punto del mio post era un altro: come fa a dire che io ho incontrato persone pazze e che ho ignorato la loro follia? Non glielo chiedo con rabbia è solo che la sua affermazione mi ha stupita. Cioè nella mia vita ho incontrato persone affette da varie malattie fisiche più o meno gravi. Come tutti. Cioè un po' più spesso di "tutti", a dire il vero, ma vabbè. Ma di pazzi non ne ho mai incontrati, al massimo qualche persona con esaurimento nervoso o depressione, ma di certo non è follia. Mi creda,in quanto borderline, l'unica pazza con cui ho mai avuto a che fare nei miei 35 anni di vita, sono io.

Risposta del Dott.Zambello: Cara Signora,
è vero la leggo da tanti anni, e so di cosa è arrabbiata. Ma capisco che non mi ha letto lei e non è certo una grande mancanza, solo che facciamo fatica a capirci.
Ho scritto numerosi articoli sulla follia e, me lo permetta anche un libretto per raccontare la mia follia.
Con questo chiudo questa conversazione.
Alla prossima.


Aggiunto: Aprile 10, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Se lei fosse il mio terapeuta le avrei già mangiato la faccia dicendole una cosa del tipo "lei ha mai letto uno dei miei racconti? No. E allora come cazzo fa a dire che scrivo bene?". Io non scrivo affatto bene, ma questo lei non può saperlo.
Vede? Detesto l'ipocrisia in ogni sua forma e lei mi fa sempre incazzare.
Detto ciò, devo ammettere che spesso non la seguo. Ok, lei pensa che io non riesca a vedere che ci sono persone che soffrono più di me. Io non sono d'accordo. Io so benissimo che ci sono persone con malattie ben più gravi delle mie ma sono... beh forse il 4 o 5% della popolazione, anche meno. Non sto scherzando. E da questa percentuale dobbiamo togliere i dementi e ritardati mentali che, per fortuna, non si rendono conto della loro condizione e non ne soffrono. Ci rimane... il 3 % della popolazione forse? Beh a me di quel 3% non me ne frega nulla. Io non provo compassione per loro, sono una di loro del resto.
Io provo odio per il restante 97% della popolazione che è nata sana. Dovevo essere in quel 97%. Io quando vedo una donna o una ragazza giovane, bella, la odio e la vorrei ammazzare. Immagino i modo in cui potrei farlo. Perché non è giusto che lei sia bella e possa fare la troia e avere tutti gli uomini e i figli che vuole, invece io no. Io ho paura che prima o poi possa succedere qualcosa che mi farà perdere la testa e mi farà ammazzare una di queste donne.
Comunque, io non la seguo perché lei dice che ho ignorato la follia del prossimo e che mi sono girata dall'altra parte. Ma quale follia, di chi? Non l'ho capito. L'unica persona folle che conosca, sono io.

Risposta del Dott.Zambello: Lei è così arrabbiata che spesso non si rede conto di cadere nel ridicolo. Se mettessi assieme tutti gli interventi che mi ha mandato avrei sicuramente l'equivalente di un capitolo di un romanzo. Le assicuro che è più che sufficiente per capire se lei scrive più o meno bene.
Sul resto che dice, faccia quello che vuole, odi chi vuole, le assicuro che per me non cambia niente. Il mio lavoro è cercare di aiutare le persone che me lo chiedono di capire come funzionano. Non voglio salvare nessuno.


Aggiunto: Aprile 10, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottor Zambello, mi sento particolarmente triste stasera. Per un motivo forse un po' futile ma provo a spiegarmi.
Qualche giorno fa ho partecipato a un contest amatoriale per racconti brevi. Senza entrare nel dettaglio, si doveva scrivere un racconto ironico/umoristico che è stato poi pubblicato su un forum in forma anonima, e sottoposto ai commenti dei lettori.
Pe scriverlo ho preso un po' spunto dalle mie passate esperienze in ospedale, descrivendo un reparto di malattie rare in chiave umoristica. Dalla caposala dispotica alle madri esageratamente apprensive, passando per i pazienti visti in modo un po'cinico attraverso gli occhi della protagonista, anche lei paziente. Dall'acondroplasico messo ironicamente accanto al letto di un gigante affetto da adenoma ipofisario, al bambino diabetico, al Klinefelter... una bella carrellata di poveri diavoli, uno più strano dell'altro, in balia di medici e infermieri.
Sì, sono argomenti su cui non ci sarebbe nulla da ridere però, leggendo i commenti, il taglio leggero e ironico del racconto è stata la cosa forse più apprezzata.
Certo il mio racconto non avrà fatto morire ridere (non era questo lo scopo), ma mi pare che la grande maggioranza dei lettori abbia almeno sorriso e che ne abbia colto l'ironia, anche se amara e politicamente scorretta.
Cosa mi ha intristito allora?
Beh, il fatto che nessuno, e dico nessuno, abbia capito che ho preso spunto da una esperienza reale.
Molti mi hanno fatto i complimenti per essermi documentata così bene su malattie tanto rare. "Deve essere stato difficile" mi hanmo scritro. Ma la verità è che io non mi sono documentata affatto! Ho solo descritto i pazienti che erano i miei compagni di stanza durante i ricoveri, né più né meno.
Altri ancora hanno scritto "si vede proprio che dietro c'è la mano di un medico per conoscere tutte queste malattie."
Ma quale medico. Non sono medico né infermiera né OSS. Ho sempre e solo frequentato gli ospedali come paziente.
Ma è possibile che nessuno riesca a concepire che esistano persone come me o come gli altri povero sfigati (in senso buono) di cui ho scritto?
Quale potentissimo processo di rimozione deve operare una persona per non riuscire a concepire che se esistono quelle malattie, per forza di cose ci saranno anche persone che ne sono affette? E che molto probabilmente chi scrive ha preso spunto da una esperienza personale?
Perché se scrivessi un racconto su una donna che combatte contro il cancro scriverebbero subito "bel racconto, si vede che l'autore ha probabilmente vissuto questa esperienza in prima persona!" e invece nel mio caso scrivono "si vede che c'è la mano di un medico"?
Io per i normali non esisto, è così? Va bene, sarò una su 10mila persone, ma esisto, mi pare. Perché la gente quando racconto della mia malattia per lo più non ci crede?
Mi rendo sempre più conto che aveva ragione il mio terapeuta a dire che il 95% delle persone che venisse a sapere della mia malattia mi rifiuterebbe perché le persone che vengono a sapere subiscono un trauma, a cui reagiscono con la rimozione.
E non è stato un caso che mi abbia detto che anche per lui quella è stata la prima reazione istintiva. Di "prendere le distanze"
Avrei voluto che non me lo avesse mai detto, perché mi rendo conto che il venire a sapere che per lui sono stata un trauma da elaborare, ha condizionato in negativo tutto. Tutta la relazione, tutta la terapia.
E anche il venire a sapere che io per tutti sarò sempre un trauma mi ha demotivata enormemente. Mi sono sempre detta "che cazzo ci vado a fare io in terapia, se tanto poi gli altri, comunque, non mi vorranno? Tanto vale smettere subito di relazionarmi con la gente. Ed è quello che ho fatto, in effetti.
Io non lo capisco, questo concorso amatoriale poteva essere un modo per migliorare la mia scrittura, sentire i pareri e e critiche di chi mi leggere e cercare modi per correggere le lacune che ancora ho...poteva essere una bella esperienza, nel suo piccolo.
E invece niente. Succede che la malattia deve ogni volta rovinare tutto quanto. Sempre.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
intanto complimenti, lei scrive veramente bene.
Rispetto al contenuto della sua lettera, credo che il vero motivo della rimozione attivata da noi tutti, tutti, anche lei, difronte a ciò che ci appare come "mostruoso" è dovuto all'incapacita' di vedere il mostro che ci abita.
Anche lei Signora, tante volte si è girata, è scappata da un'altra parte, invece di accogliere il dolore, il limite, l'angoscia, la follia, di chi le stava davanti. Ha urlato, strepitato per quelli che lei sentiva come limiti fisici e non si è accorta che altri soffrono di limiti ben più dolorosi e invalidanti.
Credo, come le ho detto altre volte che, abbiamo tutti, un'unica via di salvezza: riconoscere il nostro piccolo o grande talento e farlo fruttare per sé stessi e gli altri.
Ma, dia per scontato ciò che è la realtà. Solo una piccolissima parte di ciò che lei darà sarà accettata e fruttera', il resto sarà disperso al vento. Pazienza, l'importante è che noi lo riconosciamo dentro noi stessi, ci diciamo: io posso.


Aggiunto: Aprile 10, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera Dottore, avrei bisogno di un suo consiglio. Da 5 anni non abbiamo più rapporti con i miei suoceri. Gli stessi non mi hanno mai accettato in casa loro (ma prima di me lo stesso comportamento è stato riservato alle altre). Tanta apparenza ma in sostanza parlavano male di me anche davanti ai miei figli che pur essendo piccoli me lo riferivano. Un giorno hanno preso a sberle uno di loro dicendo poi che era un bambino bugiardo e quando la loro versione non reggeva più hanno detto che la bugiarda ero io che inventavo tutto cio per metterli contro il figlio :!thinking: salvo poi ammettere che si, lo avevano picchiato ma che può capitare a tutti.
Questo è solo uno dei tanti esempi per far capire come sono fatti. Si permettono qualunque cosa per poi fare accuse ad altri. Anche le peggiori. Mi hanno augurato la morte, hanno parlato male della mia famiglia e non riuscendo a distruggere la nostra hanno buttato il figlio fuori casa durante un litigio dicendo di non presentarsi più. Probabilmente pensavano cosi che pur di non perderli il figlio avrebbe lasciato me e i bambini x tornare da loro. Cosi non è stato quindi dopo anni di silenzio, anni in cui non si sono preoccupati nemmeno di sapere se i nipotini stessero bene, un giorno sono saltati fuori.
Come se niente fosse, senza scuse, senza un pentimento. Solo chiedendo di vedere i bambini (che dopo 5 anni di silenzi non sanno più nemmeno chi sono) chiedendo di vedere il figlio mentre di me niente di niente ovviamente. Per colpa loro la nostra famiglia ha vissuto momenti davvero infelici, le mie gravidanze sono state infernali, la mia autostima è stata sotto terra per anni, ho sofferto di attacchi di panico e sono stata seguita da un terapeuta per un anno intero per venirne fuori.
Ora mio marito mosso a pietà per un'ernia del padre è tornato a sentirli e li ha anche visti.
Io vorrei tanto considerare normale questa cosa ma non riesco. So che sono i suoi genitori ma non lo ritengo giusto.
Hanno fatto le peggiori cose per 10 anni, detto le cattiverie peggiori e cercato in tutti i modi di farci lasciare e senza pentimento per tutto ciò lui ci ha messo una pietra sopra.
Per me questo è un giocare con la vita delle persone. Ho perso 10 anni di serenità a causa loro e non nego che il comportamento di mio marito che non ha chiesto nemmeno delle scuse mi lascia basita e amareggiata.
Lei cosa farebbe al mio posto? Lo trova un comportamento normale e corretto e forse sbaglio? Ci tengo a precisare che a lui non ho detto niente perché vorrei che agisse secondo coscienza e non perché spinto da me a non frequentarli ma mi sento ancora una volta messa in secondo piano senza nemmeno che pensi ai miei sentimemti. Sbaglio?

Risposta del Dott.Zambello: Cara Signora, la vita a volte ci pone davanti a situazioni che ci sembrano oggettivamente ingiuste ma, non possiamo farci niente. L'unica cosa che dobbiamo cercare di fare è non farci coinvolgere.
Accetti che suo marito mantenga un rapporto con i sui genitori. Lasci che i figli, se ne hanno voglia, vadano dai loro nonni e lei si astenga di farlo. Declini ogni invito ma, non giudichi e tanto meno, non intervenga nei loro rapporti.


Aggiunto: Aprile 8, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,
A suo avviso, dopo anni di feconda terapia, si può giungere a non avere più alcun punto inerente la classificazione del borderline? Ovvero si può guarire definitivamente o dopo qualche anno tutto ricomincia? Grazie e buona serata

Risposta del Dott.Zambello: Non so se lei ha visto il film Beautiful Mind, racconta la storia, vera, di un matematico J. Nash che colpito una grave forma di schizofrenia. Ricoverato per molti anni in Ospedale Psichiatrico ne uscirà guarito e prenderà il premio Nobel. Una volta, dopo la guarigione gli chiesero: Dottore ma lei non sente più le voci? Lui rispose: le sento ma non ci faccio caso.
Questa è la vera guarigione, convivere con la nostra follia.


Aggiunto: Aprile 7, 2021
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Medico psicoterapeuta e psicoanalista

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