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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile Dottore,
sono una specializzanda di cardiologia di 27 anni; dall'esterno la mia vita sembra normale: lavoro, amici, famiglia fidanzato... In realtà sono ormai quasi 10 anni che soffro di un "male di vivere" che mi impedisce di essere felice. Non mi interessa nulla. Non provo nulla. Sono sempre stanca: la mattina è faticoso alzarsi dal letto. Piango spesso.
Vorrei essere entusiasta, appassionata, vorrei dare un senso alla mia vita attraverso il mio lavoro, vorrei avere dei figli. Invece niente sono bloccata, raggomitolata nel letto a pensare che la vita non ha significato. Mi sento bloccata, immobile: vedo scorrere la vita degli altri come se tra me e loro ci fosse un vetro.
E fingo. Sempre. Sorrido. Mi devo sforzare per rimanere concentrata sul.lavoro. Cerco di vincere la stanchezza con il caffè. Esco la sera con gli amici,
Sono stato per un anno in terapia (psicanalisi) senza il minimo beneficio; probabilmente è colpa mia.. non credevo avrebbe funzionato dal principio.
Ho assunto paroxetina per un anno, di nuovo senza gran beneficio.
Rimango convinta che ci sia una soluzione, che la vita non possa essere questo insieme di nulla e di dolore. Ora però non so davvero a chi rivolgermi!!
Le chiedo un consiglio.. cosa dovrei fare?
grazie

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Dottoressa,

mi sembra di capire che lei sia bloccata in una situazione nevrotica che la bloccata e le fa perdere energia. Come sia strutturata dentro di lei questa ipotetica nevrosi, proprio non lo so.
Che fare? Non rinunciare e continuare a lottare. La psicoterapia ad indirizzo dinamico credo sia la prima scelta.
Non si spaventi se alla prima esperienza non ha funzionato. La psicoterapia è un rapporto e può o non può funzionare.
Lei è un medico e sa che in primis devo allentare il sintomo quando questo diventa troppo fastidioso. Quindi, in attesa di affrontare i nodi psichici, si curi farmacologicamente. Non funziona un farmaco, ne scelga un altro, giochi sulla posologia ma, si curi.


Aggiunto: Maggio 24, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottor Zambello,
Mi associo all'utente precedente nell'augurarle di risolvere al meglio i problemi personali. Nemmeno io la conosco di persona ma questo spazio già altre volte mi è stato utile. Rifacendomi al mio precedente messaggio vorrei sapere secondo lei cosa posso fare per trovare le risposte che cerco e che nemmeno la medicina riesce a darmi. Paradossalmente ho sperato che la colpa della mia nascita fosse di uno dei miei genitori, avrei potuto avere un colpevole su cui scaricare tutta la rabbia e la frustrazione, e un giorno magari,chissà, sarei riuscita a perdonare. Ma la colpevole sono io e so che non riuscirò mai a perdonarmi di essere nata sbagliata. E ho bisogno di sapere il perché ciò sia successo. La ringrazio.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Sisifo,
al contrario del Signore precedente, alla sua domanda volutamente non ho voluto rispondere.
Per una semplice questione: non c'è una risposta, o per lo meno io non la so e, a quanto pare, neanche gli altri la sanno.
Continuare a porsi la stessa domanda mi sembra un delirio al quale non voglio partecipare.


Aggiunto: Maggio 14, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Grazie. Precisando che quello che ho detto al mio psicologo è quello che ho riassunto nella mail a lei, le osservazioni fatte da lui, le sembrano giuste? Ps non sono ruffiano e anche se non la conosco spero che possa risolvere le sue cose.arrivederci

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signore,
la ringrazio per la sua fiducia ma le assicuro che posso fare ben poco.
Posso solo darle delle generiche indicazioni, nulla più.
Si, le osservazioni del suo terapeuta mi sono sembrate di buon senso. Ma se diamo per buone le sue considerazioni si deduce che il lavoro che lei deve fare è lungo e non può certo accontentarsi di generiche indicazioni o inutili consigli.


Aggiunto: Maggio 14, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Non riscrivo tutta l'email perchè sarebbe da stupido.Volevo un suo parere e se mi poteva consigliare su come muovermi nel pubblico. Nel caso delle mie problematiche a quale psicoterapeuta mi devo rivolvere, cioè con quale indirizzo?
Grazie.

Risposta del Dott.Zambello: Mi scusi per il ritardo ma ho avuto dei problemi personali.
Nel pubblico purtroppo si affrontano tematiche "urgenti" e solitamente l'ASL mette a disposizione pacchetti di 8 o 12 sedute ripetibili al massimo per 3 volte,
Sul tipo di psicoterapia, non c'è dubbio: dinamica.


Aggiunto: Maggio 14, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Ho un problema serio.
Mi sono recato da uno psicologo perché ad oggi ho un problema molto serio. MI sento donna. Mi sento donna perché da bambino, essendo cresciuto con un padre molto severo che mi picchiava soltanto, sono cresciuto sotto mia madre e due sorelle maggiori. Le ho viste nude fin da bambino, sono stato con loro a parlare di mestruazioni, di trucco, di sesso e quant’altro, venivo vestito con abiti maschili ma con colori più femminili e da bambino ovviamente venivo deriso da tutti. Ad oggi vorrei fare le cose da maschio che non ho mai fatto e cioè masturbarmi con altri uomini, fare gara a chi l’ha più grosso, a chi il bicipite più grosso, vorrei fare culturismo o lotta ma a casa mia quando si guardano questi sport si comincia a parlare di omosessualità creando in me tanti complessi. Per di più mia sorella e mia mamma mia spiano quando stando su internet a parlare con altri uomini di sesso, di dimensione, di voler confrontare, pensano che sia sia proprio frocio facendomi continue ramanzine, di tipo religioso soprattutto. Se poi vado in palestra è finita propria: il culturista o l’uomo muscoloso è frocio! Il mio psicologo con cui ho fatto 3 mesi di sedute, e poi ho dovuto smettere perché non avevo soldi, mi ha detto solo una cosa: lei non è frocio ma solo uno che cresciuto in mezzo a tante femmine e trattato da loro come una femmina, è mancante completamente di una parte. Mi diceva sempre la metafora del bambino cresciuto dai lupi: un bambino che si perde nel bosco e viene allevato dai lupi, sarà un uomo o assumerà comportamenti da lupo? Vorrei continuare le sedute nel pubblico ma ho paura di come vengono affrontate queste problematiche nel pubblico specie vivendo nella città di pulcinella. Se dovessi andare nel pubblico, in cosa un terapeuta dovrebbe essere specializzato per queste tematiche?


Aggiunto: Maggio 7, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dott. Zambello

spero si ricordi di me, le ho scritto varie volte, l'ultima circa un mese fa.
Ero alla ricerca di una risposta riguardo la malattia genetica da cui sono affetta dalla nascita. Volevo sapere di chi fosse la colpa, se l'anomalia cromosomica che io sono si fosse presentata dopo la fecondazione o fosse già presente nell'ovocita o negli spermatozoi da cui sono stata generata. Ho interpellato un paio di genetisti la cui risposta è stata univoca: l'errore è sopravvenuto dopo la fecondazione. Quindi la colpa di tutto è solo mia. Tra l'altro non ci sono fattori di rischio noti che avrebbero potuto favorirne l'insorgere, quindi i miei genitori proprio non c'entrano, sono io che sono nata sbagliata. Avevo chiesto anche quale fosse il motivo di tale errore, perché avvenisse. Mi è stato risposto che i meccanismi che lo causano non sono ancora noti, e che è stato un fatto del tutto casuale. In pratica mi hanno detto "boh, non ne abbiamo la più pallida idea". Ma io questa risposta non la posso accettare. Il caso non esiste, non più di quanto esistano Dio o Babbo Natale. La verità è che la colpa è mia anche nessuno me lo dice, perché quando è successo l'errore io già esistevo. Mi sento presa in giro. Io ho bisogno di sapere assolutamente perché è successo e perché è successo a me. Come posso fare a trovare queste risposte? So che finché non le avrò non mi darò pace. Mi sento se possibile ancora più depressa e arrabbiata di prima. La mia vita mi sembra tutta un grandissimo sbaglio.


Aggiunto: Maggio 7, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile renzo zambello,
ho 30 anni e volevo porvi una domanda.
Stamattina sono andato all’università per ritirare un certificato di laurea e di fronte alla segreteria c’è un’aula universitaria che ricordo molto bene perché in quell’aula ci ho seguito e ci ho fatto un esame con una professoressa molto tremenda. Ho scoperto poi lavorando (anche una grande città diventa piccola se poi frequenti un determinato ambiente professionale) che questa stessa professoressa ha oggi un figlio della mia stessa età e che quindi quando io seguii il suo corso all’età di 22 anni, avevo un figlio coetaneo a me.
Non ho mai capito perché lei ci trattasse male, specie i tipi i timidi e gli impacciati. Ad oggi, avendo scoperto che lei era madre di un figlio, mi ripongo con maggiore enfasi la domanda, e cioè di come una professoressa, molto affermata nell’ambito lavorativo in quanto grande dirigente e poi passata ad insegnare, fosse così stronza verso gli alunni essendo poi essa stessa madre. Gli esami non si regalano e io non ho mai chiesto di voler regali. Anzi penso che l’università italiana, a seguito del 3+2 sforni molto ignoranza dovendo fare esami accelerati!
Spero che lei possa rispondere alla mia domanda oppure alla domanda più ampia e generica “perché i professori universitari si divertono a umiliare i ragazzi a lezione e agli esami!

Risposta del Dott.Zambello: Caro Dottore,
non posso proprio risponderle perchè credo non ci sia proprio una uniformità nel comportamento degli insegnanti. Ognuno da di quello che ha e, per gli insegnanti universitari valgono quei meccanismi proiettivi, le grandezze e i limiti di tutti.
Forse la vera differenza è che il professore universitario è un Re nel suo piccolo regno. Pochi , quasi nessuno lo controlla.
Però, se devo pensare al mia esperienza, devo dire che ho trovato insegnanti bravissimi, altri scarsi ed alcuni "stronzi" ma, alla fine, ho imparato che valeva quello che ci aveva insegnato un professore delle superiori. Lui diceva, la scuola è come la vita, l'importante è che impariate a starci. Aveva ragione.


Aggiunto: Maggio 6, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


test Gbook

Aggiunto: Maggio 3, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Dottore,
Quando un paziente dopo anni di psicoterapia proficua, tenta seriamente il suicidio, il suo terapeuta prova rabbia?

Risposta del Dott.Zambello: La rabbia non è un sentimento che dovrebbe provare uno psicoterapeuta difronte ad un fallimento terapeutico ma frustrazione si.
Il terapeuta non dovrebbe investire alcuna aspettativa sul paziente, il quale è libero di "fare" di se stesso quello che vuole o riesce- Il terapeuta deve solo aiutare a capire, discernere. La scelta è sempre e solo del paziente.


Aggiunto: Aprile 22, 2017
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Domanda allo psicoterapeuta:


Dottore, mi scusi se insisto, ma vorrei descrivergli degli esempi per riuscire a capire meglio come dovrei interagire con mia figlia. Una regola a cui noi teniamo molto è tenere in ordine la sua stanza dai giochi e quando torna a casa da scuola il grembiule e i vestiti che si cambia in modo da contribuire ad aiutare a casa poi l'igiene tipo lavarsi le mani prima dei pasti... Il mio stress nasce dal fatto che lei non fa queste cose ed io devo ripeterle più volte al giorno e alla fine esausta urlo solo quando io "espodo" lei poi fa ciò che le chiediamo. Come posso evitare che accada questo?

Risposta del Dott.Zambello: Iniziando a pensare che se la cameretta non è in ordine come lei la vorrebbe non "casca il mondo", non mette a repentaglio la vita della sua bambina etc.
Non capisce che queste sono nevrosi sue, di lei mamma che scarica sulla bambina e la bambina si ribella.
Che vuol dire: "Una regola a cui noi teniamo molto è; tenere in ordine la sua stanza dai giochi e quando torna a casa da scuola il grembiule e i vestiti che si cambia in modo da contribuire ad aiutare a casa...."?
Le sembrano motivi validi per fare una battaglia tutti i giorni che diventa motivo di stress per lei ma soprattutto per la bambina?


Aggiunto: Aprile 21, 2017
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