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Domanda allo psicoterapeuta:


http://www.associazionelatorre.com/2011/10/usa-funziona-la-terapia-curativa -dellomosessualita/ Si fanno i nomi di Stanton L. Jones del Wheaton College e Mark A. Yarhouse della Regent University. Dicono che: "Questo studio invece ha seguito 98 candidati per un periodo di 6-7 anni dopo la conclusione della cosiddetta “terapia riparativa”. I risultati mostrano chiaramente come la maggior parte dei candidati ha avuto successo nell’obiettivo di cambiare l’orientamento sessuale e che il tentativo non è stato affatto dannoso. " Io non ho parametri per capire se queste fonti sono attendibili o no. Gradirei avere un suo giudizio in materia. Lei sa niente su questi "recenti" studi?

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signore,
io non seguo studi che hanno come presupposto un pregiudizio ideologico. E' come se se lei, o chi per lei mi raccontasse che alcuni "medici" sono riusciti a far diventare un gruppo di negri di pelle mulatta o addirittura bianca. Non mi interessano e li considero assolutamente stupidi e negativi. Per me, l'omosessualità non è una malattia da curare, è la normalità. Stop. Questo non significa che gli omosessuali non abbiano problemi con la loro sessualità. Certo che li possono avere ma, come gli eterosessuali.


Aggiunto: Dicembre 13, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore, grazie per la sua risposta, tempestiva e chiarissima. Non so se avrò mai il coraggio di prendere l'argomento Cialis con il mio amore: dovrei svelare che so e sarebbe più imbarazzerebbe per lui che per me. Non voglio certo criminalizzare la cosa....Mi dispiace non si senta bene, rilassato, che non trovi dentro di sè e con me la voglia di giocare e mollare tutti i pensieri almeno quando siamo insieme a fare l'amore.E' sempre stata un'esperienza meravigliosa tra noi due, in cui ci troviamo uniti, in sintonia perfetta. Meravgliosamente affini come posso dire? innamorati e in sintonia a letto, come sul divano a chiacchierare, a fare la spesa, con gli amici, a guardare un film insieme, a cucinare. SIamo innamoratissimi e molto, molto vicini. Lui è vedovo da 4 anni. Io divorziata da tanti anni. Ci siamo finalmente trovati. Stiamo pensando di andare a vivere insieme, ma in questo momento non abbiamo grandi possibilità economiche per via del lavoro che per entrambi è instabile: Dobbiamo pensare ai nostri 2 ragazzi in crescita: il mio sta per finire il liceo, ha 18 anni e vive con me. IL suo, di 24 anni sta per concludere la specialistica a Milano..e poi dovremo affrontare anche il problema del suo lavoro futuro, a Milano o qui. Devo subire un piccolo ma fastidioso intervento ginecologico a breve....INsomma, è vero che abbiamo qualche pensiero in questo momento, ma tenere tutto per sè, rimuginare senza parlarne, Fosse anche per non allarmarmi, credo non sia una scelta saggia per entrambi, non le pare? Credo non voglia deludermi sul piano sessuale quindi pensa i tamponare con la pillola per non creare nessun problema tra di noi, o forse anche lui ha bisogno di un pò di gioia e serenità insieme e così per il momento è tutto più facile....In questo periodo ha smesso di fumare il sigaro, cerca di camminare a piedi e cerca di tenersi a dieta. Insomma siamo cercando di migliorare lo stile di vita- Pensa che via via potremo tornare ad essere solo noi de senza "chimica esterna"? Scusi lo sfogo, ma sono talmente innamorata che non voglio essere motivo di turbamento per noi due, ma non vorrei io adesso cedere ad un calo di desiderio nei confronti dei nostri incontri amorosi, quando, come le dicevo...siamo stati sempre meravigliosi insieme ( il cialisi se scoprisse che ...è comparso proprio questa settimana...) Non voglio fingere, non l'ho mai fatto, ma se è necessario farà qualunque cosa per salvaguardare noi due, la nostra dignità, i nostro amore. Grazie, attendo un suo prezioso consiglio

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
é come se lei si ponesse tutte queste tematiche, pensieri e dubbi se venisse a scoprire che lui, prima di venirla ad incontrare si prende un'Aspirina per il mal di testa. Le sembrerebbe proprio il caso di caricare l'evento di significati di probabile rifiuto? Guardi che non sottostimo affatto il mal di testa, anzi è un fastidio serio ma, caricarlo di mille significati relazionali è solo un farsi male e far venire un po' più di mal di testa all'altro


Aggiunto: Dicembre 13, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Carissimo dottore, mi chiamo Tony Maffeo sono un ragazzo adulto di 31 anni, diciamo che soffro da diversi anni di specie di ossessione che mi porta a star male, avvolte ci sono periodi che sto meglio che più o meno riesco a controllarla e avvolte come in questo momento sto male e non riesco a vivere la vita quotidiana, lei mi capisce quando arrivo a questo punto tutto mi diventa molto più difficile, persino svolgere le piccole mansioni che per una persona normale sono delle banalità. Ora le spiego il mio problema, le faccio un esempio prendiamo un grosso contenitore che è il mio cervello la mia memoria. E poi prendiamo l'acqua che è la mia vita i ricordi di tutti giorni il quotiano la mia famiglia il lavoro gli amici ecc. ecc. E' come se questo contenitore si sia riempito e non ci entri più niente, mi sento talmente pieno che non so dove mettere il resto della mia vita e come se non ci fosse più spazio. Mi sento come un disco rigido di un PC che ha riempito tutta la sua memoria. E quando mi sveglio la mattina mi diventa tutto molto più pesante, anche se a dir la verità non ho vuoti di memoria credo che il mio cervello a livello fisico funzioni benissimo addirittura forse proprio per questo mio disagio ricordo molto di più di altre persone che mi sono intorno. Però questo mio senso di pienezza mi fa vivere male, vivendo anche male le mie giornate, avvolte ho un forte accavalamento di pensieri che mi sembra quasi di impazzire, mi vengono forti brividi di freddo associati ad una grossa paura, in quel momento non so proprio dove sbattere la testa. Poi piano piano riesco un po a calmarmi. Ma le ripeto tutto questo mi fa vivere male la mia vita quotidiana. Sono stato anche da qualche psichiatra e mi hanno prescritto dei farmaci che prendo quotidianamente. La ringrazio anticipatamente e scusi se le ho rubato del tempo!

Risposta del Dott.Zambello: Gent. mo Tony,

lei deve associare ai farmaci, se ha voglia, una psicoterapia dinamica. I farmaci la aiutano sicuramente ma, alcune dinamiche interne possono essere sbrogliate solo all'interno di un rapporto terapeutico.


Aggiunto: Dicembre 13, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera...

sono una ragazza di 19 anni fino ad una settimana fa stavo con un uomo di 35 anni...

ho deciso di lasciarlo per la grande differenza di età e lui ha approvato questa cosa, ha sempre avuto tutti contro fratello madre padre e io non ho mai vissuto bene questa cosa...Ero convinta della mia decisione ma ora sto male passo il mio tempo a piangere, non mi va di far piu' nulla siamo rimasti in buoni rapporti lo vedo usciamo ancora insieme andiamo a bere qualcosa e sto bene ma non appena mi riaccompagna a casa iniziano le mie crisi...gli scrivo lo chiamo piango...!!

Lui ci sta male veramente non so piu' cosa fare...tornare indietro ormai sarebbe troppo difficile

grazie per la sua atttenzione

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Didi,
lei pensa che l'interruzione del vostro rapporto sia la conseguenza della differenza di età solo in termini anagrafici ma, forse, c'erano dei problemi caratteriali che rendevano il rapporto difficile. Dovremmo riuscire a purificare i nostri sentimenti dagli inquinanti quali i preconcetti razziali, il colore della pelle, il genere ed anche l'età della persona che amiamo. I sentimenti, anche quelli impetuosi sono fragili, tendono a sfumare. Abbiamo bisogno di farli crescere, alimentarli quotidianamente. Sa qual è la fregatura? I preconcetti inquinano durante il rapporto ma offuscano la nostra mente anche dopo.


Aggiunto: Dicembre 13, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gent.mo Dott. Zambello,

come posso intervenire per modificare lo "schema" delle mie relazioni?
Le scrivo perché desidero avere un consiglio, ormai il mio fisico non ce la fa più, ho un mal di stomaco che mi sta uccidendo, ed è segno che non posso continuare così per molto.
Le descrivo lo "schema" delle mie relazioni, perché di schema si tratta, me ne rendo conto. Ci sono una serie di cose che si ripetono.

C'è la fase della conquista. Che non è vera conquista, ma ricerca di approvazione, e ricerca di una donna disposta ad avere un rapporto esclusivo con me. E di conseguenza il resto. Il prendersi cura di me, il guardare solo me, l'essere disponibile quando più ho bisogno.
La cosa forse strana è che in questo periodo, quello del tentativo di conquista diciamo, il rapporto è alla pari. Non sento di essere in qualche modo inferiore.
Quello succede dopo, a conquista avvenuta diciamo. Inizio a sentirmi in una posizione di inferiorità, ho bisogno di continue conferme, inizia la paura dell'abbandono, la possessivitá. Dal punto di vista sessuale in questa fase va ancora tutto bene. Oltre ovviamente all'elemento novità diciamo, che aiuta sempre. Ma con il sesso succedono tre cose: c'è il contatto fisico di cui ho bisogno, c'è la possibilità di soddisfare la ragazza, e quindi tenerla di più a me. E c'è il desiderio da parte sua. Tutte cose di cui sono sempre in cerca.

Quando poi il tutto diventa consolidato e stabile per un po va bene, l'ansia va un po via (mai del tutto), c'è la sensazione di essere accettato. Inizia quindi a diminuire il bisogno della presenza fisica ad esempio (cosa impossibile, o comunque per me difficile da sostenere, fino a quel momento). Un po come i bambini, fino a una certa età hanno bisogno della mamma sempre attaccata, poi iniziano ad allontanarsi avendo peró la mamma sempre un vista, a portata di mano. Poi riescono a farne a meno, anzi, hanno bisogno di farne a meno.

E così succede a me. La ragazza inizia a essere un'ovvietà, come la mamma. Sento il bisogno di indipendenza. Sento il bisogno di non aver bisogno di nessuno, ma non riesco mai del tutto, e quindi diventa frustrante. E la ragazza diventa così un ostacolo, ma rimane sempre la persona in grado di darmi conferme, che può tranquillizzarmi quando ne ho bisogno, perché ne ho sempre bisogno.
Dal punto di vista sessuale cambia parecchio ovviamente. Non c'entra l'abitudine e neanche l'aspetto estetico. A me le ragazze con cui sono stato non hanno mai smesso di piacere, le ho sempre viste belle. Ed è così tutt'ora. Il problema è che diventa una cosa imbarazzante da fare. Un più non ho più bisogno di conferme, e quindi di essere desiderato, perché è ovvio che sia così.

Tutto questo pero genera altra frustrazione, perché io vengo meno ai miei "doveri". L'autostima se ne va ancora di più. Non sono adeguato insomma.
Da qui, probabilmente, la rabbia. Dico probabilmente perché ancora questa non l'ho capita bene. Io non mi sento arrabbiato, penso che si veda da fuori peró, più di quanto non la veda io di sicuro.

Tutto questo genera un desiderio di conferme, rassicurazione, e tutto il resto. Tutte cose che peró può darmi un'altra persona, ho bisogno dell'approvazione di qualcun altro.
E allora si ricomincia, è tutto un circolo che si ripete. Adesso di nuovo c'è che voglio interrompere questo giro, ma come non lo so ancora.

Forse anche perché so bene cosa faccio e il come, ma non ancora esattamente il perché. E so ancora meno cosa fare per fermare tutto questo.

Perché, secondo lei, funziono così? Cosa posso fare?

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signor Marco,
lei mette in atto meccanismi "primari", fusionali. Proprio come un bambino con una mamma, bella.
Sono meccanismi potenti, dai quali per altro non riusciamo mai a staccarci dal tutto, bisogna riuscire ad allentarli. Da quello che io so, solo una psicoanalisi riuscirebbe ad aiutarla.


Aggiunto: Dicembre 12, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile Dott. Zambello,volevo porle una domanda, a seguito di un evento di un lutto in famiglia ho incominciato a soffrire d'ansia generalizzata, poi una psichiatra mi ha dato un altidepressivo e a dire il vero ho migliorato molto, ma non guarito, infatti ogni tanto nell'arco della giornata ne soffro.
Ora volevo chiederle, e possibile abbandonare l'antidepressivo, e guarire del tutto con la psicoterapia?quale psicoterapia sarebbe piu' appropriata?
La ringrazio in anticipo, cordiali saluti.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signor Pietro,
non mi dice da quanto tempo lei prende gli antidepressivi. Comunque, certamente la psicoterapia potrebbe integrare la terapia farmacologica. Non è molto importante il tipo di psicoterapia quanto il rapporto, il feeling che lei ha con il terapeuta


Aggiunto: Dicembre 12, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dott. Zambello, dopo aver intrapreso una trapia(analisi transazionale) per 3 anni per problemi riguardante la mia famiglia finalmente avevo trovato un discreto equilibrio, ma dopo qualche mese un evento ha rimesso in discussione tutta la mia vita. Ho scoperto un tradimento di mio marito, successivamente ho ripreso i contatti con la stessa terapista che dopo un periodo di colloqui singoli mi ha inserito in un gruppo. Ora ho smesso il tutto ma non riesco ad uscire da questo problema che ogni tanto si risveglia. Non riesco a decidere se il problema riguarda solo me o anche mio marito e poi quale psicoterapia possa essere più giusta per questo problema? La ringrazio anticipatamente.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora.
ci sono molte cose che non capisco. Ad esempio, perché ha smesso la terapia? Perché quando è tornata la prima volta, la collega non ha ripreso le sedute regolari? Chiaro che io non posso saperlo ma, mi chiedo se lei lo sa. Vede dubito che il problema del "tradimento" sia un po' più esteso di quell'episodio che mi ha raccontato che riguarda suo marito. Credo che lei, faccia fatica ad avere rapporti continuativi nel tempo. Ripeto, non lo so, le mie solo solo congetture. Ma, se così fosse, mi sembrerebbe che la terapia che più forse la aiuterebbe a capire queste cose sarebbe una terapia dinamica.


Aggiunto: Dicembre 11, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gent.mo dott. Zambello,
da cosa è possibile distinguere il disturbo borderline di personalità dal disturbo dipendente di personalità?
Grazie.Saluti

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma/o Mel,
queste categorie diagnostiche non appartengono allo psicoanalista. Comunque, per informazione le riporto cosa dice il manuale diagnostico psichiatrico.

Diagnosi secondo il DSM IV-TR Il disturbo di personalità borderline è un disturbo delle aree: affettivo, cognitivo e comportamentale. Le caratteristiche essenziali di questo disturbo sono una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata impulsività comparse nella prima età adulta e presenti in vari contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:

1.sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono;
2.un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione;
3.alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili;
4.impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto (quali spendere oltre misura, sessualità promiscua, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate etc.);
5.ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o comportamento automutilante;
6.instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (es. episodica intensa disforia o irritabilità e ansia, che di solito durano poche ore e, soltanto più raramente più di pochi giorni);
7.sentimenti cronici di vuoto;
8.rabbia immotivata ed intensa o difficoltà a controllare la rabbia (es. frequenti accessi di ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici etc.);
9.ideazione paranoide o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.

Si definisce disturbo dipendente di personalità (DDP) il quadro patologico caratterizzato da un comportamento sottomesso e adesivo, legato ad un eccessivo bisogno di essere accuditi.

I soggetti affetti da questo disturbo sperimentano una fase ossessiva di ricerca di certezze, sicurezze e conforto da parte di altre persone (normalmente familiari e/o amici in generale), in una forma talvolta paragonabile alla depressione e spesso collegata a cause scatenanti collaterali quali traumi infantili o problematiche esistenziali.

È difficile individuare nella maggior parte dei casi il comportamento con cui si manifesta questa condizione nel soggetto in esame: si possono avere casi di comportamento remissivo/depressivo come ossessivo/aggressivo, in casi particolarmente complessi e intersecati con altri disturbi paralleli si possono verificare entrambi i comportamenti, succedendosi fra di loro in modo repentino.

Criteri diagnostici (DSM-IV TR)
1.La persona ha difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza richiedere un'eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni
2.Ha bisogno che altri si assumano la responsabilità per la maggior parte dei settori della sua vita
3.Ha difficoltà ad esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere supporto o approvazione (nota per il clinico: non vanno inclusi timori realistici di punizioni)
4.Ha difficoltà ad iniziare progetti o a fare cose autonomamente (per una mancanza di fiducia nel proprio giudizio o nelle proprie capacità piuttosto che per mancanza di motivazione od energia)
5.Può giungere a qualsiasi cosa pur di ottenere accudimento e supporto da altri, fino al punto di offrirsi per compiti spiacevoli
6.Si sente a disagio e indifeso quando è solo per timori esagerati di essere incapace a provvedere a se stesso
7.Quando termina una relazione stretta ricerca urgentemente un'altra relazione come fonte di accudimento e di supporto
8.Si preoccupa in modo non realistico di essere lasciato a provvedere a se stesso


Aggiunto: Dicembre 11, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


grazie per la sua risposta.il medico di famiglia,alle mie insistenze,mi ha fatto l'impegnativa per una TAC al encefalo.pensa che vada bene lo stesso?o devo cambiare e fare una RMN ?GRAZIE MILLE!davvero,per me e stato molto importante ricevere la sua risposta molto chiara e tempestiva.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
in casi come il suo la RM è più dirimente rispetto alla
TAC. E' vero che molto spesso nei Pronti Soccorsi fanno diagnosi con la TAC.
Se vuole uscire da questo impasse, vada da un Neurologo e faccia decidere a lui. Poi, come credo, quando sarà tutto negativo, chieda aiuto ad uno Psichiatra.


Aggiunto: Dicembre 11, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno, vorrei chiederle cosa pensa degli esorcismi: paiono essere, a quanto mi risulta, trasversali a tutte le culture religiose. Ho personalmente assistito ad esorcismi condotti da Mons. Milingo, e da altre persone, meno famose, ma non mi sono mai fatto un'idea precisa. Ritengo padre Amorth un solenne buffone, così come Milingo, tuttavia mi interessava sapere chi, secondo lei, fossero quelle persone che ho visto dare in escandescenze: figuranti? schizofrenici? Persone che da piccole sono state terrorizzate con un'idea di peccato, magari "originale"? Chi erano gli indemoniati esorcizzati da Gesù Cristo? Non sapendo dare una risposta a queste domande, me la cavai tempo addietro con un aforisma: Non c'è indemoniato senza esorcista.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Jupiter,
un giorno, ero ancora un giovane, non ancora medico, andai a trovare Padre Raschi, un sant'uomo che abitava su una collina, nei dintorni di Genova. Era, a quel tempo dove gli esorcisti non erano di moda, uno dei quattro riconosciuti dalla Chiesa. Arrivai un po' prima e un'anziana signora mi disse che era impegnato. Mi sedetti ad aspettare all'interno di una bellissima chiesetta, vicino alla porta che conduceva in sacrestia dove il Padre riceveva. C'era penombra, fresco e silenzio, si sentiva il rumore delle candele accese. Improvvisamente, urla, strepiti, sedie che cadevano. Per me fu il terrore. Poi, il silenzio. Passarono due o tre minuti e si apri la porta ed apparve un signore, distinto, in giacca e cravatta con in mano una borsa professionale che sorridente diede la mano al Padre dicendogli: ci vediamo la prossima settimana. Il Sant’uomo era un ometto, ormai ultra ottantenne, tutto bianco, un po' curvo, la faccia liscia come un bambino che appena il signore se ne fu andato mi guardò e sorridente disse: vieni.
Mi avvicinai non senza timore ed entrai in quella sacrestia. Lui chiuse la porta e continuando a sorridere mi disse: dimmi figliuolo come posso esserti di aiuto? Io non riuscii a contenere la curiosità ma anche paura e gli chiesi: Padre cosa è successo? Lui, mi si avvicinò, mi mise le braccia al collo e disse guardandomi negli occhi: non ti preoccupare, ognuno ha le sue difficoltà, tu non hai quelle. Mi sentii sollevato, libero, un miracolato ma, non capii. Padre Raschi mi diceva solo che non avevo "quelle" ma forse altre, le mie difficoltà. In compenso, poi, ci ho messo decenni per "esorcizzarle". Signor Jupiter, non so se le ho risposto. Mi creda, ognuno ha il suo diavoletto. Se mi permette una battuta, visto la fatica che ho fatto dopo, non so se Padre Raschi mi stava dando una bella notizia quel giorno.


Aggiunto: Dicembre 11, 2011
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Medico psicoterapeuta e psicoanalista

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