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Domanda allo psicoterapeuta:


Carissimo Dott.,buongiorno
sto leggendo con molto interesse il libro di Rosario Sorrentino "PANICO". Nel libro si dice che la cura degli attacchi di panico non va lasciata allo psicologo ma sarebbe molto meglio intraprendere un percorso con uno psichiatra che possa anche somministrare dei farmaci, indispensabili secondo lui per la guarigione. Lei cosa ne pensa? Io proprio in questi giorno ho deciso di andare da una psicologa per cercare di risolvere vecchie questioni passate che ancora oggi mi provocano disagi ma quindi forse non è la soluzione migliore?
ritiene che si possa guarire dagli attacchi di panico o ansia con l'aiuto di una psicologa?

Risposta del Dott.Zambello: Il Dott. Sorrentino si definisce é un Neurologo. Per lui la sofferenza psicologica ha, a suo parere un solo "inizio": la biologia.
Chiaramente io non lo credo. Credo che l'uomo sia psiche e biologia che l'una sia indistricabili dall'altro. Allora, posso prendermi cura con le medicine, con la parola, con l'una e con l'altra contemporaneamente ma devo pensare che sto "curando" sempre, il tutto.
I colleghi, siano questi psicologi o organicisti che si arrogano l'esclusiva della cura, o mentono, o non conoscono.


Aggiunto: Marzo 15, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


La sua risposta mi ha risollevata da mille pensieri... ma ancor le chiedo: l'effetto della terapia farmacologica per quanto tempo dura?? la neuropsichiatra sostiene che se non segue la cura farmacologica si ritroverà fra qualche anno con lo stesso problema ancora più enfatizzato... io, nella mia piccola ignoranza, sono a conoscenza che se il problema non è risolto alla radice tramite terapia psicologica tenderà a risorgere più facilmente... Grazie di cuore per le sue risposte!

Risposta del Dott.Zambello: La penso così anch'io,


Aggiunto: Marzo 14, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


io ho 40 anni,lui 63 ci amiamo,ma nel lato sessuale è un pò scarso come devo fare x rassicurarlo e far in modo che i nostri rapporti siano più soddisfacenti? mi scusi nell?e-mail precedente non l avevo nemmeno salutata egregio dottore. in attesa di risposta le porgo i miei saluti

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
non c'è bisogno che lei dica tante parole o faccia chi sa quali cose, basti che lei lo pensi veramente e vedrà che lui lo sentirà, lo capirà senza dubbi.


Aggiunto: Marzo 12, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno,
secondo lei è corretto alla prima seduta neuropsichiatrica prescrivere un farmaco per aumentare l'autostima?
la situazione è questa: dopo 2 anni circa di mal di stomaco (senza cause organiche) dovuto probabilmente a stress il mio ragazzo, quasi obbligato dalla madre e a mia insaputa, va da una neuropsichiatra e questa gli prescrive subito il farmaco sopra citato... in passato ho studiato e fatto un tirocinio in un reparto psichiatrico e sapevo che il farmaco restava l'ultima spiaggia dopo una psicoterapia non riuscita.. credo che un ragazzo di 27 anni dovrebbe prima provare a reagire senza farmaci o meglio psicofarmaci... lei cosa ne pensa?? grazie per l'attenzione! attendo il suo parere _memole_

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signorina,
io la penso come lei, faccio lo psicoanalista ma, il suo ragazzo è andato da uno psichiatra. Questo, usa nella stragrande maggioranza dei casi i farmaci. Certo, lei pensa, poteva proporgli una psicoterapia ma, la maggior parte degli psichiatri non la conosce, ci crede poco e soprattutto chi va da loro chiede una soluzione farmacologica.


Aggiunto: Marzo 12, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Salve dottore, a ottobre mi e' stata diagnosticata una depressione lieve da stress (lavoro, rapporti con la famiglia di origine). Da 5 mesi ho intrapreso una terapia farmacologica e psicologia (paroxetina 20mg al giorno). Ho avuto un netto miglioramento ma non mi sento ancora guarito. Vista la diagnosi `depressione lieve` pensavo che i tempi fossero brevi. Mi sbagliavo? Sono prematuro nell`aspettarmi la guarigione o quantomeno la remissione totale dell'episodio? Cordialita'

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signor Alessandro,
si, lei teoricamente potrebbe aspettarsi qualcosa di più. Rivaluti con il medico la terapia farmacologica ma, soprattutto credo dovrebbe vedere con il suo terapeuta il percorso fatto. Non sempre una sintomatologia di sofferenza corrisponde ad un ritardo nel cammino. A volte la stessa psicoterapia è motivo di uno stato depressivo.


Aggiunto: Marzo 10, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dott. Zambello,
26 anni, 4 anni di psicoterapia dinamica (fondamentalmente 1 volta a settimana o ogni 15 giorni, qualche volta, inizialmente, 2 volte a settimana).
Risultati raggiunti? Abbiamo bloccato sul nascere alcune parafilie, i pensieri deliranti sono diminuiti, sono riuscito a vivere alcune esperienze sessuali.
Ma il mio dolore, i tentativi di suicidio, l'estrema fragilità di fronte agli eventi della vita non cessano.
In questo periodo sono chiuso in me stesso, ho poche motivazioni a vivere e poche speranze, un'autostima bassissima.
"Voglio di più di questi anni amari"(P. Daniele).Non posso accettare una vita come la mia, così priva di dignità, segnata dal fallimento e dalla sofferenza, la ricerca continua d'amore e la frustrazione.
Il mio analista sostiene che sono rimasto bloccato allo stadio precoce della fase orale; malgrado le mille opposizioni tra me e lui, concordo.
In terapia ultimamente, in realtà da sempre, siamo entrati in conflitto; adesso siamo in una fase di stallo, la relazione si stava interrompendo a causa dei miei continui attacchi; il terapeuta ha fissato la fine dell'analisi tra un anno (non di meno, ma non di più, mi par di capire); mi sento rifiutato, ingannato e, soprattutto, sfiduciato:vedo davanti a me una vita misera.
Sono stanco. Ho lavorato per pagarmi l'analisi e sono ancora troppo infelice. Sono stanco anche di dover chiedere aiuto agli altri.
E' possibile , secondo Lei vivere una vita migliore? Superare blocchi così antichi?
Grazie

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signore,
non solo è possibile ma, credo, sia il nostro compito, la nostra vocazione: vivere bene, per poter realizzare il più possibile i nostri "carismi".
L'analisi è un aiuto per fare questo. Chiaramente non so proprio che cosa sia successo tra di voi due, terapeuta-paziente. Ho l'impressione che lei debba vincere una certa aggressività, forse invidia, rispetto agli adulti. E' una mia fantasia ma, se così fosse, li, in analisi è il posto per poterlo fare.


Aggiunto: Marzo 10, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


gentile dottore,
leggo solo ora questa pagina, nella ricerca disperata di aiuto. spero sia ancora attiva la possibilità di avere risposta.
ho 39 anni e da circa 4/5 mesi sono vittima della depressione, a seguito di un difficilissimo periodo sia a casa (separazione, morte di mio padre, malattia di mia madre) sia sul lavoro (mobbing). da novembre la mia situazione è migliorata, quasi di colpo (stabilizzazione salute della mamma e cambio di ufficio) ed io mi sono sentita quasi persa. non avendo più bisogno di sopportare, ho abbassato le difese ed è iniziata la mia discesa verso il basso. non ho pensieri suicidi, non potrei, devo pensare a mio figlio, ma sono apatica, stanca, incapace di provvedere alle cose più semplici, come lavare i piatti o innaffiare le piante! in questi pochi mesi sono ingrassata di 8 chili e già prima non ero magra…ma sono incapace di mettermi a dieta, di curare il mio aspetto , di amarmi. ho iniziato una terapia psicologica che vivo come un appuntamento importante della mia settimana, ma i miglioramenti sono veramente minimi. vorrei sapere se ci sono farmaci-metodi-terapie che mi permettano di eliminare la tristezza, aiutandomi a migliorare il mio aspetto fisico. credo che piacendomi un pò di più potrei tornare più rapidamente alla normalità.
grazie

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
credo che dalle mie risposte si evinca che la depressione, ameno inizialmente vada affrontata anche farmacologicamente.
Lei dovrebbe affidarsi ad uno psichiatra, intraprendere una terapia farmacologica adatta e continuare la sua psicoterapia. Non credo infatti che le cause del suo malessere siano fisiche, certamente l’aspetto psicologico è predominante ma, bisogna affrontare la depressione in maniera sinergica: farmaci e psicoterapia.


Aggiunto: Marzo 10, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gent.mo Dott. Zambello
Sono contenta di aver per la prima volta mosso un passo alla ricerca di un'opinione sulla mia particolarità di cui le accennavo nella precedente domanda, ed altrettanto per la "dritta" da lei ricevuta. Speravo in una risposta di questo tipo perchè in fondo già sentivo di esserne consapevole.
Intende dire che, non so se ho capito correttamente, inquadrando il tutto in un ottica psicoanalitica oltre all'evento ultimo scatenante il "disturbo" (che io posso ricordare o meno) o comunque al contesto in cui ha avuto inizio il comportamento, c'è stata soprattutto una sorta di "preperazione" nei primi mesi della mia vita che mi ha resa più sensibile a sviluppare un disturbo di questo tipo,successivamente anche a distanza di qualche anno. E, confermandomi l'inutilità del concentrarmi sui soliti perchè e come, è quindi all'interno di questo periodo che devo trovare la vera chiave che per risolvere l'enigma. Giusto?
Ora volendomi veramente impegnare nell'aiutarmi, mi sentirò un po' più sicura nel decidere verso quale direzione è meglio che mi muova. Quando ci si trova da soli a gestire situazioni così importanti è facile rimanere immobili e disorientati.
Eventualmente qual'ora fossi interessata a parlarne nuovamente anche solo per avere informazioni riguardo ad un percorso di questo tipo è possibile inviarle una mail al suo personale indirizzo di posta elettronica?
La ringrazio dinuovo molto per avermi cortesemente dedicato del tempo. Buonasera :)

Risposta del Dott.Zambello: Si, la smetta "di pensare" e colpevolizzarsi. Non ci sono colpe.
Mi scriva quando vuole.


Aggiunto: Marzo 8, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile Dott. Zambello
Buonasera, sono Lara una ragazza di 27 anni. Ormai da diversi anni (dall'età di circa 8 anni)soffro di un disturbo di cui credo di conoscere sufficientemente la cause, sebbene non riesca ad individuare nei miei ricordi il momento preciso di inizio. Tuttavia mi rendo sempre più conto di non essere in grado di risolverlo da sola. Convivere con questo "handicap" sta diventando ogni giorno più doloroso. Non sono in grado di spiegare per quale motivo non abbia mai provato a chiedere aiuto prima, parlare di vergogna è semplicistico: in gioco vi sono più dinamiche. Mi sto annullando ogni giorno di più, in breve è come se la mia vita in tutti i suoi aspetti si fosse fermata all'età in cui tutto ha avuto inizio, è continuata solo sotto l'aspetto dello studio (in parte perchè ho rinunciato alla laurea) e dell'attività lavorativa. Il problema in questione è la tricotillomania credo in un forma piuttosto importante. Ogni giorno il peso dal quale cerco di emergere si ingrandisce sempre più.. continuo incessantemente a pensare, farmi domande invano. Perciò alcune di queste domande vorrei provare a rivolgerle ad un esperto: "come fare ad uscirne? è possibile dopo tanti anni? e soprattutto come? leggevo di terapia cognitiva per individuarne le cause (ma già le so), ipnosi.. psicofarmaci.. dal momento che non è ancora possibile chiudere gli occhi e risvegliarsi guariti. Mi piacerebbe che qualcuno mi indirizzasse verso una soluzione.
La ringrazio anticipatamente per volermi dedicare del tempo nel leggere e rispondere alle mie parole.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Lara,
è proprio su questi tipi di disagio, come il suo che si evidenzia la differenza teorica e clinica tra la terapia cognitivo-comportamentale e la psicodinamica.
L'analista infatti crede che questo tipo di disturbo di sia strutturato quando lei aveva pochi mesi. Diventa allora, per lo psicoanalista, assolutamente inutile "ragionare" del perché e tanto più come liberarsene, a quel tempo lei, come tutti i bambini non aveva pensiero e non è con quello che può modificare questo bisogno compulsivo.
Ci si arriva attraverso "l'analisi", il recupero di un linguaggio del corpo, di quelle antiche "emozioni" riproposte per transfert in analisi e quindi li, modificabili.
Le parlo però di psicoanalisi non di psicoterapia. Solo una frequentazione di almeno due sedute alla settimana mette le condizioni emotive perché questo avvenga.
Alla sua domanda ma si guarisce? Si.


Aggiunto: Marzo 7, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Caro Dott. Zambello

Ho capito a 30 anni che la mia strada era un'altra professionalmente parlando, mi sento frustrata ora perchè penso di aver sprecato la mia vita e non so come fare per fare altro...mi sento inadeguata...
cosa mi consiglia?

Grazie

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
ogni nostra scelta deve tener conto della realtà. Non può prescindere da questa, pena fare scelte "onnipotenti", un po' come i bambini e un po' gli adolescenti. Sono tantissime le variabili che noi dobbiamo valutare. Chiaro, io proprio non la conosco ma, l'età, soprattutto quando si ha "solo" 30 anni, non mi sembra una variabile "determinante". Glielo dice uno che ha iniziato medicina e poi un percorso di formazione psicoanalitica che è durato più di vent'anni, a 27 anni.


Aggiunto: Marzo 6, 2011
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Medico psicoterapeuta e psicoanalista

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