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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno Dott.Zambello vorrei chiederle una cosa. Secondo lei fino a che punto è giusto portare rispetto ai propri genitori soffocando i nostri bisogni? in breve, ho vissuto un'infazia davvero poco felice a causa loro che hanno divorziato facendosi la guerra, dispetti e cattiverie e io avevo solo 6anni. Ora ne ho 30 e una famiglia mia e le cattiverie e i dispetti non sono ancora finiti. Lei mi dirà di non farmi coinvolgere vero? ma io vorrei solo un po' di pace, non la guerra di nascosto da me. Le giuro, non li sopporto piu, penso spesso di chiudere i ponti con loro per poter vivere serenamente.Parlare e ragionare non serve e oltretutto ci mettono in difficoltà ogni qualvolta arriva il momento di festeggiare qualcosa per il nostro piccolo visto che insieme nelle stesso luogo non possono stare. Certo, è un problema loro ma restano sempre i miei genitori e io, stupida, non riesco a fregarmene.Chi riuscirebbe a non intromettersi sapendo che il proprio padre è sotto casa della madre a gridare e minacciare ecc ecc?? oltretutto le chiedo..da un paio di anni ho iniziato a soffrire di lievi attacchi di panico e ansia (mio padre a sua volta soffre di ansia) mi capitano ogni qualvolta mi trovo in situazioni in cui non posso mollare tutto. In coda nel traffico, in coda al supermercato ecc ho cercato spesso di analizzare il problema.LEi crede che possa dipendere proprio dal fatto che cosi come con loro mi sento soffocare xche dai genitori è difficile scappare definitivamente cosi soffro di panico quando mi trovo in un posto in cui non posso scappare???

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Francesca,
non c'è dubbio che i genitori che lei descrive sono "indegni". Allora, ci si potrebbe chiedere, come in fondo lei già fa, ma perché non taglia definitivamente i ponti? E qua credo che lei troverebbe dentro di sé una sorpresa, quei genitori sono dentro di lei. Lei si comporta come quei "cattivi genitori", probabilmente, oggi, non rispetto agli altri ma rispetto se stessa.
Allora la lotta vera non é chiudere fuori "quei vecchi" ma far tacere il padre, la madre introiettati.


Aggiunto: Marzo 3, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera;
ho 48 anni e mi sono separato da poco.
Sono precipitato in una forte depressione e non riesco a vedere nuovi obiettivi di vita anche se ho instaurato una relazione con una nuova compagna.
L'ho fatto per paura della solitudine. Sono solo, non ho genitori ne' fratelli.
Il mio unico legame parentale è il figlio di 13 anni,amatissimo, che riesco a vedere quasi tutti i giorni.
Ma non è piu' come prima, ho cambiato casa, vivo con lei e suo figlio (amico del mio), il rapporto con mio figlio è inframmezzato, spezzettato, condiviso con il loro.

Lui vorrebbe anche tornare a casa nostra, che è libera, per stare con me, la sera, ogni sera, visto che con la madre, che mi ha abbandonato per un altro, non si trova piu' bene i nquanto non accetta il suo compagno.

Ho paura della solitudine, ma anche di affrontare il mondo da solo. Si soffro di questa forma di disturbo evitante della personalità e di dipendenza affettiva e questo mi toglie la forza di riprendere in mano la mia vita, la mia casa (ne sono praticamente fuggito per non sopportare il dolore dell'allontamento di lei, e del figlio).
Mi sto curando con antidepressivi ed ansiolitici, ma sento che la vita va in una direzione contraria a quella che vorrei, anche nonostante la separazione; ormai ho "sposato" la famiglia di lei con tutto il contorno di genitori, sorella, cognato e figlio (vivono tutti vicini, in campagna,a 5 km dal mio paese e dalla mia casa). Mi sono sradicato e sento di essere impotente alla richiesta di mio figlio.
Sono cosi' frustrato che oramai mi sto chiudendo in me stesso, totalmente.

Come si puo' uscire da una situazione del genere ?

Grazie dell'ascolto.

Massimo.

Risposta del Dott.Zambello: Gent Signor Massimo,
mi sembra che anche lei intuisca che il problema non è la depressione che potrà superare ma la forma di "dipendenza" affettiva che lei instaura con le persone che le stanno vicino.
E' una tematica importante. Con questa modalità lei non riuscirà mai ad amare "veramente" nessuna donna e neanche suo figlio. Lei ha proprio l'età giusta per lavorare psicologicamente sulle sue difficoltà ma, deve rivolgersi ad uno psicoanalista. Solo la psicoanalisi la potrà aiutare su questo campo.


Aggiunto: Marzo 3, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gent.mo dottore
le vorrei chiedere un consiglio. Mia madre,una vedova di 75 anni, soffre della sindrome di Parkinson. Ce ne siamo accorti perchè da circa due anni fatica a svolgere le più elementeri funzioni come pettinarsi o lavarsi ed inoltre cammina come un robot ed ha uno sguardo molto assente. Il problema neurologico viene comunque accompagnato da una forte depressione con veri e propri attacchi di panico. Nonostante le cure specifiche assagnate dal neurologo e ansiolitici e antidepressivi la situazione sta peggiorando. Lei ha paura di tutto: non vuole uscire come non vuole rimanere a casa; vuole guarire ma non vuole prendere i farmaci Non riesco a capire se l'aspetto neurologico sia più o meno compromesso dall'aspetto psichiatrico.Cosa mi consiglia? mia madre si sta curando in un centro di Pozzilli in provincia di Isernia , potrebbe darmi il nome di un centro specifico a Milano? La ringrazio anticipatamente

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora Anna,
non c'è bisogno che lei porti sua madre fino a Milano.
Sono certo che anche nella sua città la possono curare.La malattia di sua madre è conosciuta e i protocolli di cura sono una conoscenza di tutti i medici.
C'è però bisogno che sua madre prenda i farmaci che le prescrivono. Tenga comunque conto che spesso la malattia col tempo comunque peggiora. E' importante, essenziale, una collaborazione del paziente o dei familiari.


Aggiunto: Marzo 2, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


gent.mo DottZambello.complimenti un altra volta per l'aiuto che da.io la seguo sempre nelle risposte che da. volevo un suo parere sulle persone con disturbi psicologici ansia attacchi di panico,e icosi detti malatti immaginari che di solito risultano persone fisicamente sane.quando si amalano veramente fisicamente com'é il loro comportamento.come reagiscono?la situazione peggiora ancora di piu,visto che non tutti fanno la psicoterapia.ero molto curioso di sapere .grazie anticipatamente per la sua informazone

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo/a Signore/a, c'è una certa sovrapposizione nella sua domanda, almeno così mi sembra, tra le persone che soffrono di attacchi di panico e gli ipocondriaci. I primi hanno un disturbo d'ansia i secondi un disturbo di personalità. Non è solo una questione di "etichette" è che l'evoluzione clinica nei due casi può essere molto diversa. In caso di malattia organica ad esempio gli ipocondriaci, paradossalmente, affrontano la malattia "quasi sollevati" chi ha gli attacchi di panico può avere una recrudescenza.
Sarebbe veramente interessante soffermarci un po' a vedere il perché gli ipocondriaci in caso di malattia certificata "si sentano meglio di prima", ma purtroppo non ho tempo e spazio.


Aggiunto: Marzo 1, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile. Dott. Zambello si usa la stessa psicoterapia per il dap sia in una persona sana sia in una persona con una malatia organica. Grazie.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Debora,
la psicoterapia, pur lavorando sui "simboli" e utilizzando la "parola" non prescinde mai dall'organico. E' sempre un tutt'uno: mentale-fisico.


Aggiunto: Febbraio 25, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Egr dott

Sono la mamma di una bambina di 7 anni e un bambino di 4.

Sino a 3 anni fa abitavo al piano di sopra di mia madre quindi eravamo un po’ tutta una casa , nel senso che saliva lei anche per 5 minuti o scendevo io a pranzare da lei .I bambini soprattutto la grande era attaccatissima a mia madre voleva restare a dormire spesso da lei e se io uscivo era felice di restare con la nonna.Tutto questo è cambiato quando sono rimasta incinta del secondo bambino, perchè ho avuto delle minacce di aborto e sono stata molto a riposo. A quel punto la bambina non è più voluta stare con la nonna perché diceva che la mamma stava male e lei non poteva lasciarla ,quindi non è più rimasta a dormire volentieri ma dopo insistenza da parte mia per necessità,di giorno restava con meno capricci ma non più volentieri come prima. Quando il piccolo aveva 1 anno , quindi 3 anni fa abbiamo traslocato, in un'altra zona e quindi vado da mia madre meno spesso ,la scuola dei bambini è vicino casa sua quindi 2-3 volte la settimana prendo i bambini a scuola pranziamo da lei e nel MPRE RIFIUTATA DI CURARSIpomeriggio torniamo a casa.

Ultimamente la bambina va malvolentieri a casa di mia madre è scontrosa con lei,non pariamo di restare a dormire o restare durante il giorno,( cosa che invece fa il maschietto) .

Se siamo da mia madre e vuole l’acqua non può dargliela mia madre ma io che magari sono in bagno.Se per necessità è capitato di doverla per forza lasciare da mia madre di pomeriggio con lei si rifiuta di fare i compiti.

Qualche giorno fa stavo male e mia madre è andata a prenderla a scuola ,lei si è messa il broncio, non ha voluto mangiare e mi ha telefonato 100 volte

Mia madre sempre stata legatissima a tutti e 2 i miei figli ,li coccola, li vizia anche,regalini vari non mancano mai

Ultimamente la maestra ha nonato una leggera dislessia inverte in con ni ecc….

In casa da mia madre oltre a mio padre vivono i 2 miei fratelli di 26 e 30 anni a cui lei è legatissima specialmente a quello di 30 anni con cui gioca a fare la lotta, la porta alle giostrine,la fa giocare col computer ed è legatissima anche alle loro fidanzate

Qualche mese fa dopo la laurea mio fratello di 30 anni ha trovato lavoro in un'altra città e per la mia piccola è stato un trauma ,spesso piange,anche a scuola, chiede sempre quando torna …

Ora ho preso appuntamento con uno psicologo per vedere un po’

Voi che consiglio mi date?

E meglio che la bambina non veda più mia madre spesso o è meglio continuare con le nostre abitudini?

Quale può essere il motivo di questo allontanamento da mia madre?

AGGIUNGO UNA COSA IMPORTANTISSIMA.: LA SORELLA DI MIO MARITO 40 ANNI è SCHIZOFRENICA, RICOVERATA TANTE VOLTE IN TSO ,ED INIZIO DA PICCOLA CON UNA FORMA DI ISOLAMENTO DALLE CUGINETTE,DALLE COMPAGNE .FINCHE A 20 ANNI COMINCIARONO LE ALLICINAZIONI ED ALTRE PSICOSI ED HA INZIATO A CURARSI E TUTTORA è SOTTO CURA CON ALTI E BASSI

INOLTRE UNA MIA CUGINA DA PARTE DI PADRE DA PICCOLA NON VOLEVA VEDERE IL NONNO, POI LA NONNA , POI GLI ZII FINO A CHE A 17 ANNI NON è Più VOLUTA USCIRE DI CASA ORA HA 36 ANNI NON SI è MAI VOLUTA CURARE NE I GENITORI L’HANNO FATTA CURARE ,NON SO CHE MALATTIA POSSA AVERE QUESTA MIA CUGINA che spinge ad un isolamento totale da 15 anni vede solo i genitori con cui vive,nessun parente può entrare in casa ,nemmeno il medico e i genitori a turno vanno a fare la spesa perché non vuole restare sola

In questo contesto familiare sono ancora di più preoccupata per la mia bambina, non vorrei che fosse l’inizio di qualcosa di serio .

La prego mi dia presto un consiglio

Risposta del Dott.Zambello: Gent,ma Signore,
ma perchè si preoccupa tanto e fa congetture così strane? La sua bambina è solo gelosa, non la vuole lasciare sola con il fratellino. Ha bisogno di vederla, controllarla. E' una situazione dolorosa per la sua bambina, un po' fastidiosa per voi ma assolutamente normale. Le stia vicino il più possibile, la rassicuri che le vuole bene, quanto ne vuole al suo fratellino. Non la obblighi ad andare dalla nonna se non è strettamente necessario ed eventualmente giustificando il motivo dell'allontanamento. Ma soprattutto non parli, non pensi, mai con lei di malattie mentali. La porti pure dallo psicologo ma non per "darla a lui" ma per lavorare con lui e solo se la sua bambina sarà contenta di andarci.


Aggiunto: Febbraio 25, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Egregio Dottore, sono un ragazzo di 21 anni e credo di soffrire di una grave forma di ansia da prestazione(sessuale,scolastica e quando facevo sport,sportiva). Fin dalle prime esperienze di età adolescienziale , nel momento in cui si deve arrivare al dunque , inizio ad avere un forte senso di ansia e di blocco e nella stragrande maggioranza dei casi non riesco tutt'oggi a concludere il rapporto. Quando sto in intimità con le ragazze il mio primo pensiero(anche contro la mia volontà,in quanto vorrei lasciarmi andare)è controllare il mio stato erettivo e la mente si concentra più sulla possibilità di insuccesso che sul sano e naturale rapporto e credo sia proprio questo meccanismo(che non riesco ad eliminare) la causa dei flop. Per cercare di disinibirmi assumo talvolta sostanze alcoliche e spesso mi han consentito di raggiungere il rapporto completo,ma non sempre. Non credo proprio di avere disturbi organici,in quanto mi masturbo ogni giorno e raggiungo l erezione tranquillamente. Essendo un tipo ansioso(in qualsiasi campo,son persino svenuto alle scuole medie in un'interrogazione e nello sport mi rifiutavo fin da bambino di fare le gare per paura di non arrivare sul podio), ho preso persino in considerazione la possibilità di essere un omosessuale represso,o di essere sterile e robe simili;ma il problema è che non mi piacciono gli uomini,nè riuscirei ad avere un rapporto di tal genere. Nonostante i continui flop il mio istinto mi porta sempre a provare ad avere rapporti soddisfacenti,a masturbarmi con frequenza. Un aspetto importante: quando sono consapevole che non si arriva al dunque(esempio:ciclo mestruale di lei),mi sento molto piu sicuro e l erezione va bene per il sesso orale e qualsiasi altro preliminare e godo con piacere di quei momenti. Ad esempio se la ragazza non può o non vuole far sesso e dorme con me,io non riesco ad addormentarmi per l eccitazione e devo necessariamente eiaculare . Non vorrei si intensificasse sempre di più questo ciclo ansioso vizioso ! cosa devo fare? è da una vita che vado avanti cosi! Perchè temo cosi tanto la prestazione sessuale? Vorrei assumere viagra e simili.Cosa mi consiglia? Mi scusi per le tante domande ma son sicuro che mi darà delle risposte. Grazie mille,distinti saluti PS= io vivo a Milano,posso prendere in considerazione l idea di fissare un appuntamento con lei.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signore,

sembra che lei abbia ingaggiato una gara contro "il mondo". Si sente continuamente sotto esame. Teme di non essere sufficientemente pronto, preparato e c'è sempre qualcuno che la può bocciare o "castrare". E' un po' troppo a soli 21 anni, quando, invece, se guardasse meglio potrebbe accorgersi che se proprio non può sempre vincere, ha certamente la possibilità di fare molto. Certo, la psicoterapia la può aiutare a diradare quei fantasmi che le fanno alterare la percezione della realtà . Mi può chiamare in studio quando vuole.


Aggiunto: Febbraio 24, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dr. Zambello,
sono una donna di 31 anni, con alle spalle un divorzio, ci sarebbe da raccontare molto su questo ma non basterebbe un commento qui…posso dirle che da tempo vivo sola e da tempo non riesco a mantenere un rapporto stabile con l’altro sesso, il lavoro, la casa, e il resto del tempo ormai sembra un routine continuamente composta da schemi ormai ripetitivi senza fine, rifletto molto su me stessa e su quello che sono, credo ci sia qualcosa da cambiare in me, quel qualcosa che fa si che questo limbo termini! Anche se appaio come una persona solare ho avuto e ciclicamnete ho momenti di sconforto, quello che sò è quello che sento lo scrivo ora qui, per poter capire se il mio è un mal di vivere, mi sento spesso stanca, dormo molto poco, la mia mente è in continuo pensiero lavorativo, provo ansia in alcuni casi disperazione e agonia! ho avuto dei momenti in cui pensavo spesso alla morte, forse perchè in questi momenti mi sembra l’unica via di uscita, ma mi sono sempre ripresa da sola! Mi vedo sempre avvicinare a persone con difficoltà, come l’ultima storia importane che ho avuto con un depresso, e ancora oggi vivo una situazione sentimentale complessa quasi impossibile, e sembra impossibile anche il fatto che più lo è e più mi coinvolge… ripeto ci sarebbe da discutere ore! le chiedo solo se secondo lei è giusto che io inizi a frequentare delle sedute di psicoanalisi, anche se credo di, alla fine, essere sempre riuscita con le mie forze. La ringrazio infinitamente per la sua attenzione!

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Mary,
non solo credo che un percorso terapeutico la potrebbe aiutare. Potrebbe essere veramente l'occasione per conoscersi meglio ma, soprattutto penso che la scelta stessa di riconoscere che da sola non può farcela, sarebbe un grande passo in avanti. Quando riconosciamo che siamo, rimaniamo sempre dei " figli", siamo salvi.


Aggiunto: Febbraio 23, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Salve Dott.re sono stata lasciata dopo 1 anno e mezzo da un giorno all'altro..tutto regolare e vita sessuale molto intensa...le spiegazioni? dice che ha mentito a se stessa e che non mi amava più............sono in un buio totale..mi spieghi dott.re grazie

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signorina lei mi chiede di spiegarle la chiave della follia chiamata amore, non la conosco, forse non la conosce nessuno. A volte appare all'improvviso come un temporale d'estate che sconvolge tutto e poi, finito, lascia una distesa di detriti. Altre , come una fine pioggerellina che quasi sembra neanche bagnarti ed invece poi fioriscono fiori bellissimi, "domani uscira’ Primavera
guernita di gemme e di gale" come dice il poeta. E' l'amore. C'è un unico modo per non farsi travolgere: prepararsi e fortificare bene noi stessi. Così, il temporale ci coinvolge ma non ci distrugge.


Aggiunto: Febbraio 23, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Cosa potrebbe esserci dietro l'attirarsi la rabbia altrui verso un comportamento che si sta cercando di migliorare ma invece di trovare supporto si trova stanchezza e sfiducia?
Non sono economicamente indipendente ma me ne sto assumendo le responsabilità anche facendo lavori precari e stagionali, mandando cv ...nn è facile...il mio ragazzo dice invece che sono irresponsabile perche da un anno conviviamo e io ho contribuito pochissimo ma ho anche rinunciato a molte cose...tutto è nato da un mio sfogo su una situazione a lavoro questi gg, tutto quello che io dico durante un semplice sfogo lui lo prende per oro colato e mi ributta la rabbia addosso soffocandomi, io invece vorrei solo far uscire tutto...forse è meglio che lo faccia solo con gli amici ma mi sembra esagerato non potersi mai sfogare col proprio partner perchè lui considera questo da bambini capricciosi, io ho anche questa parte come tutti, nn mi sento accettata, glie ne ho parlato ma alla fine sembra capire razionalmente ma emozionalmente detesta quel lato di me, si avverte proprio.Che fare oltre parlarne? Mi ferisce tutto ciò, considerando che già la situazione lavorativa traballante seppur con laurea e master basta da sé...
Grazie mille

Risposta del Dott.Zambello: A volte si pretende che il compagno/a si faccia carico del disagio psicologico, fisico fino a quello economico. Si crede che sia un suo dovere farlo. Non è così. Queste sono aspettative che il bambino può avere nei confronti del genitore, quando è ancora piccolo. Nel rapporto di coppia, ogni uno dei due deve mantenere il più possibile la propria indipendenza. Deve lavorare, metaforicamente e realmente perché questa esista. E' condizione per non confondere i ruoli.


Aggiunto: Febbraio 23, 2011
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Medico psicoterapeuta e psicoanalista

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