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Domanda allo psicoterapeuta:


Egr dott

Sono la mamma di una bambina di 7 anni e un bambino di 4.

Sino a 3 anni fa abitavo al piano di sopra di mia madre quindi eravamo un po’ tutta una casa , nel senso che saliva lei anche per 5 minuti o scendevo io a pranzare da lei .I bambini soprattutto la grande era attaccatissima a mia madre voleva restare a dormire spesso da lei e se io uscivo era felice di restare con la nonna.Tutto questo è cambiato quando sono rimasta incinta del secondo bambino, perchè ho avuto delle minacce di aborto e sono stata molto a riposo. A quel punto la bambina non è più voluta stare con la nonna perché diceva che la mamma stava male e lei non poteva lasciarla ,quindi non è più rimasta a dormire volentieri ma dopo insistenza da parte mia per necessità,di giorno restava con meno capricci ma non più volentieri come prima. Quando il piccolo aveva 1 anno , quindi 3 anni fa abbiamo traslocato, in un'altra zona e quindi vado da mia madre meno spesso ,la scuola dei bambini è vicino casa sua quindi 2-3 volte la settimana prendo i bambini a scuola pranziamo da lei e nel MPRE RIFIUTATA DI CURARSIpomeriggio torniamo a casa.

Ultimamente la bambina va malvolentieri a casa di mia madre è scontrosa con lei,non pariamo di restare a dormire o restare durante il giorno,( cosa che invece fa il maschietto) .

Se siamo da mia madre e vuole l’acqua non può dargliela mia madre ma io che magari sono in bagno.Se per necessità è capitato di doverla per forza lasciare da mia madre di pomeriggio con lei si rifiuta di fare i compiti.

Qualche giorno fa stavo male e mia madre è andata a prenderla a scuola ,lei si è messa il broncio, non ha voluto mangiare e mi ha telefonato 100 volte

Mia madre sempre stata legatissima a tutti e 2 i miei figli ,li coccola, li vizia anche,regalini vari non mancano mai

Ultimamente la maestra ha nonato una leggera dislessia inverte in con ni ecc….

In casa da mia madre oltre a mio padre vivono i 2 miei fratelli di 26 e 30 anni a cui lei è legatissima specialmente a quello di 30 anni con cui gioca a fare la lotta, la porta alle giostrine,la fa giocare col computer ed è legatissima anche alle loro fidanzate

Qualche mese fa dopo la laurea mio fratello di 30 anni ha trovato lavoro in un'altra città e per la mia piccola è stato un trauma ,spesso piange,anche a scuola, chiede sempre quando torna …

Ora ho preso appuntamento con uno psicologo per vedere un po’

Voi che consiglio mi date?

E meglio che la bambina non veda più mia madre spesso o è meglio continuare con le nostre abitudini?

Quale può essere il motivo di questo allontanamento da mia madre?

AGGIUNGO UNA COSA IMPORTANTISSIMA.: LA SORELLA DI MIO MARITO 40 ANNI è SCHIZOFRENICA, RICOVERATA TANTE VOLTE IN TSO ,ED INIZIO DA PICCOLA CON UNA FORMA DI ISOLAMENTO DALLE CUGINETTE,DALLE COMPAGNE .FINCHE A 20 ANNI COMINCIARONO LE ALLICINAZIONI ED ALTRE PSICOSI ED HA INZIATO A CURARSI E TUTTORA è SOTTO CURA CON ALTI E BASSI

INOLTRE UNA MIA CUGINA DA PARTE DI PADRE DA PICCOLA NON VOLEVA VEDERE IL NONNO, POI LA NONNA , POI GLI ZII FINO A CHE A 17 ANNI NON è Più VOLUTA USCIRE DI CASA ORA HA 36 ANNI NON SI è MAI VOLUTA CURARE NE I GENITORI L’HANNO FATTA CURARE ,NON SO CHE MALATTIA POSSA AVERE QUESTA MIA CUGINA che spinge ad un isolamento totale da 15 anni vede solo i genitori con cui vive,nessun parente può entrare in casa ,nemmeno il medico e i genitori a turno vanno a fare la spesa perché non vuole restare sola

In questo contesto familiare sono ancora di più preoccupata per la mia bambina, non vorrei che fosse l’inizio di qualcosa di serio .

La prego mi dia presto un consiglio

Risposta del Dott.Zambello: Gent,ma Signore,
ma perchè si preoccupa tanto e fa congetture così strane? La sua bambina è solo gelosa, non la vuole lasciare sola con il fratellino. Ha bisogno di vederla, controllarla. E' una situazione dolorosa per la sua bambina, un po' fastidiosa per voi ma assolutamente normale. Le stia vicino il più possibile, la rassicuri che le vuole bene, quanto ne vuole al suo fratellino. Non la obblighi ad andare dalla nonna se non è strettamente necessario ed eventualmente giustificando il motivo dell'allontanamento. Ma soprattutto non parli, non pensi, mai con lei di malattie mentali. La porti pure dallo psicologo ma non per "darla a lui" ma per lavorare con lui e solo se la sua bambina sarà contenta di andarci.


Aggiunto: Febbraio 25, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Egregio Dottore, sono un ragazzo di 21 anni e credo di soffrire di una grave forma di ansia da prestazione(sessuale,scolastica e quando facevo sport,sportiva). Fin dalle prime esperienze di età adolescienziale , nel momento in cui si deve arrivare al dunque , inizio ad avere un forte senso di ansia e di blocco e nella stragrande maggioranza dei casi non riesco tutt'oggi a concludere il rapporto. Quando sto in intimità con le ragazze il mio primo pensiero(anche contro la mia volontà,in quanto vorrei lasciarmi andare)è controllare il mio stato erettivo e la mente si concentra più sulla possibilità di insuccesso che sul sano e naturale rapporto e credo sia proprio questo meccanismo(che non riesco ad eliminare) la causa dei flop. Per cercare di disinibirmi assumo talvolta sostanze alcoliche e spesso mi han consentito di raggiungere il rapporto completo,ma non sempre. Non credo proprio di avere disturbi organici,in quanto mi masturbo ogni giorno e raggiungo l erezione tranquillamente. Essendo un tipo ansioso(in qualsiasi campo,son persino svenuto alle scuole medie in un'interrogazione e nello sport mi rifiutavo fin da bambino di fare le gare per paura di non arrivare sul podio), ho preso persino in considerazione la possibilità di essere un omosessuale represso,o di essere sterile e robe simili;ma il problema è che non mi piacciono gli uomini,nè riuscirei ad avere un rapporto di tal genere. Nonostante i continui flop il mio istinto mi porta sempre a provare ad avere rapporti soddisfacenti,a masturbarmi con frequenza. Un aspetto importante: quando sono consapevole che non si arriva al dunque(esempio:ciclo mestruale di lei),mi sento molto piu sicuro e l erezione va bene per il sesso orale e qualsiasi altro preliminare e godo con piacere di quei momenti. Ad esempio se la ragazza non può o non vuole far sesso e dorme con me,io non riesco ad addormentarmi per l eccitazione e devo necessariamente eiaculare . Non vorrei si intensificasse sempre di più questo ciclo ansioso vizioso ! cosa devo fare? è da una vita che vado avanti cosi! Perchè temo cosi tanto la prestazione sessuale? Vorrei assumere viagra e simili.Cosa mi consiglia? Mi scusi per le tante domande ma son sicuro che mi darà delle risposte. Grazie mille,distinti saluti PS= io vivo a Milano,posso prendere in considerazione l idea di fissare un appuntamento con lei.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signore,

sembra che lei abbia ingaggiato una gara contro "il mondo". Si sente continuamente sotto esame. Teme di non essere sufficientemente pronto, preparato e c'è sempre qualcuno che la può bocciare o "castrare". E' un po' troppo a soli 21 anni, quando, invece, se guardasse meglio potrebbe accorgersi che se proprio non può sempre vincere, ha certamente la possibilità di fare molto. Certo, la psicoterapia la può aiutare a diradare quei fantasmi che le fanno alterare la percezione della realtà . Mi può chiamare in studio quando vuole.


Aggiunto: Febbraio 24, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dr. Zambello,
sono una donna di 31 anni, con alle spalle un divorzio, ci sarebbe da raccontare molto su questo ma non basterebbe un commento qui…posso dirle che da tempo vivo sola e da tempo non riesco a mantenere un rapporto stabile con l’altro sesso, il lavoro, la casa, e il resto del tempo ormai sembra un routine continuamente composta da schemi ormai ripetitivi senza fine, rifletto molto su me stessa e su quello che sono, credo ci sia qualcosa da cambiare in me, quel qualcosa che fa si che questo limbo termini! Anche se appaio come una persona solare ho avuto e ciclicamnete ho momenti di sconforto, quello che sò è quello che sento lo scrivo ora qui, per poter capire se il mio è un mal di vivere, mi sento spesso stanca, dormo molto poco, la mia mente è in continuo pensiero lavorativo, provo ansia in alcuni casi disperazione e agonia! ho avuto dei momenti in cui pensavo spesso alla morte, forse perchè in questi momenti mi sembra l’unica via di uscita, ma mi sono sempre ripresa da sola! Mi vedo sempre avvicinare a persone con difficoltà, come l’ultima storia importane che ho avuto con un depresso, e ancora oggi vivo una situazione sentimentale complessa quasi impossibile, e sembra impossibile anche il fatto che più lo è e più mi coinvolge… ripeto ci sarebbe da discutere ore! le chiedo solo se secondo lei è giusto che io inizi a frequentare delle sedute di psicoanalisi, anche se credo di, alla fine, essere sempre riuscita con le mie forze. La ringrazio infinitamente per la sua attenzione!

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Mary,
non solo credo che un percorso terapeutico la potrebbe aiutare. Potrebbe essere veramente l'occasione per conoscersi meglio ma, soprattutto penso che la scelta stessa di riconoscere che da sola non può farcela, sarebbe un grande passo in avanti. Quando riconosciamo che siamo, rimaniamo sempre dei " figli", siamo salvi.


Aggiunto: Febbraio 23, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Salve Dott.re sono stata lasciata dopo 1 anno e mezzo da un giorno all'altro..tutto regolare e vita sessuale molto intensa...le spiegazioni? dice che ha mentito a se stessa e che non mi amava più............sono in un buio totale..mi spieghi dott.re grazie

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signorina lei mi chiede di spiegarle la chiave della follia chiamata amore, non la conosco, forse non la conosce nessuno. A volte appare all'improvviso come un temporale d'estate che sconvolge tutto e poi, finito, lascia una distesa di detriti. Altre , come una fine pioggerellina che quasi sembra neanche bagnarti ed invece poi fioriscono fiori bellissimi, "domani uscira’ Primavera
guernita di gemme e di gale" come dice il poeta. E' l'amore. C'è un unico modo per non farsi travolgere: prepararsi e fortificare bene noi stessi. Così, il temporale ci coinvolge ma non ci distrugge.


Aggiunto: Febbraio 23, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Cosa potrebbe esserci dietro l'attirarsi la rabbia altrui verso un comportamento che si sta cercando di migliorare ma invece di trovare supporto si trova stanchezza e sfiducia?
Non sono economicamente indipendente ma me ne sto assumendo le responsabilità anche facendo lavori precari e stagionali, mandando cv ...nn è facile...il mio ragazzo dice invece che sono irresponsabile perche da un anno conviviamo e io ho contribuito pochissimo ma ho anche rinunciato a molte cose...tutto è nato da un mio sfogo su una situazione a lavoro questi gg, tutto quello che io dico durante un semplice sfogo lui lo prende per oro colato e mi ributta la rabbia addosso soffocandomi, io invece vorrei solo far uscire tutto...forse è meglio che lo faccia solo con gli amici ma mi sembra esagerato non potersi mai sfogare col proprio partner perchè lui considera questo da bambini capricciosi, io ho anche questa parte come tutti, nn mi sento accettata, glie ne ho parlato ma alla fine sembra capire razionalmente ma emozionalmente detesta quel lato di me, si avverte proprio.Che fare oltre parlarne? Mi ferisce tutto ciò, considerando che già la situazione lavorativa traballante seppur con laurea e master basta da sé...
Grazie mille

Risposta del Dott.Zambello: A volte si pretende che il compagno/a si faccia carico del disagio psicologico, fisico fino a quello economico. Si crede che sia un suo dovere farlo. Non è così. Queste sono aspettative che il bambino può avere nei confronti del genitore, quando è ancora piccolo. Nel rapporto di coppia, ogni uno dei due deve mantenere il più possibile la propria indipendenza. Deve lavorare, metaforicamente e realmente perché questa esista. E' condizione per non confondere i ruoli.


Aggiunto: Febbraio 23, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottore,
sono un ragazzo di 31 anni che si trova a vivere il suo primo rapporto di coppia. Cerco di spiegarmi meglio. Il mio compagno ha 42 anni ci siamo conosciuti circa un anno fa tramite una chat e dopo un anno fatto di viaggi e incontri ogni 15 giorni io ho mollato tutto e mi sono trasferito nel suo paese (si perché lui é straniero e vive in un paese dell¡ést europa). Siamo innamorati e la nostra convivenza va benissimo. Non abbiamo mai avuto particolari problemi nel vivere quotidiano. I problemi sono nati dal fatto che lui ha un passato molto piu consistente del mio e in alcuni momenti gli ho chiesto di parlarmene per aiutarmi a fare un po di chiarezza su quelle che lui riteneva essere le sue amicizie. All´inizio se chiedevo erano tutti amici, magari anche gente che si faceva sentire dopo anni e che magari non avevamo mai incontrato. Poi col tempo e con parecchia insistenza da parte mia siamo arrivati a capire che questi erano semplicemente amici incontrato in questi anni con cui c´era stato qualcosa che ogni tanto si fanno sentire. Alcuni di questi amici sono diventati tali e fanno parte anche della mia vita oggi e per me va bene. Lúnica cosa é che vorrei avere un po piu di chiarezza su quelli che erano i loro rapporti in passato ma per lui parlarne é un problema perché dice che il passato é passato e non sono fatti miei. da un lato posso capire ma dalláltro é nata in me l´esigenza di fare un po di chiarezza. Soprattutto quando ho capito che queste amicizie sono nate nel corso della sua precedente relazione durata 7 anni finita tre anni fa. E´apparso evidente come lui fosse infedele e come alcuni di questi amici fossero anche suoi amanti. Tutto cio e la difficoltá sua di parlare di tutto cio mi ha messo in difficoltá e ha seriamente minato la fiducia che ho in lui. Mi trovo a dubitare e a ragionare sul suo passato. Gli ho chiesto aiuto, mettendo in campo anche tutta la mia inesperienza, ma lui mi dice che non trova giusto spiegarmi questa sua infedeltá perché il discorso dovrebbe coinvolgere anche il suo ex e lui per rispetto del suo ex non crede giusto parlarne. Il passato é passato. Intanto la mia mancanza di fiducia cresce e ho paura perché mi sento innamorato e avrei voglia di costruire qualcosa di seri, ma come si fa se ogni due per tre quando riceve qualche sms o telefonata io comincia a tremare e vengo assalito dai dubbi? insomma faccio molta fatica a fidarmi...
Mi perdoni se sono stato lungo nello spiegarmi ma non saprei come altro fare per spiegarmi.
Grazie in anticipo per la sua risposta.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signor Simo,
lei parte da un presupposto sbagliato o per lo meno pericoloso che la può portare a grandi frustrazioni: lei non si deve fidare del suo compagno ma di se stesso. L'investimento affettivo non può avvenire ponendo nell'altro/a le aspettative affettive e le sicurezze di cui abbiamo bisogno: se facciamo così andiamo sicuramente a sbattere. Ciò che giorno dopo giorno dovrebbe rinforzare il rapporto, ai suoi occhi, dovrebbe essere la capacita di amore che lei sperimenta. Una capacità che una volta acquisita non le porterà più via nessuno. L'amore che lei da al suo ragazzo, non è qualcosa che potrebbe perdere ma è qualcosa che le ritorna, qualunque sia la risposta del suo ragazzo, come un rafforzamento del sé. Dice il Vangelo: 100 volte tanto. Non so se proprio è così, ma sicuramente è ricchezza, per lei.
Se lei riesce a capire ciò, il rapporto con il suo ragazzo diventa molto più libero. Lei non si sentirà più continuamente minacciato di poter perderlo col pericolo di andare in pezzi.
Vede, non sono così ingenuo da non capire che poi nel quotidiano le cose sono “un po' più piccole”, Non è che non mi rendo conto che facciamo i conti, tutti, continuamente con le nostre piccolezze e miserie ma, cerchi di portarsi su livelli di confronto un po' più alti del “controllo”. Vedrà che piano piano, vi aiuterà, tutti e due, a sentirvi più sicuri di ciò che veramente volete.


Aggiunto: Febbraio 22, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


COMESIFA A DIMINUIRE LE DOSI DI ALPRAZOLAM

Risposta del Dott.Zambello: L'alprazonam i cui nomi commerciali sono :Xanax, Frontal, Valeans, Mialin... è una benzodiazepina e agisce soprattutto sull'ansia. Non da molta dipendenza fisica, solo un po' di dipendenza psicologica ed è di questa ultima che implicitamente chi scrive fa riferimento. Si tatta di diminuire di un quarto la dose normalmente presa nella prima settimana, un quarto la settimana successiva, poi ancora un quarto e poi smettere definitivamente.


Aggiunto: Febbraio 21, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


salve dott,mio marito dopo 20 anni di matrimonio mi ha comunicato che è omosessuale,che sogna ha desideri con dei uomini perche per me non prova stimolazione sessuale,non si eccita,non vuole parlare con uno specialista non desidera vedere ne uno psicologo e neanche psichiatra,in realtà nemmeno io so cosa succede pero mi sento un po persa sto male e non so cosa dire ne fare......lui ha 45 anni e dice di volermi tanto bene,mi aiuti,cosa sarebbe meglio per lui ,se parlare con un esperto, magari vorrei sapere quale,oppure andare via da casa come ha deciso in cerca della sua strada nuova da seguire,grazie 1000 per almeno avermi ascoltato ne avevo bisogno di dirlo a qualcuno...spero di superare questi momenti per ora voglio aiutare lui a più bisogno di me....

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Luna

Si, suo marito ha bisogno di essere ascoltato. Non centra niente la Psichiatria, non è ammalato. Ha sbagliato la sua strada ed ha coinvolto anche lei. Ora, forse, è pieno di colpe. Ha bisogno di essere perdonato. Le dica, se ci riesce che non lo giudica ma che ora è arrivato il momento di prendersi le sue responsabilità, di crescere. E lei, smetta di farle da mamma. Ha 45 anni.


Aggiunto: Febbraio 20, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore, innanzitutto chiedo scusa perchè so che dovrò essere prolissa. Sono una donna di 39 anni, durante l'adolescenza e per diversi anni ho sofferto di attacchi di panico, ansia generalizzata e probabilmente di depressione. All'epoca non ebbi nessun tipo di supporto, nè psicologico nè farmacologico, per inesperienza mia e poca cultura da parte dei miei genitori. Due anni fa, ho deciso, senza però nessun sintomo di ansia, di intraprendere un percorso di psicoterapia perchè sentivo il bisogno di rivedere il mio modo di vivere le relazioni importanti della mia vita: sono una persona apparentemente forte ma con un enorme bisogno di essere accettata, non contraddico per non ferire e di conseguenza ferirmi, etc. Tutto bene fino a due mesi fa, quando tra i miei piccoli passi verso un cambiamento, in una circostanza particolare mi ritrovai a raccontare a mia suocera quanto mi avesse fatto male in alcuni momenti importanti della mia vita. Mia suocera a distanza di due giorni mi ha aggredito verbalmente, idem mia cognata, e nonostante io abbia più volte detto ad entrambe che non era mia intenzione rompere il rapporto con loro, esse mi sono comunque avverse. Da allora sono iniziati di nuovo attacchi di panico che via via si sono trasformati in ansia generalizzata con una costante invalidante che è la mancanza d'aria. Le racconto tutto ciò perchè sono molto stanca, io lotto molto e cerco di non evitare le situazioni fonte di ansia proprio per non cadere in depressione, e la mia psiocoterapeuta ritiene che non sia necessario, anzi addirittura considera disfunzionale in questo momento, l'uso di ansiolitici o antidepressivi. Lei potrebbe essere così gentile da darmi un consiglio? Potrei, per esempio, prendere qualcosa in alternativa o fare attività che secondo lei potrebbere giovarmi? La ringrazio molto e soprattutto richiedo scusa per essermi dilundata.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
è evidente credo, anche a lei, che la “chiacchierata” con la suocera che poi ha provocato la reazione di quest’ultima e conseguentemente il riaffiorare degli attacchi di panico, è stata “voluta” da lei, inconsciamente, per affrontare un nodo che non era forse ancora stato elaborato,
Il risultato è stato efficace. E’ emersa tutta l’aggressività repressa. Si, l’aggressività si della suocera, della cognata ma, quella che le fa più paura, che forse scatena gli attacchi. è la sua,
Lei fa fatica a gestire la sua aggressività, ne ha paura.
Quale occasione migliore per parlarne con la sua terapeuta.
I psicofarmaci, lo dico in senso simbolico, metterebbero il silenziatore alle sue emozioni. Capisco che lei lo vorrebbe ma, sarebbe proprio utile, dopo tanta fatica?


Aggiunto: Febbraio 19, 2011
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Domanda allo psicoterapeuta:


buongiorno.mi chiamo franco e ho 46 anni,è difficile formulare una domanda che possa contenere il senso di ciò che voglio conoscere, quindi il mio sarà un chiedere.ho avuto frammenti di ricordi di abusi sessuali solo un anno fà, sono certo di aver avuto quello che viene indicato come disturbo di evitamento da prima dell'adolescenza,disturbo che si è stabilizzato nel tempo, per poi riattivarsi fortemente nella fine di un rapporto di coppia 11 anni fa, portando in me una conclamazione di insicurezza estrema, mancanza di stima,e il sabotaggio costante di ogni mio sforzo realizzativo.credo fortemente che oltre l'abuso, sia centrale l'esigenza di rivisitare,rielaborare l'immagine dei miei genitori. mi chiedo quale quale sia l'indirizzo terapeutico più indicato per questo tipo di problemi,non solo,mi chiedo avendo avuto solo sporadici rapporti con psichiatri, e psicologi delle asl, se esista chi sappia applicare una psicoterapia. capisco cosa sia un rapimento emozionale, lo vivo di continuo,e sò che a questo disturbo si può solo soppravvivere, come può un terapeuta capire al di la di un concetto cosa sia,come è possibile che qualcuno sia in grado di far superare qualcosa a lui sconosciuto? grazie per la pazienza e la gentilezza.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signor Franco,
le sue domanda mi appaiono chiare e non ho dubbi che rispetto alla richiesta quale psicoterapia? La risposta è: una psicoterapia dinamica. Ciò che deve evitare assolutamente è una terapia ipnotica. Alla domanda come è possibile recuperare tutto quel dolore ed emozioni la risposta sta proprio nella scelta della terapia dinamica. Essa non si pone lo scopo di trovare la verità storica ma di rivivere elaborare la sua “verità emotiva”.


Aggiunto: Febbraio 17, 2011
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Medico psicoterapeuta e psicoanalista

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