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Domanda allo psicoterapeuta:


Lei scrive ad un utente... Noi esistiamo perché gli altri ci riconoscono.
Le domando: Ma gli altri non ci riconoscono se siamo noi a riconoscerci??
Una seconda domanda: ma finiremo per estinguerci con questo Corona virus tipo il film io sono leggenda con Will Smith??
Grazie

Risposta del Dott.Zambello: Buon giorno
Noi siamo esseri sociali. Fin da piccoli la percezione di noi stessi passa attraverso il riconoscimento della madre. Dice la Klein: "il bambino si riconosce negli occhi della madre."
Gesù stesso, vero uomo, come dice il Vangelo, chuede ai suoi apostoli: «La gente, chi dice che io sia?"
Siamo come le cellule di un tessuto: gli altri ci devono riconoscere, se ciò non avviene siamo nel patologico.
Certo, ognuno deve riconoscere se stesso, un una forma che diventa dialettica: io esistono perché tu mi riconosci, ma tu mi riconosci perché io esisto.
Mi perdoni ma sul Corona virus non ne so più di lei.
Le dico una mia sensazione: finirà tutto con l'avvento della stagione calda.


Aggiunto: Febbraio 22, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera,
mi chiamo Francesco e ho 38 anni anche se mentalmente mi sento un  bambino di 3 anni, 3 anni perché sono cresciuto con un padre padrone e vivo ancora in casa non avendo una stabilità economica.
Ancora oggi mio padre condiziona la mia vita e purtroppo lo devo assecondare perché se non lo faccio diventa violento sbattendo oggetti per aria. La cosa però che mi dà rabbia e che quando si fa come dice lui e poi le cose non vanno nel verso giusto, la colpa è mia e mi critica pesantemente. Volevo chiedere se mi ritrovo davanti  un padre schizofrenico o di un narcisismo patologico.
 Ne sto parlando con uno psichiatra  però quando parlo di questo in seduta, dopo la seduta mi sento non sereno, come se avessi preso del fango e me lo fossi spalmato addosso, perché soffro di parlare male di mio padre. Però se non lo faccio, non mi miglioro.
Perché secondo lei provo vergogna? (lo so che lei non mi conosce ma se mi darebbe un input ne sarei felice)

Risposta del Dott.Zambello: La vergogna nasce dalla colpa. Lei si sente in colpa perché coltiva pensieri negativi nei confronti di suo padre. E perché non dovrebbe?
Lei però non può chiedere a suo padre di essere diverso da come è. Deve crescere lei. Farsi aiutare, trovare il modo di uscire, crescere.


Aggiunto: Febbraio 21, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Grazie a lei che mi ha permesso di scrivere tutto questo nel suo spazio senza chiedere nulla in cambio, per me è un onore, complimenti per tutto il suo lavoro, e per l'uomo nuovo che rappresenta. Un caro saluto e grazie ancora

Aggiunto: Febbraio 15, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Il rapporto con gli altri è cambiato in meglio, e anche con mia mamma, mi piace stare con gli altri, in particolare con le persone di sesso femminile.

Risposta del Dott.Zambello: Complimenti per il suo lavoro.


Aggiunto: Febbraio 15, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno, vorrei esporle la mia situazione per chiederle un parere.
Ho trent'anni, mi sono diplomato dieci anni fa e, a causa dei miei problemi psicologici (asocialità, depressione, fobia sociale, ecc.) non ho proseguito gli studi.
Sempre per colpa dei miei pesanti problemi psicologici, in questi anni non ho quasi mai lavorato (non per mancanza di voglia, ma proprio perché psicologicamente per me è difficile). Adesso sto facendo psicoterapia e sto faticosamente cercando di rimettere in sesto la mia vita.
La mia situazione attuale è la seguente: trent'anni, diplomato, con pochissima esperienza lavorativa.
Dato che ho sprecato trent'anni di vita, voglio costruirmi un futuro migliore e sto faticosamente cercando di rimettere in sesto la mia vita; non è facile e spesso ho dei momenti di sconforto. Tuttavia, voglio provare a salvarmi.
Da qualche tempo sto pensando che, per riuscire ad avere una prospettiva lavorativa migliore, potrei valutare di iscrivermi all'università; la mia idea sarebbe quella di orientarmi verso una laurea in ingegneria gestionale, non fermandomi alla triennale ma andare avanti con la magistrale (per essere più “allettante e competitivo” sul mercato del lavoro). La mia domanda è questa: secondo Lei, ha senso iscriversi all'università a trent'anni e, se tutto va bene, laurearmi a 35 anni?
Oppure è meglio rinunciare?
Ovviamente, se dovessi iscrivermi all'università, cercherei di lavorare part-time (in un’ottica contributiva e per avere un minimo di sostentamento in modo da non pesare al 100% sui miei genitori).
Sono in crisi e ho un bisogno di un consiglio.

Risposta del Dott.Zambello: Gent. Mo Signore,
mi obbliga a risponderle invitandola a leggere il mio libro: "Ricordi è Riflessioni di uno Psicoanalista" Ed. Kimerik .
Mi scusi ma io ho vissuto una esperienza molto simile alla sua: mi sono iscritto a Medicina a 27 anni e durante l'università ho sempre lavorato.


Aggiunto: Febbraio 14, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Salve sono un paziente che si sta emancipando psicologicamente dalla madre, il lavoro psicologico è arduo però affascinante, in tutti questi anni sono sempre più convinto che la strada che ho intrapreso è l'unica possibile e immaginabile poichè la vera rivoluzione e la vera indipendenza che si raggiunge è psicologica prima ancora di essere politica, economica, sociale e culturale. Questa è la mia convinzione, in un mondo che si ostina a cercare la soluzione esteriormente usando gli stessi mezzi dei nostri avi che si basano sul dualismo e che hanno determinato la caoticità della società attuale, e nella quale sono intrinseche le cause che producono nella persona nevroticità che a sua volta diventa la causa che produce la società stessa. Questo circolo vizioso è sostenuto e rinforzato da chi ci guadagna, da tutto questo, e da chi ci perde, dal ricco e dal povero, da chi ha il potere e da chi il potere non ce l'ha, siccome ho visto tutto questo, e ho visto il rapporto tra queste 2 entità in rapporto, senza le quali questa società malsana non può esistere, e vedendo anche che il rapporto tra me e mia madre non era altro che la rappresentazione microcosmica del rapporto allegorico tra quelle 2 entità che ho menzionato sopra, rendendomi conto di tutto questo non posso più far parte di questo straordiario circo. Mi sono scottato una volta non mi scotterò una seconda. Ed è a partire da questa consapevolezza che troverò il modo di guadagnarmi da vivere. Vivere nel mondo senza essere del mondo. Un abbraccio spassionato in totale libertà.

Risposta del Dott.Zambello: Mi sembra una saggia riflessione. Ripenserei un attimo sulla scelta di vivere senza il rapporto con gli altri.
Noi esistiamo perché gli altri ci riconoscono.


Aggiunto: Febbraio 14, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


La ringrazio ancora per la risposta. Le chiedo un'ultima cosa; il mio terapeuta non è medico e io sento l'esigenza di confrontarmi anche con uno psichiatra perché sono in crisi da troppo tempo; eventualmente, posso chiedere al mio terapeuta di indirizzarmi da un medico, in modo da affiancare la psicoterapia con il mio terapeuta attuale a un eventuale supporto farmacologico?

Risposta del Dott.Zambello: Si, è una richiesta corretta


Aggiunto: Febbraio 8, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Grazie per la sua risposta di settimana scorsa. Volevo chiederle: perché ho sempre la sensazione che nessuna psicoterapia possa aiutarmi? Ne ho fatte un po' finora e adesso ne ho iniziata un'altra da poco; ma dopo poco, mi sembra di essere bloccato, di "arenarmi" e cominciano a venirmi mille dubbi sull'efficacia della terapia. Sono terrorizzato all'idea di non riuscire a superare i miei problemi. Io ho un disperato bisogno di essere aiutato ma finora non sono riuscito a superare i miei problemi e anche con questa psicoterapia ho paura di fallire... come mi posso comportare?

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signore, ne parli, proprio nei termini che ha scritto a me, con il suo terapeuta. Solo li' con lui, può dirimere i suoi dubbi.


Aggiunto: Febbraio 6, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


dottore,
ho cominciato una psicoterapia in una struttura pubblica, ospedale.
La prima cosa che ho detto allo psichiatra è il mio fallimento per essere arrivato in terapia.
Come uomo mi sento fallito, fallito di non aver saputo da solo affrontare i problemi della vita.
Una curiosità: quanti si sentono falliti quando vengono da voi?

Risposta del Dott.Zambello: L'idea del fallimento è un'idea nobile.
Tutti noi prima o poi falliamo rispetto ai nostri progetti, semplicemente perché la realtà è diversa da come l'avremmo voluta. Riconoscere ciò è un ottimo presupposto per ricominciare.
Tutti abbiamo bisogno di aiuto, siamo degli esseri sociali.
Quanti lo fanno? Pochi.


Aggiunto: Febbraio 3, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Ci sono certe cose che non mi va di raccontare approfonditamente al terapeuta; ovviamente, però, non voglio nemmeno ometterle: potrei semplicemente "accennarle", specificando che non mi va di scendere nei dettagli?

Risposta del Dott.Zambello: Mi sembra già buono.


Aggiunto: Gennaio 29, 2020
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