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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno,
Vorrei sapere le caratteristiche della psicoterapia sistemico -relazionale. Si tratta di una psicoterapia di tipo dinamico? È indicata per disturbi di personalità quali borderline e narcisistico, ad esempio?
Grazie in anticipo!

Risposta del Dott.Zambello: La psicoterapia sistemica è una terapia che ha avuto come focus la famiglia. Le dinamiche familiari all'interno del sistema famiglia. Il tipo di disagio al quale lei si riferisce richiede un intervento più mirato e personalizzato.


Aggiunto: Settembre 3, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentilissimo Dottore,
Sono una ragazza di 29 anni e l'inizio del mio malessere risale all'età di 17 anni. Fino a quel momento ero stata prima una bambina e poi un' adolescente serena. L'estate dei miei 17 anni decisi di trascorrere due settimane di vacanza studio all'estero su un'isola; era la prima esperienza lontana da casa e famiglia. Il quarto giorno mi svegliai ed ebbi un attacco di panico. Da quel momento la mia vita cambiò.

Tornata a casa ebbi numerosi incubi riguardo alla vacanza (sognavo di rimanere bloccata sull'isola e di non potere più tornare a casa o che il tempo si fermasse in un eterno presente) e l'idea di partire di nuovo da sola mi scatenava forti attacchi d'ansia. Per mesi ebbi pensieri insistenti riguardanti il senso della vita e la morte e derealizzazione.

Con il ricominciare della scuola, dove ero sempre stata molto brava, la mia vita tornò nei soliti binari; i pensieri rimasero come un rumore di sottofondo, ma riuscivo ad ignorarli e a partecipare attivamente alla mia vita.

Dopo la maturità mi infatuai di un ragazzo che all'inizio sembrava corrispondere per poi preferirmi un'altra: i pensieri ricominciarono in quel momento. Nel mentre cominciai la facoltà di Medicina laureadomi 6 anni dopo con il massimo dei voti. I sintomi ansiosi hanno lasciato a un certo punto spazio alla depressione. Ricordo bene che io stessa cercavo di placare l'ansia e mi ripetevo che ero più forte di così e ce la potevo fare. Ho seguito delle cure farmacologiche e fatto una breve psicoterapia negli anni.

Tuttavia ad oggi mi sento sempre molto stanca e non riesco a godere di niente; l'anedonia mi provoca ansia e crisi di pianto perché mi sembra di buttare via la mia vita; non riesco ad impegnarmi in niente. Tutto mi sente a troppo faticoso. Ho consultato su internet molti cv di psicoterapeuti, ma non riesco a scegliere nessuno per la paura di non incontrare la persona giusta e di demoralizzarmi ancora di più di fronte a un fallimento.

Le chiedo cosa pensa della mia situazione e cosa mi consiglia di fare
LA ringrazio infinitamente per tempo che vorra dedicarmi

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Dottoressa, credo che lei faccia i conti con una sintomatologia depressiva che copre difficoltà un po' più strutturate.
Che fare? La psicoanalisi, per me, è in questi casi la terapia di prima scelta.
Lo psicoanalista lo cerchi ma soprattutto lo scelga. Veda più terapeuti, faccia più colloqui, e poi sceglie.


Aggiunto: Settembre 3, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gent.mo dottore, grazie per la risposta. Ma in sostanza, cosa potrei fare? Andare in psicoterapia? Perché se non riesco a risolvere qualcosa, quando i miei genitori non ci saranno più, io rischio seriamente di finire sotto un ponte

Risposta del Dott.Zambello: Dipende; se ha voglia di vivere e se la sente di rischiare "di morire" : si cerchi un terapeuta. Se così non fosse, aspetti.


Aggiunto: Agosto 25, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottor Zambello,
in ottica psicodinamica, come può essere letto e che significato può avere il rifiuto del lavoro? Mi rivedo molto nel Puer Aeternus descritto da Marie-Louise von Franz. La situazione mi sta sfuggendo di mano perché io cerco lavoro (per far vedere ai miei genitori che non sono un lavativo, quando invece lo sono eccome), ma poi appena me ne viene proposto uno, rifiuto e "scappo" in preda a vero e proprio terrore. Forse lavorando part-time potrei farcela, ma per potersi mantenere bisogna lavorare a tempo pieno e io, attualmente, non ne sono assolutamente in grado: mi sentirei morire. Mi mantengono i miei genitori che, giustamente, cominciano a essere stufi. Mi rendo conto di essere molto immaturo, infantile e svogliato: vorrei i soldi senza lavorare. Se qualcuno mi offre un lavoro, mi sento come se qualcuno mi stesse rubando l'anima e uccidendo la mia creatività.
Come faccio a diventare capace di lavorare (e quindi diventare autonomo dai miei genitori) senza uccidere il Puer che è in me? Senza uccidere la mia anima, la mia unicità e la mia creatività?

Risposta del Dott.Zambello: Caro ragazzo, ti sbagli. Confondi le ombre che intavvedi nella grotta, seduto nella tua famiglia per la realtà.
Addirittura parli di creatività, ma tu non puoi creare nulla. Sei solo pulsionale, biologico. Ma, come diceva Manzoni: "...se uno non ha coraggio, non se lo può dare".


Aggiunto: Agosto 25, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,
purtroppo non mi ci è voluto molto a trovare uno studio americano sulle variazioni morfologiche e funzionali del cervello (in particolare a carico dell'amigdala e del cervelletto), negli individui con la mia patologia. Si ipotizza che la causa principale sia proprio la mancanza del cromosoma X, con non poche differenza a seconda del fatto che il cromosoma mancante sia di origine materna o paterna.
Quindi, a quanto pare, il mio terapeuta aveva ragione: non ho un cervello normale.
Adesso io non so come fare, cioè non c'è niente che si possa fare, sto solo male e vorrei solo morire.
Ma che senso ha avuto tutto questo?


Aggiunto: Agosto 17, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Perché è meglio non farlo, perché ogni terapia fa storia a sé? A parte che alcune cose le ho dette già a voce, mi escono da sole! In effetti anche io non ero sicura di metterli in contatto... Comunque poi si trattava di una decina di sedute mi pare.

Senta ma, visto che Lei è anche medico e credo che questo mi sia sfuggito tempo fa quando già le scrissi, c'è un modo per escludere un'organicità del doc? Perché ne ho lette di tutti i colori (Pandas che però è difficilmente diagnosticatile negli adulti; una ricerca PubMed di uno spagnolo che vede una correlazione con il glutine, in particolare i pazienti con la sindrome di Tourette vedrebbero diminuire i loro sintomi ossessivo compulsivi una volta escluso il glutine; una Sua collega sostiene che per la psiche è meglio fare una dieta a basso contenuto di latticini, glutine e zucchero, io aggiungerei anche alcool, te e caffè; un articolo che sosteneva che il doc peggiora con una carenza di vitamina D e a me viene il dubbio che non possa anche esserne la causa). Poi magari no, è davvero solo psiche, ma questo forse significa che chissà fra quanto riuscirò a risolvere con la terapia (psicodinamica) e se riuscirò. Due terapeuti, uno dinamico ed uno cognitivo comportamentista, mi hanno anche riscontrato un disturbo di personalità dello stesso spettro. Grazie ancora.

Risposta del Dott.Zambello: Gentile signora, lei ha avuto un terapeuta fino a poco tempo fa, ora l'ha cambiato, non c'è alcuna ragione che giustificherebbe un loro contatto.
Le altre domande le rivolga al suo terapeuta o, sta cercando di mettere in piedi una equipe di esperti che si interessano alla sua patologia?
Buon lavoro.


Aggiunto: Agosto 15, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Grazie per la risposta. Non volevo fare psicoterapia via mail ma considerare la possibilità di mettere in comunicazione il mio nuovo terapeuta con il precedente.

Risposta del Dott.Zambello: Spero non lo faccia.


Aggiunto: Agosto 14, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno, sto valutando di chiedere al precedente terapeuta di relazionarsi telefonicamente con il nuovo e/o una relazione scritta sul mio percorso (ho già una mail indicativa, in realtà). Il contatto telefonico a me costerebbe qualcosa? La relazione invece ha un costo variabile, ho visto. Se invece decidessi di condividere con il nuovo terapeuta la mail dovrei per correttezza, e forse anche per legge, chiedere al precedente terapeuta?
Soffro di doc. Come posso escludere una base organica?
Ha dei casi di doc risolti con la terapia psicodinamica, anche trattati da Suoi colleghi?!
Grazie molte.
Cordialità.

Risposta del Dott.Zambello: Non credo ne' penso sia possibile una psicoterapia via mail.

Si, ho avuto diversi pazienti che soffrivano di doc. Dalla terapia hanno avuto notevoli vantaggi.


Aggiunto: Agosto 14, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Guardi, non mi va di entrare nel merito delle questione del perché sono contraria agli psicofarmaci. Diciamo solo che fanno enormi danni al cervello di chi li assume (non riesci più a fare pensieri tuoi, ma solo quelli indotti dai farmaci) e che hanno grossissimi effetti collaterali su tutto il corpo (fanno ingrassare, aumentano la prolattina, causano stanchezza, ti fanno diventare uno zombie, fanno danni al cuore, al fegato e ai reni). Sono droghe che danno dipendenza, infatti la gente una volta che li prende poi non riesce più a smettere. Quando stanno un po' meglio e li scalano poi dopo un po' stanno di nuovo molto male, e gli psichiatri invece di ammettere che si tratta di una crisi di astinenza dicono: "è una ricaduta della malattia" e danno farmaci ancora più forti.

Comunque il mio terapeuta non insiste tanto sui farmaci, quanto sul fatto che sapere come è fatto il mio cervello, se è anomalo oppure no, aiuterebbe me in primis, oltre che lui. Sarebbe un percorso di consapevolezza. Lui c'ha un po' sta fissa della consapevolezza. Mi ha consigliato una visita ginecologica per far valutare se i miei genitali esterni si fossero effettivamente sviluppati normalmente, perché avevo questa paranoia che nonostante la cura ormonale non si fossero sviluppati come quelli delle donne normali. Ok, l'ho fatta, è andata bene nel senso che la risposta è stata positiva. Ma se la risposta fosse stata che effettivamente non c'era stato uno sviluppo completo cosa sarebbe successo? Me li sarei dovuti tenere così come sono, non ci si sarebbe potuto fare nulla. Stessa cosa per i deficit visuospaziali e di interpretazione delle espressioni facciali. Lui dice che è importante che io ne sia consapevole, di queste difficoltà, e avrebbe voluto che facessi dei test per valutare la mia intelligenza, i punti forti e quelli deficitari. Ma ormai sono adulta, le difficoltà cognitive che ho me le devo tenere. Ci si doveva lavorare quando ero bambina ma non è stato fatto, che senso ha fare una valutazione di quel tipo ora? Servirebbe solo a farmi deprimere ulteriormente. Stessa cosa per le anomalie del cervello. Ammesso che ci siano, non ci sarebbe una cura, se non gli psicofarmaci che in realtà non guariscono nessuno, tengono solo a bada i sintomi ma le anomalie del cervello rimarrebbero, quindi dovrei prendere farmaci a vita e non voglio.
Il mio terapeuta dice che la consapevolezza è importante perché, ad esempio, un bambino dislessico è bene che sappia che non è ignorante o poco intelligente, è solo che il suo cervello è fatto diversamente.
Ma a me questa consapevolezza non mi fa sentire affatto meglio. Solo ulteriormente depressa e diversa. E poi, il fatto che su di me si facesse spesso anche ricerca (non dal punto di vista psicologico o neurologico, ancora non ci si era arrivati, adesso lo fanno) quando ero bambina, ha fatto solo dei gran danni, e non voglio che succeda di nuovo.

Risposta del Dott.Zambello: Ok! Va bene.


Aggiunto: Agosto 14, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore, scusi se ancora le rompo le scatole. ultimamente il mio terapeuta sta "insistendo" perché io prenda in considerazione di fare una visita per chiarire se per caso ci siano oppure no delle anomalie strutturali nel mio cervello che impediscano il normale regolamento delle emozioni e che di conseguenza mi portino a un livello di impulsività tale da non permettermi di prendere alcune decisioni in modo lucido.

Potrebbe darsi, secondo lui, che la mia malattia genetica abbia influito negativamente anche sullo sviluppo del mio cervello, o per ragioni genetiche oppure per la carenza di estrogeni. Che, in effetti, a quanto pare hanno un ruolo importante soprattutto a livello della regolazione delle emozioni e dell'umore.
Questi discorsi mi spaventano e mi fanno temere che lui pensi che io non sia del tutto capace di intendere e di volere.
Lui mi ha voluta"tranquillizzare" dicendo che pensa che il mio cervello sia normale, o che comunque lo fosse alla nascita ma che vi siano dei traumi, delle memorie (?) che ne abbiano modificato profondamente la struttura o per lo meno il funzionamento. Però io, ad essere sincera, di tutto quel discorso non ho capito nulla. Lui parla di traumi, pensieri e memorie come se fossero qualcosa di "fisico", non dico come se si potessero vedere aprendo il cervello di una persona ma quasi, mentre per me sono qualcosa di astratto e intangibile e proprio non riesco a capire come possano modificare fisicamente la struttura di un cervello.
Cioè il cervello di ognuno di noi sarà pur fatto a grandi linee allo stesso modo, no? Come può modificarsi?
Cioè OK, a livello chimico sì, può non funzionare bene, infatti gli psicofarmaci agiscono su quello, ma a livello strutturale? Come è possibile?
Comunque, per chiarire tutte ste ipotesi il terapeuta all'inizio mi aveva suggerito uno psichiatra, poi ha pensato che fosse meglio un neurologo (visto che di psicofarmaci io non ne voglio prendere, sono contraria a quelle cose).

Io ho molti dubbi, non capisco come uno psichiatra o un neurologo possano stabilire se il mio cervello è fatto come quello dei normali o se è "anomalo". Per me se vado a chiedere un consulto per una roba del genere mi ridono in faccia.
Anzi, uno psichiatra mi ha già detto che sono ipotesi oziose e discorsi di costrutto.
Lei oltre che psicoterapeuta è anche medico, il mio terapeuta invece no.
Per questo le chiedo quanto pensa che siano fondate le sue ipotesi e se, per lei, ha senso fare visita neurologica o psichiatrica a questo proposito.
Scusi il papiro e so di essermi spiegata malissimo, è che io proprio non ci ho capito quasi nulla di tutto ciò...

Risposta del Dott.Zambello: Ha ragione il collega psichiatra quando la definisce uno questione senza "costrutto".
Può darsi che lei abbia delle leggere o grosse anomalie nella struttura macroscopica dell'encefalo. È allora? Cosa cambia, che ci potrebbe fare lui o anche un medico? Niente.
Il compito del suo terapeuta non è quello di fare della ricerca medica, che ha significato solo all'interno di un protocollo di ricerca, ma di aiutarla con gli strumenti che ha a disposizione: la parola.
Cosa un po' diversa è chiedere l'aiuto clinico di un collega psichiatra per valutare in maniera un po' più obbiettiva comportamenti aggressivi ritenuti sopra la media.
Ma lì purtroppo, il povero collega si scontra con le sue chiusure preconcette.
Io ho decine di pazienti che fanno terapia, a volte anche psicoanalisi ma, soprattutto all'inizio, sono aiutati farmacologicamente.
Non capisco ad esempio perché se uno viene da me perché ha la pressione alta e condividiamo che alla base di questa c'è una questione di aggressività, credo che a nessuno verrebbe in mente di non fare con la psicoterapia una terapia antipertensiva.
O no? Cosi vale per tutto il resto. Siamo mente e corpo, inscindibili. Pensare, rispetto ad un disagio fisico o psichico che ci siano solo cause organiche o psicologiche separate, saremmo ancora nel 1500 con Cartesio.

P.S. Lei scrive benissimo e si spiega altrettanto bene.


Aggiunto: Agosto 14, 2019
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