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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno, sono stata per circa un anno in terapia da una psicologa giovane ma a dire di tutti molto brava. Riconosco che era molto carina e disponibile ma a volte aveva degli atteggiamenti che, per me che non sono ovviamente del mestiere, hanno fatto sorgere dubbi sulla correttezza di tali comportamenti.
Per esempio spesso durante le sedute e mentre mi faceva raccontare aneddoti o mie sensazioni, sbadigliava. Capisco che possa accadere ma era molto frequente e mi metteva in condizioni di "tagliar corto" col racconto per evitare di annoiarla.
Un'altra curiosità che ho è sapere se è corretto, nel momento in cui un paziente racconta di una frattura di un rapporto, cercare in tutti in modi di portare la persona a riappacificarsi. Nel mio caso, facendola breve, da diversi anni non ho più rapporti con i miei suoceri. Dopo aver subito pesanti insulti, attacchi, invadenze, più e più tentativi di rovinare la mia famiglia, bugie e brutte parole con i miei bambini, ho deciso di staccarmi da loro definitivamente quando ormai, dopo un decennio, i loro comportamenti avevano creato in me ansia e attacchi di panico. Motivo per cui ero arrivata da lei. Ma ammetto che era diventata abbastanza imbarazzante quando, durante ogni seduta, mi spronava a tornare da loro, far pace, capirli, accettarli e riprendere un rapporto. Sono in grado di capire che una sorta di pace possa far bene anche me, ma sono altrettanto in grado di capire quando un rapporto è tossico e quando non è più il caso di prestarsi ad essere vittima e di continuare a sopportare. MI chiedo quindi perchè se un paziente si libera di un qualcosa che a detta sua, mi aveva creato una claustrofobia relazionale, deve essere spronato a tornare al punto di partenza. Cosa mi sfugge?

Risposta del Dott.Zambello: Non so e non posso sapere cosa e il perché la sua terapeuta le desse tanti consigli durante la terapia.
Le dico cosa credo: il terapeuta non dovrebbe mai dare consigli e tanto meno intervenire su dinamiche che avvengono fuori del setting. Perché dovrebbe avere consigli da suggerire?
L'unica cosa che può fare è cercare di far capire al paziente come lui funziona, il resto non le compete.


Aggiunto: Febbraio 22, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Dottore secondo lei è vero che la mente fa ammalare anche il fisico? E se si, pensa possa anche guarirlo?

Risposta del Dott.Zambello: Mente e corpo, non sono scindibili. Noi siamo il nostro corpo.
Il tema delle malattie psicosomatiche è molto delicato. Il passaggio di un disagio dalla mente al corpo e viceversa è molto complesso e non segue le vie corticali, la volontà.


Aggiunto: Febbraio 21, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Grazie della gentile e velocissima risposta caro Dottore.
Quando dice.." È lei che deve staccarsi, non seguirla nella sua rabbia. Abbia per lei pietà ma, non si sporchi l'anima.
Quando avrà bisogno di lei figlia, ci sarà ma, richiedendo rispetto."
Le assicuro, ci provo. Ho più volte letto nelle sue risposte la necessità di distaccarsi dalla figura di figlio e concordo. Ma nella pratica come si fa? Come si fa ad ascoltare una telefonata di accuse al mondo intero e anche a me e riuscire a farsele scivolare addosso?
A volte mi domando se il mio fastidio verso il suo comportamento nasconda la paura di diventare come lei o forse la paura che mi trascini dentro questo "vortice". A volte provo anche la paura che questo atteggiamento la renda ancora più sola di quanto non sia già, il che porterebbe ad addossare solo a me tutto il suo "peso".

Risposta del Dott.Zambello: Lei non è il Salvatore. Lasci che sua madre viva la sua vita come la sa vivere.


Aggiunto: Febbraio 16, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Dottor Zambello buongiorno.
Non sopporto mia mamma. Donna di 70 anni che seriamente mi porta tanta tanta negatività. È brutto da dire e me ne rendo conto. Ma ogni telefonata sento solo critiche, attacchi, parole brutte per tutti.
Adesso ho una zia malata, sua sorella, e quando ci sentiamo ad esempio anziché preoccuparsi di questo è una critica continua al figlio, ai parenti che dicono qualcosa, alla zia se chiama o non chiama. Addirittura ha avuto da dire sui parenti perché si sono definiti preoccupati in quanto secondo lei, essendo la sorella forse solo lei ha diritto di esserlo.
Critica le amiche(pochissime che ha) o le vicine se vedono i nipoti visto che io a causa di questo virus tendo a farglieli vedere solo all'aperto (ma lo faccio per lei e nemmeno se ne rende conto). Quindi le nostre chiamate sono tutte incentrate su appunti, pettegolezzi, critiche e anche quando le faccio notare di farsi i fatti suoi fa orecchie da mercante e prosegue. È stata un mamma molto assente forte del suo compagno e delle sue amicizie che rendevano la sua famiglia meno interessante dei suo hobby. Ad oggi ha perso tutto, tutti.
Ma mi creda questo atteggiamento mi toglie il sonno.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Caterina,
capisco la sua sofferenza rispetto una madre che a dir suo vive in una dimensione di risentimento e rabbia contro tutto e tutti.
Che fare? Niente. Abbandoni l'idea di poter cambiare sua madre. Lei è così e, forse, ha diritto a rimanere così. È lei che deve staccarsi, non seguirla nella sua rabbia. Abbia per lei pietà ma, non si sporchi l'anima.
Quando avrà bisogno di lei figlia, ci sarà ma, richiedendo rispetto.


Aggiunto: Febbraio 16, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno Gent. Dott. Zambello,
sono in baliada anni dei miei problemi psicologici e, francamente,ho paura anche di sviluppare problematiche psichiatriche o di andare incontro a un vero e proprio esaurimento nervoso. In questi anni (più di dieci) ho sempre cercato di reagire e di superare i miei problemi psicologici. Ho cambiato diversi terapeuti e adesso mi sento esausto, svuotato, scarico, non ho più voglia di parlare e spiegare quello che ho dentro... sono esausto dottore da questi dieci anni di "lotta" (senza grandissimi risultati, a dir la verità). Adesso ho nuovamente il dubbio che il terapeuta attuale non sia giusto per me, che non mi possa aiutare (nella mia testa, quando sono da lui, mi sembra di essere davanti a mia madre e mi dico "io certe cose non gliele voglio dire perché non potrebbe capirle"). Non so se riesco a spiegarmi... sono davvero "morto spiritualmente" (nel senso che sento che il mio spirito/la mia anima è come morto, inaridito)... Mi sento davvero un deserto in cui non può fiorire più nulla. Mi sento un morto che respira... Come si fa a uscirne?
Quello che le chiedo dottore è questo: c'è qualche suo collega che mi consigliare nella città di Brescia (dove io risiedo)?
Mi scuso per la lunghezza ma sono in una condizione di malessere estremo

La ringrazio e le auguro una buona giornata

Risposta del Dott.Zambello: A Brescia c'è il Dott.
Caldera Renato Milano CMP
Via del Canalotto 15 - Brescia
- renatocaldera@tiscali.it

Non lo conosco personalmente ma so che è uno psicoanalista formato alla Spi


Aggiunto: Febbraio 14, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera, ho letto con interesse il suo articolo sull'ombra e l'individuazione ma non mi è ben chiaro il passaggio, quando scrive, del rischio dell'inflazione dell'io "quando vuole essere buono e perfetto scadendo in deliri di onniscienza ed onnipotenza". Mi può per favore spiegare con un esempio semplice un caso del genere e poi come si può evitare questo pericolo ed anche come uscirne? Un persona che da credente/cristiana vuole crescere nel bene quando rischia l'inflazione in tal senso? Grazie mille

Risposta del Dott.Zambello: Le riporto un brano del Vangelo di Luca. Credo sia un esempio perfetto di un comportamento di inflazione dell'Io.

"In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

(Lc 18, 9-14)


Aggiunto: Febbraio 13, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Però, sono diventato medico, psicoterapeuta e poi psicoanalista. Da 25anni lavoro come psicoterapeuta.
Quindi, basta volerlo.
Ed io aggiungerei anche Grafologo, Dentista nonché (ex?) Paracadutista!

Risposta del Dott.Zambello: Veda la risposta sotto


Aggiunto: Febbraio 9, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Però, sono diventato medico, psicoterapeuta e poi psicoanalista. Da 25anni lavoro come psicoterapeuta.
Quindi, basta volerlo.
Ed io aggiungerei anche Grafologo, Dentista nonché (ex?) Paracadutista!

Risposta del Dott.Zambello: Se si riferisce alla mia biografia aggiungerei 10 anni come Insegnante di Scuola Guida e almeno 8 come Portiere di Notte.
Si, si può tutto ad una sola condizione che si metta in ciò che si fa, tutto se stessi che prevede rispetto per sé ma soprattutto per gli altri. Dobbiamo mettere in ciò che facciamo il massimo delle nostre possibilità e nel contempo sapere che tutto è una tappa, tutto finirà. Unica verifica in questo processo: gli altri.


Aggiunto: Febbraio 8, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera dottore,
non riesco a capire perché a volte sento l'esigenza di essere "crudele" con la mia terapeuta; ovviamente non parlo di vera crudeltà, ma di essere un po' "cattivo"/scontroso, di volere farla rimanere male. Da cosa può dipendere?

Risposta del Dott.Zambello: È una osservazione importante, la deve elaborare con la sua terapeuta.


Aggiunto: Gennaio 25, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottor Zambello,
Ho un problema: mi ritengo una persona timida, imbranata e "debole", nel senso che non riesco a impormi con le persone, ma non in senso "aggressivo": faccio fatica anche a esprimere una mia opinione/idea, a iniziare/portare avanti una conversazione, mi sembra sempre di fare la figura del tontolone e dello scemo, quando invece avrei anche delle cose intelligenti da dire, ma la timidezza mi blocca e rimango muto a fare la figura dell'incapace. Forse tutto questo è dovuto anche al fatto che o miei genitori, da bambino, non mi prestavano molta attenzione e, quando lo facevano, era quasi sempre per criticarmi.
Come posso avere un rapporto più "normale" con le persone e non fare sempre la figura dell'imbranato?

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo,
Situazioni psicologiche come la sua trovano un grande beneficio con una psicoterapia. Le suggerirei una psicoterapia dinamica, Credo infatti che lei dovrà fare un po' di lavoro per imparare a gestire la sua aggressività.


Aggiunto: Gennaio 22, 2021
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