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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore, sono in terapia junghiana da circa 6 anni ed ho conseguito ottimi risultati, ma la strada e' ancora lunga e il percorso non e' terminato. La mia analista, dopo la sospensione dovuta all'emergenza Covid, si e' praticamente dileguata senza spiegazioni e questo suo comportamento sfuggente e disinteressato mi provoca una profonda ferita da abbandono, sicche' penso che il nostro rapporto, a questo punto, si sia irrimediabilmente deteriorato nel senso che, anche se mi proponesse di riprendere l'attivita', io non ho piu' motivazione e voglia di tornare da lei. Non ho nemmeno la determinazione per parlarle e chiederle conto del suo comportamento, perche' e' una ferita che mi fa troppo male, dal momento che (e lei dovrebbe ben saperlo...) si sovrappone a pregresse e piu' profonde ferite.
Le chiedo quindi: dopo tanti anni di analisi con un professionista, puo' avere senso ricominciare tutto daccapo con un altro? E, in caso positivo, i risultati acquisiti con la precedente analista dovrebbero essere rimessi in discussione oppure sono diventati dei dati acquisiti? Da un lato mi viene voglia di lasciar perdere tutto, ma dall'altro credo sarebbe un vero peccato non completare un percorso tanto importante e impegnativo che ha profondamente cambiato la mia vita.
...che fare?
La ringrazio dell'attenzione.

Risposta del Dott.Zambello: Le consiglio anzitutto di parlarle cpn la sua terapeuta, snche di questo disagio che prova.
Nel momento in cui continuasse la terapia con un altro terapeuta, nulla di quello che ha conquistato lo perderebbe. Le sue conquiste sono sue, personali. Il terapeuta é stato solo un enzima, ha favorito la crescita.


Aggiunto: Giugno 10, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Innanzitutto GRAZIE per la Sua risposta. Ero già tentata di parlare in terapia di questo mio problema e, a maggior ragione adesso che anche Lei in qualche modo mi consiglia in tal senso, sono proprio convinta che lo farò presto... Perché mi "disturba" aver scoperto queste fragilità nel mio dottore? (Me lo ha chiesto Lei e le rispondo) Non lo chiamerei "disturbo"... ma forse è un po' un rammarico. Tante volte ultimamente ho parlato con lui delle mie angosce di perdita e di morte, se allora forse anche solo una volta avesse detto "è successo anche a me", "lo provo anch'io", quanto sollievo ne avrei tratto! E invece ero lì ad osservare una persona che sembrava estranea a queste cose e mi faceva sentire ancora più sfortunata, ancora più sola. Forse questo mio volergli dire tutto nasce anche da questo, forse è un po' un (arrogante? umano? naturale?) bisogno di fargli sapere che siamo tutti sotto lo stesso cielo e che sentirci accomunati nel dolore può essere una strada per superare tante angosce. Anche questo, ovviamente, glielo dirò. E che il Cielo me la mandi buona.

Risposta del Dott.Zambello: Ogni terapeuta istaura il setting che più gli corrisponde. Lei è libera di dire quello che vuole, anche su questo tema ma, deve accettare che il suo terapeuta abbia il suo metodo.


Aggiunto: Giugno 10, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Egregio dottore, ho molta stima di Lei e pertanto mi permetto di sottoporLe un problema, confidando nella Sua disponibile professionalità. Sono in cura da anni, in terapia per problemi relativi all'ansia cui purtroppo sono (ero, per essere più precisa) quasi schiava anche a seguito di una situazione di salute un po' complessa e oramai cronica. Il mio terapeuta è sempre stato eccezionale, oggi sto molto meglio di prima, ma il punto di partenza era talmente sottoterra che ancora oggi non posso definire la mia vita equilibrata, per lo meno in alcuni aspetti. E vengo al dunque. In maniera assolutamente casuale ho scoperto che nel recente passato il mio terapeuta ha subito un trauma importante (la perdita di un figlio disabile), una cosa atroce cui non riesco a non pensare ogniqualvolta mi ci siedo di fronte. Da quando ho saputo, leggo sempre tristezza nei suoi occhi e mi verrebbe di dirgli che so tutto e gli sono vicina, ma poi penso che non posso perché sono lì per curare le mie ferite, non le sue e addirittura che questo potrebbe offenderlo. Se non stimassi così tanto il mio psicoterapeuta, ne cercherei un altro, ma poi mi chiedo perché mi fa tanto male aver intercettato questa sua fragilità e se anche questo non sia un territorio da esplorare... e se anche lui non lo meriti, un po' di reciprocità in tutto questo analizzare e dedicarsi a me (che non è stato affatto semplice). Potrebbe aiutarmi, dottore, a scegliere cosa fare?

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora, credo che in terapia non vi siano o non dovrebbero esserci temi censurati o censurabili.
É compito poi del terapeuta gestire il suo controtrasfert. É li per quello.
Perché la disturba tanto sapere che anche lui ha avuto dei vissuti dolorosi e qualche fragilità?


Aggiunto: Giugno 10, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


No dottore, non è tutto soggettivo. Lei avrà saltato la sua visita oculistica o per l'emergenza Coronavirus (tutti quanti, me compresa, avevamo esami e visite ambulatoriali programmati in questi mesi che sono saltati a causa dell'emergenza sanitaria, ed è giusto così) oppure oggi lei aveva altri impegni che riteneva più importanti e ha scelto.
Io invece non ho scelta, devo sempre rinunciare ogni giorno a un sacco di cose, ad avere una vita sociale, sentimentale e sessuale, a lavori che mi piacerebbe fare ma non posso, ad andare al mare o in piscina, a tante di quelle cose che potrei farne un elenco infinito. E non è giusto.
Nessuno se la prende se per una volta non può uscire con gli amici perché si è preso l'influenza. Capita a tutti, pazienza.
Invece non capita a tutti di nascere come me. E se non ci sento bene la colpa non è "di nessuno" ma di mia madre, visto che gli specialisti mi hanno chiarito che c'è una forte componente ereditaria. E, secondo lei, chi ha sviluppato da pochi anni la malattia degenerativa dell'orecchio che io invece ho fin da bambina? Mia madre. Solo che se la sviluppi da anziano pazienza, la malattia è lenta, e il deficit uditivo di solito non diventa importante.
Se invece come me la sviluppi che ancora non hai compiuto 10 anni,la malattia è più aggresiva e ha molto più tempo per degenerare. Ti ritrovi a 16 anni che già non ci senti senza protesi, e a 30 che non riesci più a fare un discorso normale con le persone, anche con le protesi.
Vogliamo parlare invece della anomalia cromosomica con cui sono nata? Lo sa chi lo ha prodotto quel gamete difettoso da cui sono stata concepita? Indovini un po'? Mia madre!
Non sono una donna vera a causa sua, non posso avere figli a causa sua. Se la mia vita fa schifo ed è piena di rinunce non è vero che non c'è colpa. La colpa è di mia madre, che non è stata capace di farmi nascere normale. Mio fratello invece lo ha fatto perfetto, guarda caso...
Mia madre è la prima delle tante poco di buono (non possono essere definite donne) che mi hanno rovinato la vita.E la peggiore di tutte. Quindi la smetta di dire che non è colpa di nessuno. Se un figlio nasce handicappato la colpa è o degli errori dei medici che lo hanno fatto nascere (che gli hanno creato un danno durante il parto) o di uno dei genitori. Che gli ha arrecato un danno al momento del concepimento o durante la gestazione.Tertium non datur.

Risposta del Dott.Zambello: Cara Signora, ogni considerazione e ipotesi diversa da quello che lei ossessivamente pensa, é per lo meno inutile.
L'unico concetto che esprime é che lei é la più sfortunata del genere umano e quindi, si sente autorizzata ad odiare tutti in particolare le donne, a cominciare da sua mamma.
É un delirio e, lei lo sa.
Cerchi un po' di pace in se stessa e si accorgerà di quanta sofferenza la circonda. Molto, molto più di quanto lei crede e che, se lei volesse, potrebbe aiutare ad alleviare.
Buon pomeriggio.


Aggiunto: Giugno 9, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,

A fine febbraio, in concomitanza coi primi casi di coronavirus, il mio terapeuta aveva, giustamente, interrotto l'attività clinica.
L'ha ripresa all'inizio del mese scorso, ovviamente con obbligo di mascherina e distanza di mantenere distanza di sicurezza.
Io però non ho potuto riprendere il mio percorso.
Purtroppo, data la mia ipoacusia e nonostante le protesi, già prima avevo molte difficoltà a comprendere cosa mi dicesse il terapeuta, che spesso doveva avvicinarsi perché sentissi meglio oppure ripete le cose varie volte.
Adesso, con le mascherine che mi impediscono di vedere il labiale e la distanza da rispettare, sarebbe veramente impossibile sostenere una seduta de visu.
Il terapeuta mi ha proposto un periodo di sedute via Skype, finché l'emergenza non sarà passata (e chissà quanti mesi ancora ci vorranno..) Ma io non voglio. Cioè le farei anche le sedute via Skype, ma solo se venisse imoedito anche tutte quelle poco di buono (per non usare termini volgare) delle sue pazienti donne di poter andare in studio. Altrimenti no. Non è giusto che loro possano fare psicoterapia normalmente solo perché ci sentono perfettamente, perché sono perfette e non hanno nessunissimo problema (se non quello di essere delle poco di buono) e io invece no.
Odio tutte le donne, loro possono avere sempre tutto, invece io no. Dovrei poter essere anche io come loro, almeno dovrei poterlo essere nel contesto della psicoterapia, visto che fuori non posso.
Invece no, nemmeno in psicoterapia posso essere come loro. Le odio, vorrei vederle tutte morte.

Risposta del Dott.Zambello: Amen.

Cara Signora lei cerca sempre il modo per evidenziare le sue differenze rispetto agli altri e concludere che odia tutti.
É evidente che tutto é soggettivo. Io stesso questa mattina avevo una visita oculista programmata da mesi e non la potrò fare: pazienza.
Come terapeuta ho sempre fatto sedute on line. Alcuni hanno aderito altri no, per motivi vari: pazienza.
Non é colpa di nessuno. Non c'è motivo per odiare.


Aggiunto: Giugno 8, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Grazie Dottore. Ho sempre pensato che che il suo risultato sarebbe stato con una bella lode! Ma non si può tornare indietro..come dice lei spero che le soddisfazioni nella vita le avrà ugualmente . La saluto Dottore grazie

Aggiunto: Giugno 8, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottore psicoanalista, le faccio una domanda perché sono preoccupata per mia figlia. È sempre stata una studentessa modello invece all' università il suo rendimento è basso . ora è in procinto di laurearsi ma il suo voto di laurea certo non sarà alto. Volevo chiedere, pensa che si porterà questo peso dietro ? Non si pentirà di aver avuto un risultato scarso? Ho questo timore. Grazie dottore una mamma preoccupata

Risposta del Dott.Zambello: Pur ritenendo che la formazione universitaria, come quella scolastica ad ogni livello, sia una opportunità unica nella formazione del giovane e del futuro professionista, ben spesso non vi è alcuna correlazione tra i risultati scolastici o universitari e la vita.
Sia contenta che sua figlia ha portato a termine l'Università e la gratifichi per questo. Il resto è una incognita, dove la variabile più importante e l'indipendenza mentale a tutti i livelli.


Aggiunto: Giugno 8, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottore,
mi scusi se la disturbo nuovamente.
Ha qualche indicazione per gli psicoanalisti ai quali mi accennava?
Mi scuso ancora,ma mi sento davvero senza speranza di essere aiutato

Risposta del Dott.Zambello: Baldussi Fiorenzo Milano CMP
Piazzale Repubblica, 23/25 - Brescia
3346983731 - fiorenzo.baldussi@spiweb.it

Bassetti Anna Milano CMP
via Nullo 53 - Milano, Brescia
393472548513 - annangbas@gmail.com

Bolberti Vera Milano CMP
via Valle di Mompiano31A - Brescia
0302005909 - verabolberti@yahoo.it

Caldera Renato Milano CMP
Via del Canalotto 15 - Brescia
- renatocaldera@tiscali.it

Castelvedere Massimiliano Milano CMP
Piazzale Repubblica 25 - Brescia
3357910858 - massimiliano.castelvedere@spiweb.it

De Giorgio Graziano Milano CMP
Piazzale C. Battisti, 7 - Brescia
3389695576 - graziano.degiorgio@gmail.com

Greco Vincenzo Milano CMP
Via del Sebino 10 - Brescia
0302942475 - vincenzo.greco@spiweb.it

Imbasciati Antonio Milano CMP
via Celio 2 Milano; via Ambaraga 37 Brescia - Milano; Brescia
- antonio@imbasciati.it

Oliva De Cesarei Anna Milano CMP
via B. Varisco 33A - 25123 Brescia
030362311 - anna.oliva.decesarei@gmail.com

Tassini Mauro Milano CMP
Via Giovanni Sega 9 - BRESCIA
- mauro.tassini@virgilio.it

Sono tutti colleghi formati e iscritti ad una società psicoanalitica.


Aggiunto: Giugno 8, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Salve, mi potrebbe dare un consiglio? Vorrei andare da uno psicoterapeuta ma non ho un lavoro ora e non me lo posso permettere. Gli psicologi che lavorano nelle ASL sono competenti come un privato?

Risposta del Dott.Zambello: Non ho nessun diritto di giudicare e tanto meno ne ho la possibilità, i miei colleghi. La vera variabile é che si istauri un rapporto.


Aggiunto: Giugno 7, 2020
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno Dottore,

sono uno studente di medicina, o almeno lo ero: purtroppo sono stato colpito da attacchi depressivi e ansiosi. Pensa che dovrei abbandonare la mia tanto sognata carriera oppure esistono anche medici depressi?
Sono davvero confuso oltre alla sofferenza.

Risposta del Dott.Zambello: Caro Collega io ho ripreso a studiare medicina a 27 anni in uno stato confusionale e mi sono laureato a 33.
Si può fare tutto, basta crederci.

Se vuoke legga il mio libro: Ricordi è Riflessioni di uno Psicoanalista. Ed kimerik


Aggiunto: Giugno 7, 2020
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