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Domanda allo psicoterapeuta:


Ha ragione: devo smetterla di piangermi addosso, ma dove trovo la forza per farlo?

Risposta del Dott.Zambello: Inizi, a piccoli passi. Ad esempio cominci a prendere qualche contatto con uno/a psicoterapeuta. Magari per iniziare un percorso a settembre.
Auguri.


Aggiunto: Luglio 31, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Sono sulla soglia dei trent'anni e la mia vita è "bloccata" da quando ne avevo circa quindici, è come se tutto si fosse cristallizzato: gli altri sono cresciuti (nel senso, di "evoluti"), io sono solo invecchiato e ho sprecato la mia gioventù, quelli che avrebbero potuto essere i miei anni migliori. Ora provo solo pena e vergogna per me stesso e una devastante invidia per gli altri. Vorrei smettere di sentirmi così e iniziare davvero a "vivere". Non so cosa potrebbe aiutarmi, forse iniziare una psicoterapia (ovviamente "del profondo", non cognitivo-comportamentale)

Risposta del Dott.Zambello: Mi sembra un buon progetto. Ma soprattutto, la smetta di piangersi addosso.


Aggiunto: Luglio 31, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,
lei dice che sono intelligente, ma purtroppo non è così.
Ci sono test e studi specifici condotti negli ultimi 20 anni su bambine e adulte come me, che mostrano chiaramente come vi siano grossissime carenze e limiti di apprendimento nelle capacità visuo-spaziali, nel calcolo e nella matematica in generale. Parlo di cose che per i normali sono banali, come calcolare le distanze,distinguere la destra dalla sinistra. orientarsi in un posto nuovo o scrivere/disegnare su un foglio restando entro determinati spazi. Io, come tutte le persone come me, tutte queste cose non sono in grado di farle, manco delle più elementari capacità organizzative e progettuali. Nella maggior parte dei casi non abbiamo nemmeno le capacità o i requisiti fisici minimi per prendere la patente di guida.
No, non sono intelligente come le altre, ho un'intelligenza inferiore alla norma, purtroppo. Non lo dico io, lo dicono i medici.

Risposta del Dott.Zambello: Insomma una nullità, in tutto.
Peccato che lei sappia che non è vero.
Ma non riesce ad abbandonare l'idea di non avere niente e, riconoscere di conseguenza che c'è, come tutti, una ricchezza interna sulla quale lavorare per creare qualcosa di nuovo.
Fin che si lamenta lei si sente autorizzata a invidiare gli altri e intanto, spreca la sua vita.


Aggiunto: Luglio 29, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,
Ho un'amica, quasi coetanea affetta dalla mia stessa malattia. Vive in una città distante dalla mia, ci sentiamo quasi solo via chat o telefono.
Lei abita con i genitori, la sorella 21enne e un fratello che credo abbia più o meno 10 anni. C'è un'altra sorella ma è sposata con figli e vive fuori casa.
Purtroppo lei è la maggiore dei fratelli e l'unica che non è normale, e per questo viene presa in giro spesso. La sorella le dice cose come "mamma mia che tette brutte e strane che hai". Oppure "c'hai la f**a strana". E di solito conclude dicendo " vabbè ma tanto a te non ti s***a nessuno". Mi scusi il linguaggio così volgare ma se lo edulcorassi non si capirebbe fino a che punto si possa essere offensivi. Il fratello piccolo le scatta delle foto e le dice "sei la persona più brutta del mondo". Io vorrei aiutarla, ma non so come, visto che lei reagisce solo piangendo e lamentandosi con me.
All'inizio le avevo consigliato di parlarne con il suo terapeuta, visto che da qualche tempo ha cominciato una psicoterapia, ma purtroppo la mia amica è una persona testimone di Geova, religiosissima e cresciuta in un ambiente molto bigotto, e dice che si vergogna a parlare di queste cose con il suo terapeuta (di seno e organi genitali, insomma) perché è un uomo.
Ultimamente poi,in più di una occasione io ho reagito ai suoi racconti e alle sue lamentele in un modo di cui non vado fiera.
Le ho detto che sua sorella e suo fratello, alla fine, hanno ragione. Che è vero che siamo brutte, deformi a causa della nostra sindrome. È vero che non siamo donne e i nostri seni e gli organi genitali non sono normali, perché non si sono sviluppati naturalmente, quindi la sorella ha ragione. E che le stesse cose le pensano tutti quanti, solo che la gente è ipocrita e magari non ce lo dice, ma è così. Le ho detto anche che lei dovrebbe rassegnarsi al fatto che siamo effettivamente orrende, e che non ci vorrà mai nessuno,che resteremo per sempre sole. Ho detto che farebbe meglio a starsene zitta e prendere su quando i fratelli la offendono a quel modo, perché le dicono solo la verità.
Mi dispiace che lei, che come me da bambina e ragazzina ha subito sempre bullismo per il suo aspetto fisico, debba subirne ancora adesso, però purtroppo noi siamo davvero così, come ci descrivono loro e non posso dirle che non è vero che è brutta, perché le mentirei.
Intanto però sento che la nostra amicizia sta finendo a causa della mia reazione a questi episodi che lei mi racconta.
Non so come fare, purtroppo penso di essere la persona meno adatta ad aiutarla.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
Sono anni che lei mi racconta queste cose e che mi dettaglia di quanto manchi rispetto agli altri.
Faccia un atto di fede: ci credo. Quello che lei non vede e che forse non riesce a trasmettere neanche alla sua amica è che il compito di noi tutti, tutti, è di riconoscere ciò che abbiamo e valorizzare quello. Lei è una persona intelligente, scrive bene: utilizzi la sua intelligenza. Si sforzi a creare cose nuove che nascono dalla sua esperienza.
La smetta di piangersi addosso.


Aggiunto: Luglio 29, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


dottore ho 30 anni ma non ho, anche se non per colpa mia, un buon rapporto con i miei fratelli.
Per mia sorella, che saluto i vicini, visto che lei non ha un buon rapporto, sarei un uomo senza testicoli o una felcia umana, per mio fratello se combino qualcosa sarei un combina guai. e il guaio è una multa in sosta vietata e non lui che parcheggia l'auto nuova di famiglia all'aperto e torna con una fiancata danneggiata per atti vandalici subiti.
insomma cosa fare, come comportarmi visto che viviamo ancora tutti sotto lo stesso tetto. Parlo di mia sorella 45 enne e di mio fratello 35enne.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Andrea,
Le sue sono tensioni, piccole o grandi intolleranze di fratelli che stanno assieme dopo un tempo naturale di convivenza. Basta, se ne vada a vivere per conto suo. Vedrà che poi frequntera' i suoi fratelli con più amore e rispetto reciproco.


Aggiunto: Luglio 24, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Cosa si sentirebbe di dire ad una persona che sta considerando l'ipotesi del suicidio?

(Il titolo di un libro e film recita "Un giorno questo dolore ti sarà utile", ma nella mia vita c'è stato e c'è, tuttora, tanto, troppo dolore e io non riesco a vederne la presunta utilità. Ogni giorno è un guerra con me stesso e non riesco più a reggere)

Risposta del Dott.Zambello: Diego, le dico quello che ho imparato sulla mia pelle.
Domani sarà come oggi e, dopodomani uguale. E, così sempre ma ho capito che il mio dolore non è fine a se stesso. Mi aiuta ad accorgermi degli altri, a capirli e, qualche volta, anche ad amare.
Io sono così. Non vorrei essere diverso.


Aggiunto: Luglio 19, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Lei non mi rosponde. Come se conoscesdi la sua ridposta. Pendo di avere bidogno del supporto di un trrspeuta. Per capirmi meglio. Del resto ritrovarmi qui in un monologo triste e' frustrante. Che tipo fi terspia mi consiglia? Puo' essermi utle? Grazie perla sua indicazione

Risposta del Dott.Zambello: Si, ha ragione anche in questo: troverebbe vantaggio in una psicoterapia. Poco importa di che scuola, basta che si crei un rapporto psicoterapeutico.
Su suo marito non ho niente da dirle: non lo conosco, non conosco la coppia, non sono, né potrei essere il suo terapeuta. Le mie sono solo indicazioni di servizio.
Buone ferie.


Aggiunto: Luglio 16, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Dott. ho riletto quanto le ho scritto e mi sono accorta che emerge pteoccupazione per il rapoorto di coppia e non la gioia per aver vinto un ricorso dopo 14 anni!!!! Il pensiero di lui e della sua infelicita cronica oscurano anche il mio legittimo orgoglio per esserci riuscita e la gioia per la novita. Ci sono anche rusarcimenti! Insomma qualunque marito sarebbe felice per il
Successo della propria donna e delle conseguenze economiche. Lui mi stressa dicendo che l' avv. deve stare dietro ancora allaa sentenza che e' un incapace...insomma smorza, blocca e circoscrive la cosa. Ai suoi amici non hs neppure comunicato la novita'.. con.me non una dola patola sul ruolo da laureata e su settore piu vicino ai.miei interessi.invidia? Paura? Un mio successo e" una deminutio per lui che non ama il suo lavoro? Non sopportsa che sistemeremo un po' di debiti accesi in passato da lui? Sta nelle cose che in famiglia il bene di uno e' il bene di tutti. Perche ha difficolta a riconiscere il bene che accade e di cui puo' beneficiare anche lui? Alla base c'e' secondo me una scarsa autostima e la presunzione di controllare tutto. Di questa vicenda, nata moolto prima che ci conoscessimo , si e' poi occupato nel tempo ma mettendosi sempre contro l'avv che non volli cambiare. Insomma dottore sono sfibrata. Dice che lo controbatto in continuaxione, che non lo stimo...mi attacca in continuaxione. Non mi domina e sa che non puo' riuscirci. Sta male non si sente amato. Ma non e' cosi. Se non gli volessi bene nin starei qui Le pare? la prego di dirmi cosa pensa Grazie
davvero


Aggiunto: Luglio 16, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottore. Ho vinto quel famoso ricorso e quindi cambiera' il mio lavoro, il mio contesto in ufficio. Avro' piu tempo libero. Voglio riespandermi. Darmi la possibilita' di imparare quella 'leggerezza'di cui ho bisogno e che mi consentirebbe una maggiore serenita. Voglio riscoprire la mia felicita. Si nasce felici. Vivere felici credo sia la nostra missione. Dare del nostro meglio vivendo sereni , in pace con se stessi. Non e' giusto sentirsi sempre in ansia, colpevolizzati da chi non ha abbastanza autostima da affrontare la vita con il sorriso o comunque accettando i propri limiti e rispettando gli altri. Voglio lavorare su di me. Vorrei su di noi parlando del mio compagnpo. Ma come sa, lui non e' coinvolgibile. Lui e' contro. Di default. Non crede in niente e in nessuno. La circostanza di questo 'successo' continuera a mettrci alla prova. Mi sento gia' stanca per ogni obiezione, critica, insoddisfazione mi verra' scagliata contro.del resto lui solo lavora ( secondo lui). Io faccio poco (secondo lui....8 ore uff. e casa) e adesso.....saro' una ruba stipendio nel pubblico...figurarsi...mentre lui porta i pesi del mondo... mi dice ultimamente ' sono stanco di sentirmi stanco'...non ha voluto festeggiare il suo compleanno fuori.. ( per il quale gli ho fatto regali e, preparato cenetta e torta). indomma continua ad essere una vittima ( di se stesso). Gli ho detto che mi fa stare male la sua infelicita' cronica..ma sembra non capire che ha solo questa vita e gli anni che restano per imparare a sorridere (dentro). Suo figlio in giro in cerca del senso del vivere non gli sta insegnando niente, la sua vita insieme a me dopo anni di vedovanza e senza lavoro non gli da evidentemente quello che gli e' necessario .Il suo di lavoro che lo stanca, come stanca il lavoro di tutti, gli da dignita e senso. Dovrebbe essere grato alla vita per quello che ha. Io sono grata a Dio per ogni giorno, per mio figlio e anche per lui perche gli voglio bene come ne voglio a suo figlio. Voglio sorridere dottore. La mia vita e' unica e io con lei. E" un dono e voglio fare meglio che posso e mi piacerebbe che chi sta intorno a me condividesse questi semplici e fondamentali principi. E non che si logorasse in pessimistiche congetture e sentimenti negativi..come posso coinvolgerlo? lo vedo impaurito da me in altri contesti..meno conrollabile...ma perche non si rilassa e si rasserena? Andra'meglio anche dal punto di vista economico...ma forse non tollera che cio accadra per causa mia...maschilista e orgoglioso...non so se capira mai che cosa significa amare. A volte dubito di aver capito io che cosa significa vivere, ma non smetto, non smetto mai di credere e provarci.. mi dia un consiglio dottore. Lui ha solo me ma era abituato ad una moglie dipendente in tutto e per tutto. Io sono l' opposto e forse non tollera questo. suo figlio e' fuori e quando e' partitome lo ha affidato...lui e' ctitico con suo padre. Gli vuole bene ma non condivide carattere . Lui crede di essere in credito nella vita e pretende che gli altri facciano come vuole lui. La risposta del figlio e' chiara. Il mio.modo di essere nin e' esattamente in.linea con cio che vuole da chi gli sta accanto. ( nel suo.matrimonio controllava vita spese tempo a cssa di sua moglie). Mi ha allontanata dai miei familiari. Al lavoro serve che vada , ma migliorare carriera , conoscere gente nuova, e' troppo.... vedremo che succedera. Credo nin sia un problema mio. Io devo vivere quests bella novita'. A lui l'intelligenza per capire e apprezzare. Giusto? Grazie per le sue preziose parole

Risposta del Dott.Zambello: Complimenti, ha ragione ma, la smetta di voler cambiare il suo compagno. Lui é cosi. Stop.


Aggiunto: Luglio 16, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,
La ringrazio per le belle parole, anche se purtroppo a chi è come me servono a ben poco. Per quanto io possa lavorare su me stessa per accettare quello che sono e "trovare la mia strada" come dice lei, purtroppo ci sarà sempre il rifiuto degli altri. Io potrò anche arrivare a "volermi bene" e a volere bene ad altre persone ma servirà a ben poco, perché non sarà mai corrisposto.
Il mio terapeuta, che è una persona ottimista, mi ha detto che il 95% delle persone mi rifiuterà a causa della mia patologia (ma temo che saranno il 100%) e che il rifiuto degli altri è una cosa che devo imparare ad accettare, dato che le persone subiscono un trauma quando vengono a sapere che non sono normale e che alla gente, giustamente, non piace avere a che fare con la malattia. Soprattutto dice che non potrò mai avere un rapporto del tutto normale con le donne, perché per loro rappresento un trauma maggiore che per gli uomini e io comunque mi sentirò sempre inferiore a loro.
Solo che a me di accettare questa cosa non mi va, o meglio, non voglio dovere restare sempre sola e vivere da handicappata, non voglio una vita così piena di ostacoli e di limitazioni, perché già ne ho subite anche troppe. Per questo ho pensato di iniziare in percorso di fine-vita, sempre che me lo permettano.

Risposta del Dott.Zambello: Le auguro di no, che non glielo permettano.


Aggiunto: Luglio 4, 2019
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