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Domanda allo psicoterapeuta:


Dottor Zambello lei che è anche medico laureato in neuropsichiatria quindi avrà anche competenze con gli psicofarmaci, vorrei sapere da lei perchè si soffre di insonnia? Perchè neanche molti dei farmaci che ci sono in commercio per questo problema e mi sembra di aver capito sono qualcosa come 80, riescono a guarire un paziente malato d'insonnia? Nonostante egli sia profondamente cambiato dentro riuscendo a cambiare quasi totalmente se stesso attraverso anni e anni di correzione e studio su di sè che hanno protato a grandi traguardi? Come si può ancora parlare di cause a monte o psichiche, quando egli ha distrutto parte considerevolmente grande del suo male? intendiamoci, il concetto di guarire da una malattia psichica solo attraverso l'accettazione e la comprensione non è completo. Insomma una volta lei parlava di guarigione di un suo paziente narcisistico (cosa che a quanto pare, da quello che dicono gli psicoterapeuti è impossibile , mentre io sono certo che niente è impossibile)(Certo sia accettazione che disturzione della malattia vanno usate insieme)...insomma cercherò di farla breve, di insonnia si muore? Lei è a conoscenza di come questa malattia sia in realtà una piaga che sta distruggendo le vite di qualcosa come 10 milioni di italiani che ne soffrono? Cosa può dirci al riguardo? Scusi il guazzabuglio, ma sono certo che lei capirà. Un suo ammiratore.

Risposta del Dott.Zambello: Gentile Signore,
Ho fatto un po' fatica capire se lei stava parlando di me o faceva un'ipotesi.
Comunque sia va bene. In fondo è così ancheio dormo mediamente 4 ore a notte.
Mi va bene così, per me sono sufficienti. A molti no. Vorrebbero o sentono il bisogno di dormire di più. In questo caso se ne valutano le cause che possono essere organiche o psichiche o ambedue.
Vi sono numerosi centri universitari che ricercano e curano questa insufficienza organica.
È chiaro che lo psicoanalista si fa carico solo degli aspetti psicologici che stanno alla base.
La questione del narcisismo è altro e posso ripetere che credo che un'analisi ben strutturata possa aiutare il paziente ad uscire da questo.


Aggiunto: Dicembre 27, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dott. Zambello

Supponiamo che lei abbia in cura da qualche tempo una paziente con problemi di accettazione del proprio corpo, che vede pieno di difetti e schifoso, al limite della dismorfofobia.
Mettiamo anche che da un po' di tempo si sia instaurata una dinamica poco produttiva, anzi dannosa. Del tipo che la paziente afferma di essere talmente orribile che le persone la guardano con ribrezzo e pensano che faccia schifo ma non glielo dicono per non offendere. Ogni volta che lei, come terapeuta, prova a dire cose come: "Ma lei non è affato orribile come pensa, io non trovo che lei faccia schifo"la paziente si arrabbia, le dà dell'ipocrita, del falso e le dice che in realtà anche lei prova schifo guardandola ma non lo vuole ammettere.

Se per assurdo, durante una seduta nel bel mezzo di uno di questi battibecchi, questa tizia in un momento di rabbia e impulsività si togliesse improvvisamente gli abiti rimanendo in biancheria intima (le sembrerà incredibile che possa accadere, ma facciamo finta che sia plausibile) e le dicesse, arrabbiata "Adesso voglio vedere se lei ha ancora il coraggio di sostenere che non faccio schifo!". Lei come reagirebbe? E come valuterebbe il gesto di questa paziente?

Tenga presente che: 1- se le dicesse che effettivamente è brutta, la terapia con lei non avrebbe più senso di esistere.
2- se affermasse, ancora una volta, che non pensa affatto che la paziente sia brutta, questa ricomincerebbe a darle dell'ipocrita e del bugiardo arrabbiandosi ancora di più.
3- Se restasse in silenzio o reagisse con eccessivo imbarazzo la paziente probabilmente interpreterebbe la cosa come una ulteriore conferma che lei prova ribrezzo vedendola ma non lo vuole dire.

Risposta del Dott.Zambello: Ricordo una didatta di una certa età che raccontava che un giorno le entrò in studio un paziente che appena entrato si abbassò i pantaloni e mostrò il suo pene in erezione.
La Didatta inforco' gli occhiali e si avvicinò al paziente, guardò il pene e disse: "Tutto bene, tutto bene, metta via."
Io non so se avrei il sangue freddo della Didatta ma, mi sembra di aver capito che con i pazienti, qualsiasi problema pongano va affrontato guardandolo.
Premesso che non mi fa schifo nessuno, davanti a qualsiasi persona che mi chiede cosa penso, non mi sottraggono, dico quello che penso. Sono certo che quello penserei non è assolutamente svalutare.


Aggiunto: Dicembre 27, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottore, sono nuovamente a scriverle. Le vorrei chiedere un altro paio di cose:
1) Come faccio a sapere se ho trovato il terapeuta "giusto" per me e che la terapia sta funzionando?
2) Se mi vergogno di parlare di certe cose (utili però alla terapia) con il terapeuta, cosa posso fare?
Grazie

Risposta del Dott.Zambello: Il terapeuta giusto è quello che le muove delle emozioni, positive o negative che siano.
Passaggio successivo, tradurre queste emozioni in parole.
Questa è la psicoterapia: la terapia della parola. Parola del terapeuta e del paziente.
Se non ce la fa, si scelga un'altro tipo di terapia; ad esempio la teatro-terapia. Una terapia dove si usi prevalentemente il corpo.

Le auguro Buone feste.


Aggiunto: Dicembre 22, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno, le avevo scritto ieri una domanda, ma ho visto che non è stata pubblicata, allora le scrivo nuovamente.
Ho iniziato l'ennesima psicoterapia (ho già cambiato molti terapeuti) e per ora ho fatto quattro sedute; nelle prime tre, mi sentivo abbastanza a mio agio e pensavo di aver finalmente trovato il terapeuta giusto per me; durante la quarta seduta, invece, mi sono sentito "strano", quasi in imbarazzo, non so perché. Per esempio, io so che dovrei affrontare il discorso della mia sessualità (che è uno dei motivi che mi spinge ad andare in terapia), ma me ne vergogno molto, non so se con questo terapeuta riuscirei ad affrontare questo discorso (in realtà, nemmeno con i terapeuti passati sono riuscito ad aprirmi completamente). Adesso vorrei quasi cambiare di nuovo terapeuta, ma non so se è una necessità reale o una mia resistenza alla psicoterapia. Mi sono accorto che seguo sempre lo stesso "copione": scelgo un terapeuta, all'inizio mi sembra di aver trovato la persona giusta, poi dopo un po' comincio a pensare che invece non è il terapeuta giusto, che ce ne sarà uno più adatto a me, e alla fine interrompo la terapia, scelgo un altro dottore e il circolo ricomincia... Io non so più cosa fare, mi sembra che nessuno sia "capace" di aiutarmi. Ho paura di non essere in grado di farmi aiutare (eppure ne ho un disperato bisogno perché sono bloccato in tutto nella vita). Cosa potrei fare?

Risposta del Dott.Zambello: Mi scusi, non avevo visto la domanda.
Che fare? Lei stesso è convinto che il problema non sia il terapeuta.

Dica a lui le stesse cose che ha detto a me e così coglierà la disponibilità o meno del medico a seguirla. Cambiare ancora, non le servirebbe a niente.


Aggiunto: Dicembre 20, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottore, avrei una domanda da porle in quanto mi trovo in una situazione di "stallo" all'interno di una terapia psicodinamica che si protrae da qualche anno. Vivo in un piccolo paese e la terapeuta mi è stata presentata dal medico di famiglia. La conoscevo di vista, ma ho accettato, ed ha accettato anche lei, di intraprendere comunque il percorso. Credo che, anche per questa circostanza, il rapporto si sia evoluto anche nel senso di una relazione personale, non che ci si frequenti fuori dalla terapia, ma in qualche modo ci si "conosce" nella vita reale, e ci si stima e apprezza, reciprocamente. Le faccio un esempio: sono studentessa fuori sede ed ogni tanto è capitato che la dottoressa mi abbia chiesto di portarle dei libri dalla biblioteca della città in cui studio, e magari a volte ci siamo soffermate a parlare delle ricerche che facciamo, e mi ha dato consigli sulla tesi (la citerò probabilmente nei ringraziamenti)...Sembra assurdo ma, non avendo ancora superato i miei problemi, adesso mi pongo il dubbio che non sia opportuno cambiare terapeuta, mi spiego: il fatto che esista una relazione umana e cordiale in cui io debba "pagare" per sentirmi apprezzata o essere in diritto di parlare, stranamente mi blocca. Credo che ci siano i margini per una relazione personale nella vita reale con la mia terapeuta, e ci terrei a svilupparla in modo sano, ma nello stesso tempo ho necessità di un terapeuta che si muova solo ed esclusivamente in un ambito professionale. Lei cosa ne pensa? E, soprattutto, ritiene che il mio comportamento possa risultare offensivo nei confronti dell'attuale terapeuta? C'è un modo che mi consiglia per affrontare il problema? Grazie mille dottore e buone festività!

Risposta del Dott.Zambello: Premesso che non c'è un setting psicoterapeutico giusto e uno sbagliato a priori. È giusto o sbagliato a secondo se funzioni o meno per il paziente.
Premesso questo, il paziente ha il diritto, direi dovere di cercare per se stesso la risposta che gli è più utile
È possibile che una situazione sia utile per un certo periodo e poi non lo sia più. Si evolve, si cresce.
La terapeuta, se lei glielo dirà chiaramente, valuterà con lei le sue motivazioni ma non potrà che essere contenta se leggerà che la sua richiesta é il frutto di una crescita.


Aggiunto: Dicembre 20, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


dottore,
sono un laureato in economia e devo svolgere il tirocinio di 18 mesi presso uno studio.
dopo anni di porte in faccia, dove nessuno mi ha mai voluto prendere, questa settiman ho trovato tre studi che mi hanno fissato un appuntamento. ovviamente faccio le mie valutazioni, ma come posso domani salutare in modo elegante un dottore per dire faccio le mie valutazioni?

Risposta del Dott.Zambello: Mi scusi Dottore, noi facciamo sempre delle valutazioni e siamo sottoposti a valutazioni.
Tutti i rapporti umani, tutti, si basano su questo presupposto che condividiamo.
Ora la questione è cosa vale la pena di dire e cosa no.
Direi che in ogni rapporto, soprattutto se siamo il valutato, conviene rispettare i ruoli. Risponda, ascolti e poi, con la massima libertà decide.


Aggiunto: Dicembre 19, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Cosa potrebbe farmi intendere che il 'controtransfert' sia in atto (erotico e/o amorevole (?), e che non sia un atteggiamento terapeutico ,perdonate il gioco di parole,del terapeuta?

Risposta del Dott.Zambello: Il controtrasfert è un sentimento che riguarda solo il terapeuta.
Sulla questione poi: erotico o amoroso, dipende dai bisogni del terapeuta. Evidentemente non coincidono.


Aggiunto: Dicembre 13, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno, è normale che un terapeuta non prenda appunti durante la seduta? Il mio non lo fa mai

Risposta del Dott.Zambello: Anch'io non prendo mai un appunto ma credo di ricordare tutto quello che il paziente mi dice.
Lo seguo di più ascoltando e pensando a quello che mi dice.


Aggiunto: Dicembre 7, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,
volevo chiedere se è possibile superare gli interventi di paura da interventi chirurgici (intervento miopia).
Lavorando su me stesso ho scoperto le cause della paura che derivano da forme di bullismo che sono sfociate in un quasi violenza sessuale e nella assenza dei miei genitori.
Grazie e buon Week end..

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signor Francesco,
si è possibile con l'ipnosi. Per le cause e le dinamiche sucessiva lei si dovrebbe rivolgere ad uno psicoterapeuta dinamico.


Aggiunto: Dicembre 1, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Domanda:
Buongiorno, sono il ragazzo che le ha scritto qualche tempo fa perché, dopo la prima seduta con una psicoterapeuta, non ero sicuro della mia scelta. Con questa terapeuta ho fatto tre sedute e le ho detto che devo pensarci. Penso di prendere appuntamento con un'altra psicologa, fare tre sedute anche con lei e poi decidere con quale mi trovo meglio. Può essere una cosa giusta per decidere da chi farmi aiutare?

Risposta del Dott.Zambello: Si, va bene. L'importante è che si tenga presente che non si tratta di mettere alla prova un certo numero di terapeuti ma, essere certi di aver trovato quello col quale riusciamo ad avere un buon rapporto-terapeutico


Aggiunto: Novembre 30, 2019
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