Dott. Renzo Zambello
Medico psicoterapeuta Milano

A proposito di OMOSESSUALITA'

A coloro che mi chiedono cosa penso "dell'orgoglio gay", di quelli che manifestano pubblicamente e orgogliosamente la loro omosessualità, solitamente rispondo che è come se mia nonna che le piaceva il pecorino sulla pastasciutta fosse stata orgogliosa di questo suo gusto e si fosse organizzata in un gruppo per la libertà della " pasta al pecorino".

Mi si contesta che si tratta di problemi un po' più profondi. Certo, è vero, cerchiamo di vederne alcuni. Il sentirsi gay, omosessuale, é anzitutto una scelta personale, legata forse alla genetica, forse solo alla struttura psicologica, o forse l'uno e l'altro, comunque difficilmente se non impossibile da modificare. La nostra sessualità si sviluppa attraverso varie tappe e con enormi difficoltà.

La prima e forse la più importante, é quella di staccarci dalle fantasie fusionali con nostra madre. Staccarci da la, dove eravamo un tutt'uno indistinto e andare verso un'altra persona, uomo o donna che sia. Viverla come diversa da noi. Rischiare il non conosciuto.

E' l'unione con un diverso da noi, momento primo, condizione indispensabile per la nascita del nuovo, di ciò che non ci sarebbe mai stato, e non mi riferisco solo ai bambini. Tutto questo, se pur regolato dalle spinte interne che ci coinvolgono nella fisicità e nella emotività, è difficile.

Ed é vero anche che chi fa i conti prevalentemente con la propria omosessualità, le cose sono un po' più difficili, perché il diverso da sé è mascherato dal fatto che l'altro è fisicamente simile.

La "creazione" del nuovo all'interno di una coppia omosessuale è più difficile perché è ostacolata da un esterno non diverso.

Difficile ma non impossibile perché il diverso da sé è un connotato prevalentemente psicologico. Chiaramente più una situazione è problematica più avrebbe bisogno di aiuto, ma non è così.

Mi è difficile capire quali possano essere le ragioni storiche e sociali che hanno fatto sì che venisse negato l'evidente: l'omosessualità esiste.

A mia nonna piaceva il pecorino e nessuno glie l'ha mai negato, se qualcuno l'avesse fatto mia nonna presumibilmente avrebbe avuto dei piccoli problemi.

Ma quando si pongono ostacoli alla realizzazione sessuale e affettiva , si procurano grandi problemi. E' orribile pensare che ancora oggi ci sono nazioni dove c'è ancora il rischio della pena di morte per coloro che dichiarano e vivono la loro omosessualità.

I gay venivano uccisi nei forni crematoi solo per le loro scelte sessuali. La Chiesa continua a considerare l'omosessualità un peccato ma anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità, per restare in tema, ha depennato solo alcuni anni fa l'omosessualità dall'elenco delle malattie.

E' giusto scandalizzarci per le ingiustizie, lottare perché le cose possano cambiare, anche con un impegno sociale culturale, ma ci sono dei pericoli. C'è la possibilità di spostare all'esterno le difficoltà di crescita di cui parlavamo prima. Avere l'impressione di lottare per una libertà ma è solo un abbaglio.

I disagi psicologici che statisticamente affliggono i gay ne sono una conferma. La capacità di amare non è un concessione sociale è il risultato di una maturazione personale profonda.

La psicanalisi non si propone impegni sociali ma cerca di separare le difficoltà interne da quelle esterne, dando la possibilità al paziente di riconoscersi, di staccarsi dalle sue proiezioni narcisistiche, rendendo possibile un processo di individuazione, di maturità.

La prossima volta vi racconterò cosa avrebbe fatto mia nonna, che era una saggia, se qualcuno gli avesse detto di non mangiare il pecorino.

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