Figli senza limiti. Una società che cerca  un padre.

Padri e figli

I limiti dei padri nei disagi dei nostri ragazzi.

Mi capita sempre più spesso di vedere in studio ragazzi, ragazze che sperimentano l’angoscia  di non avere  limiti. Non  li hanno a casa, non li trovano a scuola e il gruppo che frequentano ha spesso un unico scopo:  divertirsi  spingendo sempre più in alto l’asticella del pericolo.

Lo leggiamo  sui giornali   tutti i giorni,  l’adolescente che cade da un terrazzo perché vuole farsi un selfie il  più sbilanciato possibile sul vuoto. O quello che finisce schiacciato  sotto il treno perché sfida sul tempo la velocità del mezzo   nel  passargli davanti, o l’altro che muore perché si stringe al collo una corda fino a perdere i sensi.

C’è  un’unica costante in tutto questo: vogliono scoprire fino a dove possono arrivare. Vogliono sperimentare i propri limiti. Sotto  questi apparentemente  incomprensibili comportamenti, si sente un grido preciso: datemi dei limiti, fermatemi.

 

Viviamo in una società che sperimenta una delle evoluzioni culturali più  veloci, profondamente strutturali e radicali  che mai sia avvenuta prima. Io sono nato subito dopo la guerra e ho dovuto aspettare una decina di anni prima che arrivasse la televisione a casa mia, chiaramente in bianco e nero e con un solo canale,  Rai 1. Oggi le mie nipotine  non  guardano più la televisione, preferiscono  i video sul tablet.  Io mi fermavo  quando passava una Topolino e la guardavo estasiato. Alla domanda che macchina ha il papà, la mia nipotina  ha risposto: non lo so, papà la cambia continuamente. Io andavo in biblioteca per fare le ricerche scolastiche e consultare  l’enciclopedia Garzanti. Ora puoi chiedere al  telefonino che porti in tasca  e  in pochi secondi ti dirà quanto è stato scritto e detto su ciò che ti interessa.

Potrei continuare,  ma   abbiamo capito. La verità è che  siamo saliti su un treno ad alta velocità, dove però abbiamo scoperto che non c’è più un limite. Questo sfreccia sempre più veloce tanto da non riuscire  più neanche a mettere a fuoco ciò che ci passa davanti. Come la mia nipotina che non ha memorizzato la macchina di suo padre.

Cosa è successo, cosa sta succedendo dentro di noi?

Perché non riusciamo a godere di quanto abbiamo?  La depressione è diventata una delle malattie più comuni. Ci basti pensare che il suicidio è fra le tre principali cause di morte  tra i 15-44 anni e  i tentativi di suicidio   sono 20 volte più frequenti dei suicidi effettivi.

Viviamo un  disagio mentale profondissimo. Per noi Europei poi,  la realtà  è ancora più stridente. Infatti da oltre 70 anni stiamo vivendo un periodo di pace senza guerre. E’ il  periodo  più lungo nella storia.

Eppure  l’angoscia ci circonda.

Perché?

Se pur tragicamente ce lo dicono i nostri ragazzi. Non abbiamo più un senso dei nostri  limiti

I padri hanno smesso di fare i padri. E’ successo qualcosa di maligno,  si è insinuato un cancro nella generazione dei sessantottini: Dio è morto.

L’abbiamo detto, urlato, cantato: Dio è morto. Non c’è più la legge, non c’è più l’autorità. Non c’è più il padre.

Finalmente tutto è possibile.

Si è realizzata la profezia di Nietzsche: abbiamo raggiunto il super uomo  o meglio, l’ oltreuomo .

Nietzsche in  “Così Parlò Zarathustra” e prima nella “Gaia Scienza” aveva  descritto la necessità  dell’uomo di evolvere da una situazione di schiavitù sotto la legge morale.  Lui scriveva che l’uomo  aveva introiettato  l’obbligo morale  a comportarsi come  un cammello  per tutta la vita.  Egli cammina  schiacciato sotto il peso del dovere.

Chi era il soggiogatore che schiavizza,  umiliava l’uomo ad una vita di schiavitù ? Non c’è dubbio: la Chiesa con il suo Dio, la scuola, i partiti e la loro politica, il padrone, il padre, il maschio. Tutte categorie che limitano l’evoluzione, la crescita individuale.

Andavano abbattute.  Sono state abbattute.

Le chiese sono vuote. Nelle scuole sono possibili episodi come quelli che vengono  mostrati nei telegiornali con una periodicità lacerante: professori picchiati, insultati  e umiliati. E comunque sia, una cosa è certa,  la politica  investe pochissimo nella formazione dei ragazzi.  Il lavoro degli insegnanti è fortemente squalificato. Abbiamo  migliaia di edifici scolastici  pericolanti e un abbandono scolastico tra i più alti in Europa. Il 17,75 per cento dei giovani under 25, abbandona la scuola primaria prima di aver terminato le superiori.  Il 19,7 per cento dei giovani in età lavorativa  (16-29 anni),  ha scarsa capacità di lettura.

La Chiesa poi,  come istituzione, è rimasta nel vissuto di ognuno come   un ammasso di rottami maleodoranti, schiacciata da scandali economici e sessuali. Sembra,   a chi non la frequenta, (ormai una minoranza che non supera il 20 per cento) il corpo ferito di un animale impotente che sta per  morire.

La politica? Un insieme di approfittatori che per  loro interesse recita a nostre spese una parte alla quale nessuno crede più. Il  loro parlare è solo  un fastidio,  come il ronzio di un insetto. Lo segui solo per evitare  che ti punga. Ma prima o poi lo farà, e tu sai che è così.

Perché tutto questo sfacelo?

L’unico sentimento che sembra possiamo concederci è il Nichilismo passivo.

Ho una sola risposta: abbiamo bisogno del padre.

Non c’è crescita possibile senza il padre.

Chi è il Padre? E’ colui che limita, argina la fisiologica onnipotenza del bambino. E’ colui che mette un limite , poco importa quale, all’espandersi di un Io che lasciato a se stesso si  dilaterebbe fino a disintegrarsi.

Il padre è il Dio che dice ad Adamo ed Eva che danzavano incoscienti di sé nell’Eden,   quella cosa non la potete fare.  Sentono il limite di sé , lo provano e cadranno puniti e impauriti ma, da quel momento,  veri uomini, coscienti di se stessi.

La coscienza di Adamo ed Eva  nasce,  inizia proprio dal momento che essi provano il loro limite e pagano la loro fantasia onnipotente.

Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: <Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire>“. Genesi 16,17

Abbiamo bisogno di padri che sappiano  fare i padri, sappiano punire, sappiano bocciare.

Solo loro danno la possibilità al bambino, al ragazzo di vedersi, di conoscersi.

.Poi il Signore Dio disse: <Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male. Che ora egli non stenda la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre!>.  Genesi  21,14

Ecco, dopo l’umiliazione e il dolore della punizione, l’uomo potrà arrivare ad essere padrone di se stesso, un leone,  come suggerisce la seconda metamorfosi di Nietzsche.

Purtroppo è così essenziale il bisogno del padre che là dove non c’è stato questo bisogno, questo persisterà anche in una età dove il padre biologico o simbolico, ad esempio la scuola,  neanche più potrebbe esserci. Ciò spiega il funesto muoversi delle masse verso un inconsapevole bisogno di un uomo forte. Anche qui, la storia, la razionalità, serve a poco. Il bisogno acceca e intontisce.

C’è una speranza?

A livello sociale non ho gli strumenti per leggere e prevedere  i movimenti delle masse,  a livello individuale si,  propongo una speranza: “Conosci te stesso”.

Solo in questo modo, come  leggevano  a Delfi coloro che chiedevano alla Pizia il volere di Apollo, sarà possibile guarire le nostre ferite narcisistiche e scoprire ciò che veramente siamo e possiamo fare.

Solo così potremo realizzare la terza metamorfosi di Nietzsche: diventare un fanciullo.

“Perché il leone rapace deve anche diventare un fanciullo? Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sí.”  Grande Antologia Filosofica, Marzorati.

O, se vi piace:

«In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.  Chi pertanto si farà piccolo come questo bambino, sarà lui il più grande nel regno dei cieli” Mat. 18 3,4

Percorsi diversi,  sono solo angoscia e dolore.

di Renzo Zambello

Di Renzo Zambello il libro: “Ricordi e riflessioni di uno psicoanalista”  ed. Kimerik

 

 

 

 

 

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