Ho voglia di gridare. Aggressività: impulso vitale, senza non vivremo

Ho voglia di gridare.

 
Ho voglia di gridare. Sono matto?

Domanda: Carissimo Dottore, ho voglia di gridare. Sono matto?L’ansia la fa da padrona per buona parte della mia giornata. Siccome molte volte mi tengo tutto dentro, potrebbe essere utile e di sollievo “mandare a quel paese” chi se lo merita? Gridare contro il mondo? Oppure deve sempre vincere la diplomazia e far finta che va tutto bene SEMPRE! Grazie per la cortese risposta! A presto! Francesco

Risposta del Dott. Zambello

Riprendo  la  domanda di Francesco pone in maniera chiara il tema dell’aggressività e della sua gestione. Pensavo mentre rispondevo a Francesco di come, anche se non vorremmo, siamo intrisi di “moralismo”.  Non solo perché il contenuto della domanda me lo suggerisce ma soprattutto per la mancanza di informazione, quasi di silenzio che c’è attorno a questa pulsione vitale: l’aggressività.

Le pulsioni vitali.

Essenzialmente sono due le pulsioni che la natura ci mette a disposizione: la libido e l’aggressività. Sono i pilasti sui quali costruiamo la nostra vita. Pensate però a quanta attenzione per la gestione della prima la libido,  e come invece siamo sommari per la seconda l’aggressività. Eppure non possiamo vivere senza aggressività e,  se la neghiamo o la schiacciamo dentro di noi, come già avevano capito Freud e la Klein, andiamo sicuramente incontro alla depressione.

Aggressività come impulso vitale

Dicevamo di un impulso aggressivo, parallelo a quello libidico. Ma forse non è proprio così. Tanti psicoanalisti  sostenevano che questa separazione avviene più tardi, all’inizio queste due pulsioni sono un tutt’uno.  Nel bambino fino ad un anno, questi due impulsi sono sicuramente uniti non fosse altro che il bambino fino ad un anno è solo fisicità. Dobbiamo aspettare i nove,  dieci mesi perché si presenti un proto-pensiero e che il mentale si separi dal fisico.

Tappe nel bambino

 Prima   è un tutt’uno fisico e l’aggressività si esprime legata ancora alla libido. Pensiamo alla fase orale dove il bambino  “morde”,  divora il capezzolo della madre e poi si  ritrae in uno stato “depressivo”.   Terrorizzato teme  che la madre risponda “pan per focaccia” come diceva la Klein.  Chiaramente questo non avviene e la madre contiene amorevolmente l’aggressività distruttiva del  figlio, aiutandolo a conoscerla e a  non spaventarsi.  E’ questo spavento, paura distruttiva,  onnipotente del bambino che poi, in età adulta continua a farsi sentire.

L’aggressività nell’adulto.

L’adulto, sente, teme che ancora la sua aggressività, se liberata espressa possa diventare distruttiva come nel bambino. “E’ meglio che stia zitto, perché se ti dico tutto quello che penso…” Un’espressione comune che rivela due cose: la prima è il pensiero “onnipotente”  distruttivo  della propria aggressività  il secondo, non meno importante, la svalutazione, questa si aggressiva,  dell’altro. Non ti considero in grado di sopportare il mio attacco, sei un debole.

Un esempio

Ricordo un episodio che ripeteva il Prof. Bertolini, uomo che non era certo deficitario in questo campo. Egli, Neuropsichiatra infantile  e stimato Professore universitario, raccontava spesso questa cosa. Diceva che un giorno davanti all’ennesima intemperanza di un suo giovane paziente, 12 anni,  rispose con una sberla. Il messaggio, contestabile quanto si vuole, era diretto e facilmente leggibile. E’ come gli avesse detto: ti stimo e so che non sei debole  ma  responsabile di quello che fai e io non accetto la tua aggressività distruttiva. Lui raccontava che dopo quella sberla il ragazzo attivò  un transfert  positivo che gli permise di crescere. Non lo so, conoscevo il personaggio e so di certo che qualche vittima la fece.

Considerazioni

Mi ha sempre affascinato questa storiella. Mi sembra la sintesi di tutte le nostre difficoltà rispetto a questo impulso vitale. Lasciato a se stesso diventa distruttivo o implosivo. Freud pensava fosse l’espressione dell’Istinto di morte. Contenuto, elaborato come fa  la mamma nei primi mesi di vita e poi i genitori come seppe leggere e fare Bertolini.   Diventa lo strumento che ci permette di identificarci nel padre e superare, attivamente l’Edipo. Non sottovaluto il compito  difficile e delicato dei genitori che se inizialmente la natura aiuta, vedi la pazienza delle madri, poi, soprattutto in età adolescenziale diventa veramente difficile discernere il giusto comportamento.

Per finire

Dalla lettera di Francesco si evince un  dato certo.  Questi temi non si concludono nella adolescenza ma, spessissimo ce li portiamo dietro come nuclei nevrotici non risolti fino alla maturità e oltre.  Sono  nevrosi costosissime che ci fanno vivere male e ad un livello inferiore alle nostre potenzialità. Se ne abbiamo percezione o,  una sintomatologia ci avverte, vedi  alcuni tipi di depressione o disagi sessuali, diventa un vero investimento cercare di risolverli.

di: Renzo Zambello

Video: Rabbia e Psicoterapia  http://youtu.be/tHeLePN6PbM

 

Di Renzo Zambello il libro  ” Ricordi e riflessioni di uno psicoanalista “   Ed.  Kimerik

Ricordi e riflessioni di uno psicoanalista.

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