La telepatia esiste? Si, una capacità che si perde crescendo

 

La telepatia esiste?

Domanda: La telepatia esiste?

Gent.mo Dottore,

ho letto alcuni suoi articoli sulla telepatia, molto interessanti. La telepatia esiste? Io credo che sia possibile comunicare per via telepatica ma, mi succede una cosa strana. Quand’ero piccolo, 6-7 anni mi sembrava che questa possibilità in me fosse molto sviluppata. La usavo soprattutto con una mia cuginetta, quasi senza accorgermene, era naturale. Anche con mia madre spesso  avveniva: leggevo nella sua testa e lei leggeva nella mia. Poi crescendo, mi sono reso conto,  purtroppo a posteriori, che questa possibilità diminuiva sempre di più.  Direi che  è scomparsa a 13, 14 anni. Oggi ho 32 anni. Dottore, quando  sento scienziati e insigni giornalisti quale Piero Angela con la sua  organizzazione, il CICAP  sostenere che la telepatia non esiste, provo rabbia. So che dicono qualcosa di non vero ma, nel contempo mi chiedo: ma dove è sparita la mia.  Perché non mi capita più? Grazie. Fabio

Risposta: la telepatia esiste ma…

Gent.mo Signor Fabio,

lei è semplicemente cresciuto. E’ diventato grande, ha strutturato un Io “con la sua pelle” come dice Freud e con le sue difese. L’inconscio con i suoi fantasmi e  magie, è “rimasto fuori”,  oltre le sue difese. E’ un processo naturale.  Forse  potremmo evidenziare nostalgicamente alcune rinunce, perdite  ma,  tant’è  che è così. E’ la vita. Essa non è né giusta né sbagliata è semplicemente così. Si cresce, ci si specializza nelle nostre capacità, carismi e si perde la “magia” totipotente del bambino.

Alcune questioni sulla telepatia.

La sua domanda pone però una questione molto interessante e chiarisce,    in maniera certa, alcune  funzioni  tra l’Io e l’inconscio che non può essere solo  l’inconscio personale,  ma anche quello collettivo. Non si capirebbe altrimenti,  come avrebbe fatto lei a comunicare con la cuginetta o la mamma se l’inconscio collettivo non fosse esistito .

Comunque non si arrabbi  troppo contro gli illustri scienziati e giornalisti che negano ciò che è vero ma che non vedono o non  vogliono  vedere.  E’ sempre successo così. Abbandonare categorie certe aprirebbe a mondi sconosciuti e  cosa c’è di più pauroso, infinitamente  grande, ma infinitamente sconosciuto dell’ inconscio collettivo?  Lì c’è il tutto.

Lì noi torneremo.

La telepatia e la psicologia classica

Pensi che uno studioso che io tanto ammiro, filosofo e psicoterapeuta junghiano, Umberto Galimberti, nel suo libro ‘Dizionario di Psicologia’ Ed.  UTET, classifica la telepatia tra la parapsicologie. La ‘para’, ovvero qualcosa di affine che non ha ancora raggiunto, né raggiungerà forse mai, la dignità dei processi psicologici. E’ un paradosso. La psicologia  è  lo studio dello spirito e dell’anima. Cosa c’è che si avvicina di più all’anima, alla psicologia,  della telepatia? Chiaramente è una domanda retorica.  Da tempo  purtroppo la psicologia  si è allontanata e si interessa d’altro oltre all’anima. Hanno iniziato con  la psicologia comportamentale, poi la cognitiva, quella applicata, indi quella clinica, poi della Gelstalt, oggi abbiamo la psicologia della pubblicità, dello sport, del traffico. E l’anima? L’anima è in fondo dimenticata. Anzi è un po’ sconveniente parlarne. Immaginarsi poi,  parlare di telepatia. Roba da maghi.

Alcune riflessioni sulla telepatia

Io e lei sappiamo che non è così. La telepatia non è una invenzione di imbroglioni o una credenza di persone ingenue. La telepatia è un’espressione delle capacità totipotenti e indifferenziate presenti nel nostro inconscio,  che inconsapevolmente utilizziamo quando l’Io non è ancora formato o in peculiari situazioni che vedremo più avanti.

 Filogenesi umana e telepatia.

Signor Fabio, lei nella sua domanda racconta di aver constatato che questa sua possibilità di utilizzare la telepatia l’ha constata dall’età circa di 6 anni ed è scomparsa verso i 13, 14. Ecco, quello è lo spazio temporale dove soggettivamente possiamo venire in contatto con le nostre capacità  e  ognuno di noi esprime una sua specificità. Lei prendeva contatto ed usava la telepatia,  altri bambini altre capacità come ad esempio la musica, l’arte o  la matematica o mille, mille altre possibilità, i carismi.  Non possiamo comunque dire che una possibilità vale l’altra, un dono vale l’altro, non tanto come valore in sé. Sarebbe sciocco valutare qui i doni,   la profondità e la genesi di questi. Voglio dire che una cosa è avere una particolare sensibilità per la matematica, un’altra,  usare la telepatia. Ripeto, non perché una sia migliore dell’altra, ma perché verosimilmente il linguaggio della telepatia ci porta a meccanismi, a strutture filogenetiche molto più antiche rispetto  alle strutture neurologiche che utilizziamo per la matematica. La telepatia  è presente nel bambino fin dai primi proto-pensieri, 1 anno circa.  Lei se ne è reso  conto solo verso i 5-6 anni perché quella  è l’età in cui il bambino inizia un confronto sociale e diventa sufficientemente cosciente di sé attraverso le valutazioni e le comparazioni della scuola e la frequentazione di un mondo oltre la famiglia.

L’ Io e la telepatia

A quell’età però, l’Io non è ancora strutturato. Il bambino vive in una dimensione dove le parti più profonde del Sé si mescolano con l’Io. Continuerà così fino all’età preadolescenziale e poi, nell’età adolescenziale, sotto la spinta delle pulsioni libido e aggressività, si spaventerà, avrà paura dei mostri che “covano” dentro di lui e si  difenderà isolandosi nel fortino dell’Io. Tutto ciò, da una parte lo salverà dai diavoli che albergano in lui, dall’altro dovrà  sacrificare  molto delle sue capacità primarie  e la telepatia è una di queste.

Telepatia e regressione psichica

Però non è sempre così, o per lo meno il processo evolutivo non porta necessariamente ad una perdita definitiva e irreversibile del totipotente a favore dello specifico. Una parte di noi è sempre potenzialmente capace di regredire e recuperare strutture antiche. Questo avviene in clinica con persone che per motivi psico-fisici regrediscono. Alcuni  schizofrenici , ad occhi inesperti, possono manifestare capacità primarie che possono sembrare straordinarie.  Ciò avviene perché il soggetto attinge direttamente nell’inconscio collettivo. La telepatia è una di queste capacita.  Chi ha un’esperienza con schizofrenici sa bene che lo schizofrenico ‘ti legge dentro’ ma  lui  non se ne fa niente, perché non decodifica emotivamente quello che ‘legge’ a livello dell’Io,  essendo questo destrutturato. Ma,  non è l’unico fenomeno che rivela l’esistenza dell’inconscio collettivo,  basti pensare agli ‘indiavolati’ del Vangelo che parlano lingue straniere mai sentite e tanto meno studiate. Io faccio parte della categoria di medici che ha frequentato gli ospedali psichiatrici quando già c’erano gli psicofarmaci. I miei professori però mi hanno spesso raccontato di fenomeni dove i pazienti improvvisamente suonavano strumenti che non avevano mai studiato o parlavano  lingue antiche. Purtroppo tutto ciò non serviva a niente, erano solo schizzi di un inconscio collettivo dove loro erano sprofondati.

Jung ci ha insegnato che noi stiamo bene con noi stessi e con gli altri, quando siamo lontani dagli archetipi. Avvicinarsi a questi si rischia,  come la falena  che gira attorno alla fiamma della candela, di bruciarci. Ogni meccanismo di dipendenza in fondo è un meccanismo con una matrice archetipica.

Telepatia e individuazione

Però è vero anche che si possono trovare fenomeni primari, quali la telepatia, in una persona adulta e ben strutturata senza essere necessariamente  nella patologia. Non sono casi frequenti ed è sempre doveroso sospettare e discernere dagli  imbroglioni, ma vi sono. Io stesso ho avuto la fortuna di incontrare alcune persone che avevano queste capacità. Devo dire che quelle che ho conosciuto io,  si caratterizzavano tutte  per aver fatto un lungo percorso religioso. Persone che avevano passato gran parte della loro vita a pregare,  ma  sicuramente erano psicologicamente salde ed integre. Qualche artista forse può raggiungere queste possibilità.

Tutti noi siamo chiamati ad arrivarci alla fine del nostro percorso, negli anni della maturità, là dove le pulsioni si attenuano  e avremo, speriamo, raggiunto una maggiore consapevolezza di noi. Allora, come leggiamo in alcuni volti di persone anziane, capiremo e vedremo oltre i nostri sensi affievoliti.

Signor Fabio, alla fine non è così importante quello che gli altri credono o non credono e neanche quello che abbiamo perso,  ma quello che abbiamo oggi e soprattutto come riusciamo ad utilizzarlo.

Di Renzo Zambello

Brano tratto dal libro : ” Ricordi e riflessioni di uno psicoanalista”  di Renzo Zambello ed. Kimerik

 

 

 

 

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