Sindrome di Stendhal: tra panico e crisi d’identità

 

Sindrome di Stendhal

Sindrome di Stendhal

Sindrome di Stendhal, la sindrome del bello.

La Sindrome di Stendhal: tachicardia, capogiri, confusione, vertigini. Al cospetto di opere d’arte dalla straordinaria bellezza, c’è chi si sente perso, e il malessere cresce a tal punto da finire al pronto soccorso. È la sindrome di Stendhal.  Disturbo psicosomatico definito per la prima volta a Firenze, dal gruppo di esperti guidati dalla psichiatra e psicoanalista Graziella Magherini.

«La definizione di questa sindrome – spiega la psichiatra – è nata dopo uno studio che abbiamo condotto tra gli anni Ottanta e Novanta all’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze. Abbiamo studiato  oltre 100 turisti che erano arrivati da noi dopo aver visitato la città».
Tre sono le principali manifestazioni della sindrome. C’è chi cade preda di un attacco di panico, chi finisce in uno stato di eccitazione ed esaltazione e chi si sente perseguitato e minacciato dal mondo che lo circonda. Tutti sintomi benigni, accomunati da una crisi della propria identità che in genere si risolvono nel giro di qualche ora o al massimo di un giorno.

Sindrome di Stendhal: è la bellezza che fa male?

Solo la bellezza, però, non può far così male. Oltre alla straordinarietà dell’arte, infatti, ciò che predispone alla sindrome è il fattore viaggio. Si tratta sempre di turisti che provano una profonda esperienza estetica lontano da casa ,  precisa Magherini. Il viaggio, anche se piacevole, ci costringe ad allontanarci dalla sicurezza della quotidianità e questo può destabilizzare alcuni soggetti.

da: http://iltempo.ilsole24ore.com

Commento del Dott. Zambello

Credo di aver provato la Sindrome di Stendhal una volta davanti ad un quadro di Mirò a Milano. Rimasi bloccato, isolato per 10, 20 minuti davanti a questo quadro come drogato. C’ero ma con la mente ero altrove. Ero nudo, ero entrato nel quadro e il quadro era dentro di me. Che spiegazione mi sono dato? Penso che il potente messaggio dell’artista  aveva rotto le  difese del mio Io e il preconscio di Mirò espresso in quel quadro era in contatto con il mio. Capivo cosa lui aveva dentro quando aveva fatto quell’opera. Ero in uno stato alterato di coscienza.

Di Renzo Zambello il libro:  ” Ricordi e riflessioni di uno psicoanalista”   Ed.  Kimerik

Ricordi e riflessioni di uno psicoanalista.

Un Commento

  1. elena rolandi 19 Settembre 2016

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