Sogno lucido. Il sogno è un reperto dell’ inconscio

Il sogno. Psicoterapia dinamica

Sogno

Sogno lucido,  è possibile?

(riporto una mia un’intervista al  settimanale F a proposito del libro: “l’arte di vivere i sogni)

Cosa pensa della tesi del libro L’arte di vivere i sogni: è davvero possibile pilotare l’attività onirica?

Ricordo che quando andai alla Feltrinelli per cercare il libro esso era collocato  in un reparto  etichettato come  “ new age”. Non le nascondo che ho provato  un immediato disagio, una specie di orticaria mentale.

Addirittura, perché?

Capisco che  i termini non sono appropriati  e anche forse un po’ esagerati ma penso si colga qual è  la mia posizione rispetto ad alcune culture che sento un po’ come delle mode o fughe in avanti pericolose.  Su quest’ultimo aspetto   ci potremmo ritornare.  Mi faccia dire un’altra cosa,  così ci capiamo meglio. Quel tipo di letteratura  è l’equivalente di altre che stavano sempre nello stesso settore: “Come Diventare Dannatamente Ricchi ed Essere Beati” . E’ una lettura che la interessa?  Comunque ritorniamo a noi.

Secondo Jung  i sogni sono prodotti mentali che cercano di comunicare con noi; può spiegarci in che modo?

Scriveva  Jung   in Realtà dell’anima del   (1947)  che Il sogno è la piccola porta occulta che conduce alla parte più nascosta e intima dell’anima,  alla  notte cosmica  dove tutto è collegato: l’inconscio collettivo.  Li nasce il sogno.

Capisce  perché mi disturba sentire parlare di Sogno lucido e mi chiedo se  è  ingenuità o c’è malafede. E’ un po’ la storia di S. Agostino che  passeggiando  per una spiaggia,  incontrò un bambino-angelo che con un secchiello prendeva dell’acqua dal mare e la versava in una piccola cavità nella sabbia. Alla domanda del Santo su che cosa stesse facendo, il bambino avrebbe risposto  che voleva porre tutto il mare dentro quel buco. Quando il Santo gli fece notare che ciò era impossibile, il bambino replicava che così come non era possibile versare tutto il mare dentro la buca,  allo stesso modo era impossibile per  i misteri di Dio,  nella sua piccola testa di uomo.  Il  Sogno lucido  è per me l’equivalente  di avere  la pretesa di imbrigliare l’inconscio   ai piaceri dello sperimentatore.  Deliri.

Secondo gli autori del libro è possibile restare lucidi durante i sogni: in che modo secondo Lei si può imparare?

Non lo so. C’è sicuramente  nella teoria del libro anche una  contraddizione in termini. Gli stessi autori ad un certo punto si rendono conto di questa contraddizione  e si chiedono perché usare,  come fanno,  il termine subconscio al posto di inconscio.  Risolvono scrivendo letteralmente: noi preferiamo il termine  subconscio,  perché il termine inconscio ci evoca l’immagine di qualcosa di remotissimo e distaccato, mentre subconscio quella di qualcosa di nascosto ma ancora alla nostra portata”. (pag . 25). Peccato che i sogni sono prodotti dell’inconscio. Il resto,  è  altro.

Cosa?

Uno stato modificato di coscienza di tipo auto-ipnotico o  semplicemente illusioni o allucinazioni ipnagogiche, immagini pre-oniriche o, deliri. Su questi mi permetta di essere un po’ più articolato in seguito.

E’ vero che tenere un diario dei sogni può aiutarci anche a livello psicologico?

Il sogno, secondo gli psicoanalisti ma anche secondo gli psiconeurologi ha  una    funzione  alla quale l’uomo non potrebbe rinunciare.  Gli psicoanalisti parlano di una funzione mito-poietica del sogno, per i fisiologi il  sogno ha sicuramente lo scopo  di resettare il lavoro celebrale diurno, ripulire il cervello  dalle scorie. Comunque sia, l’uomo che gli venisse impedito di sognare,  sarebbe un uomo condannato a morte in breve tempo. Il sogno quindi ha una sua funzione indipendentemente dalla coscienza o memoria che  ne abbiamo.  Noi sogniamo diverse ore tutte le notti e poi ricordiamo qualche frammento, si e no. E’ vero che può essere utile “lavorare” sui sogni. La psicoanalisi considera il sogno la via maestra verso l’inconscio. E’ importante che il paziente ricordi i sogni, a volte anche  fermandoli, scrivendo qualche parola chiave al risveglio.    fissandoli così nella memoria.

Secondo la psicologia junghiana, esistono dei simboli onirici che indicano qualche precisa sensazione o stato d’animo?

L’analisi di un sogno non è mai una lettura di  simboli  di cui si deve scoprirne il significato secondo una tabella pre-esistente. Il sogno è individuale  e  dinamico  e nel  momento in cui  viene raccontato all’analista ha sicuramente una valenza relazionale e transferale. Un sole all’orizzonte potrebbe significare un’alba ,  ma anche il giorno che se ne va per dar spazio alla notte. E, il paziente sta parlando della sua alba o del  timore della notte o,  sta proiettando sul terapeuta ciò che teme o vorrebbe per lui?

Perché alcune persone non ricordano i propri sogni e altre sì?

Nessuno ricorda tutti i suoi sogni, perché,  come abbiamo detto questi hanno una funzione che va  oltre la consapevolezza di questi. Però alcune persone  ricordano più di altri. Questo è comprensibile già con quanto ci ha detto Freud. Egli distingue  l’Io separato dall’inconscio  come da una membrana che lo difende dalle istanze delle pulsioni che provengono dall’inconscio. Durante il sonno le difese dell’Io si sciolgono ma al risveglio egli si compatta difendendosi  col dimenticare  i sogni frutti dell’inconscio e quindi “pericolosi”.  Certo lo schemino è povero ma trova conferma anche in clinica. Persone particolarmente rigide più difficilmente ricordano i sogni. Una persona con un Io fragile,  abbonda di immagini oniriche.

Ipotizzando che la tesi del libro sia vera e il sogno si possa in qualche modo pilotare, quali sono i possibili effetti collaterali?

Per quanto mi riguarda l’ipotesi è falsa  e comunque  la pratica di questa ipotesi  non è scevra da pericoli anche grossi.

Quali ?

Gli stessi per cui si sconsiglia la pratica dell’ipnosi nelle persone con Disturbo borderline di personalità. Queste persone oscillano continuamente tra il delirio e la realtà. Il loro Io è molto fragile. Se stimolo stati alterati di coscienza posso mandare il paziente in un delirio produttivo senza ritorno. Questa possibilità è implicitamente conosciuta anche ai cultori di queste pratiche. Lei si ricorderà il film Inception del 2010 con  Leonardo DiCaprio, dove a livello cinematografico si riprendevano un po’ queste teorie sulla  possibilità di utilizzare l’inconscio. Bene,  li nel film veniva detto espressamente che c’era la possibilità di sprofondare nel livello più profondo dell’inconscio dove non ci sarebbe  stato più  ritorno. Un Junghiano parlerebbe di attrazione verso gli Archetipi. Noi non siamo fatti per parlare con dio, sguazzare da quelle parti è pericoloso. Si ricorda Mosè sul monte Sinai? Non deve avvicinarsi e guardare Dio, perché altrimenti  morirebbe.  La follia è questa.

In una donna e in un uomo cambia la modalità di produzione onirica? Se sì in che modo?

Ma no, a parte i sogni sessuali che hanno chiaramente strutture  diverse. L’uomo sogna solitamente  delle parti della donna e la donna l’uomo nel suo insieme,  soprattutto nella sue manifestazioni affettive. Gli altri sogni non si differenziano molto tra i due sessi. Questo è coerente se pensiamo che il sogno come diceva Jung, è come un reperto  che arriva dal profondo  li,  non c’è né maschio né femmina ma l’anima.

Gli autori dichiarano che vivendo coscientemente i sogni si sviluppano le potenzialità creative di ciascuno di noi; se sì in che modo?

Quello che fanno loro non lo so, anche perché come le dicevo,  per loro stessa ammissione c’è una certa contraddizione con  ciò che loro identificano come sogno e che invece è altro. Però è vero che il sogno ha in sé il segno di dove vogliamo andare. Essendo il frutto di tutto il Sé –  intendendo per  Sé  la somma dell’inconscio, il preconscio, l’Io, il super Io ed il corpo –  esso porta i segni, l’indicazione di ognuna di queste parti. Ad esempio, certo che è possibile che il sogno “riveli” una malattia fisica. Perché deve essere strano? Basti pensare che se abbiamo sete, fame, possiamo sognare di bere o mangiare. Il corpo entra nell’immagine onirica per essere soddisfatto. Altrettanto una malattia può trasformarsi in un sogno per avvisarci, chiederci di curarci. Ciò che non possiamo fare è diventare lucidi cioè indirizzare queste energie, perché peccheremmo,  almeno di ingenuità,  come il bambino di S. Agostino.

Qual’è il sogno ricorrente più frequente nelle sue pazienti?

Tutti. Ogni paziente ha dentro di sé un mondo unico, diverso da tutti gli altri. Produce sempre cose nuove ed originali. E’ una bellezza. E’ come visitare ogni giorno gallerie di artisti.

Infine una curiosità: esistono dei trucchi per fare dei buoni o dei cattivi sogni?

Trucchi non ne conosco ma so che i sogni ci raccontano come stiamo. Se stiamo bene i sogni sono buoni.

Intervista a Renzo Zambello per il Settimanale F.

Del Dott. Renzo Zambello il libro: “Ricordi e Riflessioni di uno Psicoanalista”Ed. Kimerik

 

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