Speranza per il disturbo bipolare. Vogliamo crederci

speranza per il disturbo bipolare

speranza per il disturbo bipolare

Speranza per il disturbo bipolare? Finalmente si.

Spesso sottovalutati, i disturbi mentali sono destinati a divenire una delle principali fonti di disabilità e dolore nel mondo. Da sempre, in Psichiatria non c’era speranza per il disturbo bipolare. Una persona su quattro in Europa soffre di una malattia psichiatrica (in Italia l’8% della popolazione), con alti costi sociali. Si stima che almeno una persona su cento, pari a circa cinque milioni d’individui in Europa, nel corso della vita sia colpita da una malattia mentale. Il meeting della World Psichiatric Association di Firenze ha dedicato attenzione al disturbo bipolare «una malattia che mina fortemente la qualità di vita dei pazienti, dei loro familiari e degli addetti alle cure – ha spiegato la dr.ssa Helen Millar psichiatra del Carseview Centre di Dundee, Scozia – Curare la patologia significa ripristinare la salute mentale ma anche massimizzare l’integrazione sociale dei malati.

La cura che da speranza per il disturbo bipolare.

In pratica il migliore trattamento è rappresentato da un approccio olistico che combini farmaci e terapia psicologia, supporto sociale e familiare, dieta, esercizio fisico e programmi basati sugli stili di vita».

Al congresso sono stati anche presentati i dati di uno studio con il farmaco aripiprazolo che, «per i pazienti con disordine bipolare – ha affermato il prof. Eduard Vieta, psichiatra dell’Università di Barcellona – costituisce un’opzione per il trattamento di combinazione coniugando i benefici di buona sicurezza e tollerabilità a lungo termine». Il disturbo bipolare è caratterizzato dal fatto che il paziente passa dalla mania alla depressione con diverse gradazioni. Nella forma grave il disturbo bipolare può causare, nel quindici per cento dei casi, il suicidio, la terza causa di decesso tra le persone tra i quindici e i ventiquattro anni.

 Purtroppo il disturbo bipolare è una malattia che dura tutta la vita con stati d’ansia parossistici, tensione estrema, indotta da sostanze stupefacenti, disturbi alimentari e iperattività sessuale. Tutto questo associato a emicrania, malattie della tiroide, obesità e diabete di tipo due, oltre che malattie cardiovascolari. Purtroppo il disturbo bipolare è spesso associato con anche con l’alcolismo, tossicodipendenza, iperattività, panico e gravi comportamenti antisociali. È assai difficile da parte dello psichiatra giungere a una diagnosi precisa di questa patologia. Sappiamo soltanto che il problema colpisce entrambi i sessi e che l’età media d’insorgenza è di ventuno anni. Spesso i pazienti con forme lievi sono soggetti a un giudizio assai severo da parte della società. Le donne sono classificate, quando il disturbo ovviamente ha forme limitate, come lunatiche e si attribuiscono tutti i sintomi alle particolari caratteristiche fisiche femminili. Per l’uomo nella migliore delle ipotesi c’è il giudizio d’instabilità emotiva. Il trattamento nei casi gravi prevede l’impiego del litio, della carbamazepina e dell’acido valproico in combinazione con farmaci antipsicotici. La ricerca medica ha dimostrato che il trattamento più efficace è una combinazione di psicoterapia di sostegno insieme a farmaci che stabilizzano l’umore. La difficoltà del terapeuta è soprattutto quella di modulare le terapie secondo l’aggressività della patologia. È certo comunque che il trattamento deve durare a lungo e non può essere interrotto in tempi brevi. I recuperi migliori si ottengono quando ci sono una diagnosi corretta e un trattamento completo che va dalla psicoterapia a una maggiore attenzione sociale a un cambiamento radicale dello stile di vita. Quest’attenzione globale può evitare le ricadute e permettere alla maggior parte dei pazienti di svolgere una vita più tranquilla e serena.

di: Giancarlo Calzolari
da: http://iltempo.ilsole24ore.com

Commento del Dott. Zambello.

  • E’ vero che c’è speranza  per il disturbo bipolare? E’ vero, in  caso di  depressione bipolare,  vi é   la necessità di integrare in maniera sinergica più approcci terapeutici: farmacologico, psicoterapeutico, sociale.  finalmente anche una Società di Psichiatri   riconosce che c’è speranza per il disturbo bipolare e contemporaneamente  l’indispensabilità della psicoterapia in un progetto terapeutico a lungo termine che non sia solo la risposta al sintomo. Ma credo sia ancora un po’ sottovalutato  l’importanza dell’intervento psicologico che non ha solo lo scopo di sostegno ma di risposta all’eziologia della malattia. E’ chiaro che su questo punto  si apre la vecchia spaccatura tra la concezione organica della malattia mentale e quella psicologica.
  • Chiaramente non sono io che posso  dirimere l’ annosa diatriba. Diciamo che mi accontento, per il momento di constatare che hanno preso atto che la psicoterapia é importante.  Sono sempre meno convinto che la depressione bipolare sia di origine organica, una nevrastenia, come la definirebbe Freud ma, usando il suo linguaggio, una psiconevrosi. I risultati del meeting di Firenze, sono comunque un passo in avanti.

2 Commenti

  1. Inger 25 Febbraio 2011
  2. Dr.Zambello 25 Febbraio 2011

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