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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile Dottor Zambello deve essere sincero con me, ma soffrire per tanti anni di insonnia porta ad avere tumori?

Risposta del Dott.Zambello: Non credo, Andreotti ne ha sofferto per una vita ed è morto a 94 anni


Aggiunto: Aprile 13, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,
ma guardi che lo so benissimo che lei mi legge da anni. però bisogna mettere un punto su cosa voglia dire "scrivere" e "scrivere bene".
Sa meglio di me che scrivere una mail, un post su facebook, o anche scrivere a lei è una cosa.
Scrivere una storia, un racconto, o addirittura un romanzo e scriverlo bene, beh quello è tutto un altro mondo. C'è una bella differenza tra la narrativa e gli altri tipi di scrittura, e non c'è bisogno che gliela spieghi io. Per questo dicevo che lei non può sapere se scrivo bene o no. Anche se mi legge da anni.
Detto ciò, il punto del mio post era un altro: come fa a dire che io ho incontrato persone pazze e che ho ignorato la loro follia? Non glielo chiedo con rabbia è solo che la sua affermazione mi ha stupita. Cioè nella mia vita ho incontrato persone affette da varie malattie fisiche più o meno gravi. Come tutti. Cioè un po' più spesso di "tutti", a dire il vero, ma vabbè. Ma di pazzi non ne ho mai incontrati, al massimo qualche persona con esaurimento nervoso o depressione, ma di certo non è follia. Mi creda,in quanto borderline, l'unica pazza con cui ho mai avuto a che fare nei miei 35 anni di vita, sono io.

Risposta del Dott.Zambello: Cara Signora,
è vero la leggo da tanti anni, e so di cosa è arrabbiata. Ma capisco che non mi ha letto lei e non è certo una grande mancanza, solo che facciamo fatica a capirci.
Ho scritto numerosi articoli sulla follia e, me lo permetta anche un libretto per raccontare la mia follia.
Con questo chiudo questa conversazione.
Alla prossima.


Aggiunto: Aprile 10, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Se lei fosse il mio terapeuta le avrei già mangiato la faccia dicendole una cosa del tipo "lei ha mai letto uno dei miei racconti? No. E allora come cazzo fa a dire che scrivo bene?". Io non scrivo affatto bene, ma questo lei non può saperlo.
Vede? Detesto l'ipocrisia in ogni sua forma e lei mi fa sempre incazzare.
Detto ciò, devo ammettere che spesso non la seguo. Ok, lei pensa che io non riesca a vedere che ci sono persone che soffrono più di me. Io non sono d'accordo. Io so benissimo che ci sono persone con malattie ben più gravi delle mie ma sono... beh forse il 4 o 5% della popolazione, anche meno. Non sto scherzando. E da questa percentuale dobbiamo togliere i dementi e ritardati mentali che, per fortuna, non si rendono conto della loro condizione e non ne soffrono. Ci rimane... il 3 % della popolazione forse? Beh a me di quel 3% non me ne frega nulla. Io non provo compassione per loro, sono una di loro del resto.
Io provo odio per il restante 97% della popolazione che è nata sana. Dovevo essere in quel 97%. Io quando vedo una donna o una ragazza giovane, bella, la odio e la vorrei ammazzare. Immagino i modo in cui potrei farlo. Perché non è giusto che lei sia bella e possa fare la troia e avere tutti gli uomini e i figli che vuole, invece io no. Io ho paura che prima o poi possa succedere qualcosa che mi farà perdere la testa e mi farà ammazzare una di queste donne.
Comunque, io non la seguo perché lei dice che ho ignorato la follia del prossimo e che mi sono girata dall'altra parte. Ma quale follia, di chi? Non l'ho capito. L'unica persona folle che conosca, sono io.

Risposta del Dott.Zambello: Lei è così arrabbiata che spesso non si rede conto di cadere nel ridicolo. Se mettessi assieme tutti gli interventi che mi ha mandato avrei sicuramente l'equivalente di un capitolo di un romanzo. Le assicuro che è più che sufficiente per capire se lei scrive più o meno bene.
Sul resto che dice, faccia quello che vuole, odi chi vuole, le assicuro che per me non cambia niente. Il mio lavoro è cercare di aiutare le persone che me lo chiedono di capire come funzionano. Non voglio salvare nessuno.


Aggiunto: Aprile 10, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottor Zambello, mi sento particolarmente triste stasera. Per un motivo forse un po' futile ma provo a spiegarmi.
Qualche giorno fa ho partecipato a un contest amatoriale per racconti brevi. Senza entrare nel dettaglio, si doveva scrivere un racconto ironico/umoristico che è stato poi pubblicato su un forum in forma anonima, e sottoposto ai commenti dei lettori.
Pe scriverlo ho preso un po' spunto dalle mie passate esperienze in ospedale, descrivendo un reparto di malattie rare in chiave umoristica. Dalla caposala dispotica alle madri esageratamente apprensive, passando per i pazienti visti in modo un po'cinico attraverso gli occhi della protagonista, anche lei paziente. Dall'acondroplasico messo ironicamente accanto al letto di un gigante affetto da adenoma ipofisario, al bambino diabetico, al Klinefelter... una bella carrellata di poveri diavoli, uno più strano dell'altro, in balia di medici e infermieri.
Sì, sono argomenti su cui non ci sarebbe nulla da ridere però, leggendo i commenti, il taglio leggero e ironico del racconto è stata la cosa forse più apprezzata.
Certo il mio racconto non avrà fatto morire ridere (non era questo lo scopo), ma mi pare che la grande maggioranza dei lettori abbia almeno sorriso e che ne abbia colto l'ironia, anche se amara e politicamente scorretta.
Cosa mi ha intristito allora?
Beh, il fatto che nessuno, e dico nessuno, abbia capito che ho preso spunto da una esperienza reale.
Molti mi hanno fatto i complimenti per essermi documentata così bene su malattie tanto rare. "Deve essere stato difficile" mi hanmo scritro. Ma la verità è che io non mi sono documentata affatto! Ho solo descritto i pazienti che erano i miei compagni di stanza durante i ricoveri, né più né meno.
Altri ancora hanno scritto "si vede proprio che dietro c'è la mano di un medico per conoscere tutte queste malattie."
Ma quale medico. Non sono medico né infermiera né OSS. Ho sempre e solo frequentato gli ospedali come paziente.
Ma è possibile che nessuno riesca a concepire che esistano persone come me o come gli altri povero sfigati (in senso buono) di cui ho scritto?
Quale potentissimo processo di rimozione deve operare una persona per non riuscire a concepire che se esistono quelle malattie, per forza di cose ci saranno anche persone che ne sono affette? E che molto probabilmente chi scrive ha preso spunto da una esperienza personale?
Perché se scrivessi un racconto su una donna che combatte contro il cancro scriverebbero subito "bel racconto, si vede che l'autore ha probabilmente vissuto questa esperienza in prima persona!" e invece nel mio caso scrivono "si vede che c'è la mano di un medico"?
Io per i normali non esisto, è così? Va bene, sarò una su 10mila persone, ma esisto, mi pare. Perché la gente quando racconto della mia malattia per lo più non ci crede?
Mi rendo sempre più conto che aveva ragione il mio terapeuta a dire che il 95% delle persone che venisse a sapere della mia malattia mi rifiuterebbe perché le persone che vengono a sapere subiscono un trauma, a cui reagiscono con la rimozione.
E non è stato un caso che mi abbia detto che anche per lui quella è stata la prima reazione istintiva. Di "prendere le distanze"
Avrei voluto che non me lo avesse mai detto, perché mi rendo conto che il venire a sapere che per lui sono stata un trauma da elaborare, ha condizionato in negativo tutto. Tutta la relazione, tutta la terapia.
E anche il venire a sapere che io per tutti sarò sempre un trauma mi ha demotivata enormemente. Mi sono sempre detta "che cazzo ci vado a fare io in terapia, se tanto poi gli altri, comunque, non mi vorranno? Tanto vale smettere subito di relazionarmi con la gente. Ed è quello che ho fatto, in effetti.
Io non lo capisco, questo concorso amatoriale poteva essere un modo per migliorare la mia scrittura, sentire i pareri e e critiche di chi mi leggere e cercare modi per correggere le lacune che ancora ho...poteva essere una bella esperienza, nel suo piccolo.
E invece niente. Succede che la malattia deve ogni volta rovinare tutto quanto. Sempre.

Risposta del Dott.Zambello: Gent.ma Signora,
intanto complimenti, lei scrive veramente bene.
Rispetto al contenuto della sua lettera, credo che il vero motivo della rimozione attivata da noi tutti, tutti, anche lei, difronte a ciò che ci appare come "mostruoso" è dovuto all'incapacita' di vedere il mostro che ci abita.
Anche lei Signora, tante volte si è girata, è scappata da un'altra parte, invece di accogliere il dolore, il limite, l'angoscia, la follia, di chi le stava davanti. Ha urlato, strepitato per quelli che lei sentiva come limiti fisici e non si è accorta che altri soffrono di limiti ben più dolorosi e invalidanti.
Credo, come le ho detto altre volte che, abbiamo tutti, un'unica via di salvezza: riconoscere il nostro piccolo o grande talento e farlo fruttare per sé stessi e gli altri.
Ma, dia per scontato ciò che è la realtà. Solo una piccolissima parte di ciò che lei darà sarà accettata e fruttera', il resto sarà disperso al vento. Pazienza, l'importante è che noi lo riconosciamo dentro noi stessi, ci diciamo: io posso.


Aggiunto: Aprile 10, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera Dottore, avrei bisogno di un suo consiglio. Da 5 anni non abbiamo più rapporti con i miei suoceri. Gli stessi non mi hanno mai accettato in casa loro (ma prima di me lo stesso comportamento è stato riservato alle altre). Tanta apparenza ma in sostanza parlavano male di me anche davanti ai miei figli che pur essendo piccoli me lo riferivano. Un giorno hanno preso a sberle uno di loro dicendo poi che era un bambino bugiardo e quando la loro versione non reggeva più hanno detto che la bugiarda ero io che inventavo tutto cio per metterli contro il figlio :!thinking: salvo poi ammettere che si, lo avevano picchiato ma che può capitare a tutti.
Questo è solo uno dei tanti esempi per far capire come sono fatti. Si permettono qualunque cosa per poi fare accuse ad altri. Anche le peggiori. Mi hanno augurato la morte, hanno parlato male della mia famiglia e non riuscendo a distruggere la nostra hanno buttato il figlio fuori casa durante un litigio dicendo di non presentarsi più. Probabilmente pensavano cosi che pur di non perderli il figlio avrebbe lasciato me e i bambini x tornare da loro. Cosi non è stato quindi dopo anni di silenzio, anni in cui non si sono preoccupati nemmeno di sapere se i nipotini stessero bene, un giorno sono saltati fuori.
Come se niente fosse, senza scuse, senza un pentimento. Solo chiedendo di vedere i bambini (che dopo 5 anni di silenzi non sanno più nemmeno chi sono) chiedendo di vedere il figlio mentre di me niente di niente ovviamente. Per colpa loro la nostra famiglia ha vissuto momenti davvero infelici, le mie gravidanze sono state infernali, la mia autostima è stata sotto terra per anni, ho sofferto di attacchi di panico e sono stata seguita da un terapeuta per un anno intero per venirne fuori.
Ora mio marito mosso a pietà per un'ernia del padre è tornato a sentirli e li ha anche visti.
Io vorrei tanto considerare normale questa cosa ma non riesco. So che sono i suoi genitori ma non lo ritengo giusto.
Hanno fatto le peggiori cose per 10 anni, detto le cattiverie peggiori e cercato in tutti i modi di farci lasciare e senza pentimento per tutto ciò lui ci ha messo una pietra sopra.
Per me questo è un giocare con la vita delle persone. Ho perso 10 anni di serenità a causa loro e non nego che il comportamento di mio marito che non ha chiesto nemmeno delle scuse mi lascia basita e amareggiata.
Lei cosa farebbe al mio posto? Lo trova un comportamento normale e corretto e forse sbaglio? Ci tengo a precisare che a lui non ho detto niente perché vorrei che agisse secondo coscienza e non perché spinto da me a non frequentarli ma mi sento ancora una volta messa in secondo piano senza nemmeno che pensi ai miei sentimemti. Sbaglio?

Risposta del Dott.Zambello: Cara Signora, la vita a volte ci pone davanti a situazioni che ci sembrano oggettivamente ingiuste ma, non possiamo farci niente. L'unica cosa che dobbiamo cercare di fare è non farci coinvolgere.
Accetti che suo marito mantenga un rapporto con i sui genitori. Lasci che i figli, se ne hanno voglia, vadano dai loro nonni e lei si astenga di farlo. Declini ogni invito ma, non giudichi e tanto meno, non intervenga nei loro rapporti.


Aggiunto: Aprile 8, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,
A suo avviso, dopo anni di feconda terapia, si può giungere a non avere più alcun punto inerente la classificazione del borderline? Ovvero si può guarire definitivamente o dopo qualche anno tutto ricomincia? Grazie e buona serata

Risposta del Dott.Zambello: Non so se lei ha visto il film Beautiful Mind, racconta la storia, vera, di un matematico J. Nash che colpito una grave forma di schizofrenia. Ricoverato per molti anni in Ospedale Psichiatrico ne uscirà guarito e prenderà il premio Nobel. Una volta, dopo la guarigione gli chiesero: Dottore ma lei non sente più le voci? Lui rispose: le sento ma non ci faccio caso.
Questa è la vera guarigione, convivere con la nostra follia.


Aggiunto: Aprile 7, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Grazie Dottor Zambello, lei mi fa bene.

Aggiunto: Aprile 5, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile Dottor Zambello sono alla fine di una lunga giornata di lavoro sia pratico concreto al di fuori della risoluzione dei miei problemi sia che di un lavoro psicologico su me stesso, ho avuto dei grandi successi, è da giorni che ci sto lavorando, sono concreti non è aleatorietà la mia. Eppure ho diversi momenti di malessere di dolore, questi fanno parte del decorso della malattia? Si può dire che comunque c'è un ritorno di dolori nella problematica psichica? é normale? Con stima per lei.

Risposta del Dott.Zambello: La strada dell'individuazione è sempre costellata di difficoltà e incertezze. Solo una costante volontà di crescere, andare avanti, ci aiuta ad avvicinarci piano, piano alla realizzazione.


Aggiunto: Aprile 4, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Salve dottore, ho una domanda da porre. Mi capita in questi ultimi anni di sentirmi, in svariati ambiti, come "appiattito". Molto bidimensionale, emozioni ridotte, vita incolore, mancanza di significato. Allora da circa 4 anni ho preso una terapeuta dinamica, con la quale sto affrontando un percorso volto alla conoscenza delle mie problematiche. E' emersa una sindrome depressiva, una tendenza ad attivare delle difese interne che servono a proteggermi dalle emozioni dolorose, ma che di fatto mi tengono lontano da TUTTE le emozioni. Ma anche con la terapeuta mi sento svuotato, non riesco ad entrare in vera connessione con lei. Allora mi sono detto che ci devono essere per forza delle situazioni che posso cercare nella vita che facciano provare qualcosa, che mi sblocchino. Ho provato di tutto, lo sport, le montagne russe, la musica ma si tratta di un breve palliativo che dura poco e mi lascia di nuovo nella situazione precedente. L'unica cosa che mi ecciti e che mi cambia è il rapporto amoroso con una figura femminile. L'amore, una delle forze più potenti del mondo, mi può riscattare dalla mia situazione. Solo che d'accordo con la mia terapeuta, ho dovuto limitare questa mia aspirazione per la mia tendenza a crearmi rapporti di grave dipendenza affettiva dal partner. Insomma sono in un circolo vizioso. Come fare? La domanda che voglio porle è questa: sicuramente lei grazie alla sua esperienza con tante persone che possono avere avuto problemi simili, avrà riscontrato che i suoi pazienti sono riusciti ad aprirsi alla vita. Cosa si sente di consigliare in base alla sua esperienza, a una persona come me che si trova in questa difficoltà? Ho già posto questa domanda alla mia terapeuta, ma mi faceva piacere conoscere altre opinioni in merito. La ringrazio della sua attenzione, un saluto

Risposta del Dott.Zambello: La sua terapeuta può, conoscendola, risponderle in maniera più diretta e personale. Rimanendo nella teoria penso che lei preferisca e cerchi piaceri primari, legati ad un mondo orale: la madre e usi ogni difesa per difendersi da una possibile evoluzione ad un mondo genitale, più adulto.
Lei si muove in un mondo infantile e solo una piccola parte di sé spinge per crescere.


Aggiunto: Marzo 19, 2021
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Domanda allo psicoterapeuta:


Dottore l'uomo che è affetto dal complesso di Laio, che educazione ha ricevuto?

Risposta del Dott.Zambello: Un padre autoritario e castrante


Aggiunto: Marzo 16, 2021
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