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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno, le avevo scritto ieri una domanda, ma ho visto che non è stata pubblicata, allora le scrivo nuovamente.
Ho iniziato l'ennesima psicoterapia (ho già cambiato molti terapeuti) e per ora ho fatto quattro sedute; nelle prime tre, mi sentivo abbastanza a mio agio e pensavo di aver finalmente trovato il terapeuta giusto per me; durante la quarta seduta, invece, mi sono sentito "strano", quasi in imbarazzo, non so perché. Per esempio, io so che dovrei affrontare il discorso della mia sessualità (che è uno dei motivi che mi spinge ad andare in terapia), ma me ne vergogno molto, non so se con questo terapeuta riuscirei ad affrontare questo discorso (in realtà, nemmeno con i terapeuti passati sono riuscito ad aprirmi completamente). Adesso vorrei quasi cambiare di nuovo terapeuta, ma non so se è una necessità reale o una mia resistenza alla psicoterapia. Mi sono accorto che seguo sempre lo stesso "copione": scelgo un terapeuta, all'inizio mi sembra di aver trovato la persona giusta, poi dopo un po' comincio a pensare che invece non è il terapeuta giusto, che ce ne sarà uno più adatto a me, e alla fine interrompo la terapia, scelgo un altro dottore e il circolo ricomincia... Io non so più cosa fare, mi sembra che nessuno sia "capace" di aiutarmi. Ho paura di non essere in grado di farmi aiutare (eppure ne ho un disperato bisogno perché sono bloccato in tutto nella vita). Cosa potrei fare?

Risposta del Dott.Zambello: Mi scusi, non avevo visto la domanda.
Che fare? Lei stesso è convinto che il problema non sia il terapeuta.

Dica a lui le stesse cose che ha detto a me e così coglierà la disponibilità o meno del medico a seguirla. Cambiare ancora, non le servirebbe a niente.


Aggiunto: Dicembre 20, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno dottore, avrei una domanda da porle in quanto mi trovo in una situazione di "stallo" all'interno di una terapia psicodinamica che si protrae da qualche anno. Vivo in un piccolo paese e la terapeuta mi è stata presentata dal medico di famiglia. La conoscevo di vista, ma ho accettato, ed ha accettato anche lei, di intraprendere comunque il percorso. Credo che, anche per questa circostanza, il rapporto si sia evoluto anche nel senso di una relazione personale, non che ci si frequenti fuori dalla terapia, ma in qualche modo ci si "conosce" nella vita reale, e ci si stima e apprezza, reciprocamente. Le faccio un esempio: sono studentessa fuori sede ed ogni tanto è capitato che la dottoressa mi abbia chiesto di portarle dei libri dalla biblioteca della città in cui studio, e magari a volte ci siamo soffermate a parlare delle ricerche che facciamo, e mi ha dato consigli sulla tesi (la citerò probabilmente nei ringraziamenti)...Sembra assurdo ma, non avendo ancora superato i miei problemi, adesso mi pongo il dubbio che non sia opportuno cambiare terapeuta, mi spiego: il fatto che esista una relazione umana e cordiale in cui io debba "pagare" per sentirmi apprezzata o essere in diritto di parlare, stranamente mi blocca. Credo che ci siano i margini per una relazione personale nella vita reale con la mia terapeuta, e ci terrei a svilupparla in modo sano, ma nello stesso tempo ho necessità di un terapeuta che si muova solo ed esclusivamente in un ambito professionale. Lei cosa ne pensa? E, soprattutto, ritiene che il mio comportamento possa risultare offensivo nei confronti dell'attuale terapeuta? C'è un modo che mi consiglia per affrontare il problema? Grazie mille dottore e buone festività!

Risposta del Dott.Zambello: Premesso che non c'è un setting psicoterapeutico giusto e uno sbagliato a priori. È giusto o sbagliato a secondo se funzioni o meno per il paziente.
Premesso questo, il paziente ha il diritto, direi dovere di cercare per se stesso la risposta che gli è più utile
È possibile che una situazione sia utile per un certo periodo e poi non lo sia più. Si evolve, si cresce.
La terapeuta, se lei glielo dirà chiaramente, valuterà con lei le sue motivazioni ma non potrà che essere contenta se leggerà che la sua richiesta é il frutto di una crescita.


Aggiunto: Dicembre 20, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


dottore,
sono un laureato in economia e devo svolgere il tirocinio di 18 mesi presso uno studio.
dopo anni di porte in faccia, dove nessuno mi ha mai voluto prendere, questa settiman ho trovato tre studi che mi hanno fissato un appuntamento. ovviamente faccio le mie valutazioni, ma come posso domani salutare in modo elegante un dottore per dire faccio le mie valutazioni?

Risposta del Dott.Zambello: Mi scusi Dottore, noi facciamo sempre delle valutazioni e siamo sottoposti a valutazioni.
Tutti i rapporti umani, tutti, si basano su questo presupposto che condividiamo.
Ora la questione è cosa vale la pena di dire e cosa no.
Direi che in ogni rapporto, soprattutto se siamo il valutato, conviene rispettare i ruoli. Risponda, ascolti e poi, con la massima libertà decide.


Aggiunto: Dicembre 19, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Cosa potrebbe farmi intendere che il 'controtransfert' sia in atto (erotico e/o amorevole (?), e che non sia un atteggiamento terapeutico ,perdonate il gioco di parole,del terapeuta?

Risposta del Dott.Zambello: Il controtrasfert è un sentimento che riguarda solo il terapeuta.
Sulla questione poi: erotico o amoroso, dipende dai bisogni del terapeuta. Evidentemente non coincidono.


Aggiunto: Dicembre 13, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno, è normale che un terapeuta non prenda appunti durante la seduta? Il mio non lo fa mai

Risposta del Dott.Zambello: Anch'io non prendo mai un appunto ma credo di ricordare tutto quello che il paziente mi dice.
Lo seguo di più ascoltando e pensando a quello che mi dice.


Aggiunto: Dicembre 7, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Gentile dottore,
volevo chiedere se è possibile superare gli interventi di paura da interventi chirurgici (intervento miopia).
Lavorando su me stesso ho scoperto le cause della paura che derivano da forme di bullismo che sono sfociate in un quasi violenza sessuale e nella assenza dei miei genitori.
Grazie e buon Week end..

Risposta del Dott.Zambello: Gent.mo Signor Francesco,
si è possibile con l'ipnosi. Per le cause e le dinamiche sucessiva lei si dovrebbe rivolgere ad uno psicoterapeuta dinamico.


Aggiunto: Dicembre 1, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Domanda:
Buongiorno, sono il ragazzo che le ha scritto qualche tempo fa perché, dopo la prima seduta con una psicoterapeuta, non ero sicuro della mia scelta. Con questa terapeuta ho fatto tre sedute e le ho detto che devo pensarci. Penso di prendere appuntamento con un'altra psicologa, fare tre sedute anche con lei e poi decidere con quale mi trovo meglio. Può essere una cosa giusta per decidere da chi farmi aiutare?

Risposta del Dott.Zambello: Si, va bene. L'importante è che si tenga presente che non si tratta di mettere alla prova un certo numero di terapeuti ma, essere certi di aver trovato quello col quale riusciamo ad avere un buon rapporto-terapeutico


Aggiunto: Novembre 30, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Ho un progetto di vita: vorrei fare l'autore. Con tutta l'umanità del mondo, posso affermare che quello che scrivo non è male; tuttavia, non riesco a farmi considerare da nessuno, cerco di inviare e-mail a persone che potrebbero darmi una mano, ma, per ora, non ricevo risposta. Secondo me, neanche leggono il materiale che mando loro, perché, mi creda, non è da buttare e potrebbe "funzionare". Sono molto frustrato, perché fare l'autore è l'unico obiettivo che ho nella vita e ho il terrore di non riuscirci. Penso che fare l'autore sarebbe davvero la strada per la mia "individuazione" (lei sicuramente capirà a cosa mi riferisco). Io voglio fare l'autore con tutte le mie forze. Come si fa ad avere successo nella vita? Come e cosa posso fare per far sì che ciò che scrivo venga "notato" da qualcuno?

Risposta del Dott.Zambello: Caro Signore, pensi che persino Cent’anni di solitudine del premio Nobel Gabriel Garcia Marquez fu rifiutato seccamente.
Scrittori come Herman Hesse si pagò la sua prima pubblicazione. E tanti, tanti altri.
Io stesso, l'ho scritto nel mio libretto, fui mandato via quando mi presentai per fare l'analista.
Si faccia coraggio, lei è l'unico che deve crederci. E, non abbia fretta, c'è un tempo per tutto.


Aggiunto: Novembre 25, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buonasera dottore
secondo lei quali sono i segnali che una psicoterapia sta volgendo al termine? Per quanti anni durano poi gli effetti?
Grazie

Risposta del Dott.Zambello: Una terapia è finita quando paziente e terapeuta sentono che è finita.
Non si pongono neanche più la questione.
Finché uno se lo chiede non è finita.
Quanto dura? Per sempre, fin tanto che uno sente che si pone questioni nuove che desidera eventualmente verificare in un rapporto terapeutico.


Aggiunto: Novembre 24, 2019
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Domanda allo psicoterapeuta:


Buongiorno, mi sento morto dentro. Nella mia vita ho dovuto affrontare mille difficoltà (che continuano anche adesso). Ho avuto un'infanzia da dimenticare, con un padre violento fisicamente e psicologicamente e una madre che non manifestava molto affetto nei miei confronti. Mi sono sempre sentito inferiore degli altri. L'adolescenza è stata anche peggio: mi sono sempre di più chiuso in me stesso, dopo le superiori, non ho fatto l'università per paura non tanto dello studio, ma perché ero terrorizzato dai rapporti umani (infatti ho faticato immensamente per terminare le superiori), non ho nessun amico, sono solo come un cane. Se non ci fossero i miei genitori, io sarei un barbone, perché non riesco a lavorare perché non so fare nulla e non so stare con le persone. Ho sprecato gli anni che avrebbero dovuto essere i più spensierati della vita. Adesso non ho nulla. I miei coetanei sono sulla via della realizzazione professionale, alcuni ho saputo che hanno avuto figli; io non ho niente di niente. Sono un nulla, una totale nullità. Non ho la forza di sperare che le cose migliorino, perché so che verrò tradito e deluso dalla vita. Io non ne posso più di (non) vivere così. Io non so fare nulla, niente di utile. C'è un mio cugino che sta concludendo brillantemente gli studi universitari e sicuramente troverà un buon lavoro, ecco, io comincio a odiarlo, non è giusto che lui abbia avuto tutto dalla vita (genitori amorevoli, talento nello studio, talento nello sport) e io niente di niente. Io mi sento morto anche se sono vivo e vorrei avere il coraggio di farla finita. Forse mi piango addosso, ma non ho davvero la forza per fare qualcosa, anche alzarmi al mattino è diventata un'impresa titanica. Dottore, cosa potrei fare in una situazione così disperata? Grazie se mi risponderà, buona giornata

Risposta del Dott.Zambello: Penso che dovrebbe fare una cura seria, ben impostata per almeno otto mesi.
Deve andare da un medico specialista. Meglio uno psicoterapeuta medico.
Lo cerchi, c'è sicuramente nella sua città.


Aggiunto: Novembre 20, 2019
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